Diario di bordo
Canone/Imposta Rai. Basta con la latitanza del diritto e dello Stato. Fare chiarezza. Appello a tutti i parlamentari
23 Settembre 2008
 

Non se ne può proprio più. In questi giorni, più che abitualmente, siamo subissati di richieste di informazioni da cittadini che chiedono di liberarsi del cosiddetto canone della Rai. “Complice” una serie di trasmissioni televisive (non Rai ovviamente) che hanno riproposto il problema e che continueranno a farlo nei prossimi mesi, sono migliaia le richieste che assediano i nostri telefoni e il nostro servizio di informazione E-mail "Cara Aduc". Tutti non si capacitano perché debbano pagare un canone per il solo fatto di possedere un apparecchio televisivo o multimediale (o il videocitofono, come in alcuni casi) pur non vedendo i canali Rai: su questo l'informazione che dà la Rai è distorta e non appartiene alla logica etimologica delle parole. Alla nostra spiegazione che si tratta di una imposta sul possesso di un qualunque apparecchio atto a ricevere trasmissioni tv, annuiscono, ma nel contempo tutti manifestano di essere stupefatti del perché si continui a chiamarlo canone o abbonamento e commentano che è la conferma di uno Stato lontano, nemico e altro dagli interessi dei cittadini...nessuno stupore, quindi, che in diversi scelgano la clandestinità e l'evasione dell'imposta...

Il disagio e il malumore gonfiano sempre più, anche perché la Rai, invece di essere amichevole, comunicativa e comprensiva, usa solo arroganza, violenza e intrusione: tutti i cittadini, per il solo fatto di avere una residenza anagrafica, sono considerati evasori e delinquenti e vengono tartassati con lettere minatorie e visite di figuri loschi che carpiscono con l'inganno firme su dichiarazioni di ammissione di possesso di un apparecchio che riceve trasmissioni tv... proprio il contrario dei motivi ispiratori dei nostri codici, quando stabiliscono che, fino a prova contraria, chi non è riconosciuto colpevole in via definitiva è innocente.

Un situazione che sta provocando un disastro che, più si va in là nel tempo, più sarà difficile ricucire: la credibilità dello Stato è ormai sotto lo zerbino e l'ingegnosità dei cittadini per non fare il loro dovere di contribuenti è sempre più sviluppata.

Un gioco al massacro in cui lo Stato è più colpevole del singolo evasore, perché lo Stato sa e non agisce per modificare, continuando a prendersi sputi in faccia senza neanche il pudore di accennare ad un dialogo. Dialogo che noi abbiamo cercato più volte di sviluppare lì dove si formano le leggi, in Parlamento. Nella passata e nell'attuale legislatura, grazie alla sen. Donatella Poretti abbiamo fatto presentare interrogazioni che cerchino di mettere i puntini sulle “i”, ma niente, niente e ancora niente: i ministeri interessati hanno contrapposto solo un silenzio che non possiamo leggere come imbarazzo anche solo a far sentire la propria voce, probabilmente per non dare risposte che li renderebbero piu' ridicoli di quanto gia' non lo siano in materia.

Per questo rivolgiamo un appello a tutti gi eletti nei due rami del Parlamento, ché facciano propria l'interrogazione della sen. Poretti, vi aderiscano o la riscrivano, facciano come credono più opportuno, ma si adoperino perché sia messo un punto fermo, di certezza del dirittosu cui, poi, ognuno, secondo i propri convincimenti (pro o contro canone che siano) dia battaglia per l'affermazione di cio' in cui crede. Non crediamo che la certezza del diritto sia appannaggio di governo o di opposizione, ma sappiamo che la non-certezza è solo appannaggio dei sistemi non-democratici, dove i cittadini non sono tali ma sudditi.

 

LA VICENDA IN BREVE - La confusione sul cosiddetto “canone di abbonamento” alla Rai è alimentata da un Regio decreto legge del 1938: tale tassa è dovuta per il possesso di “apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”. In altre parole, qualsiasi apparecchio che teoricamente possa essere modificato per guardare un programma tv ne è soggetto. La Rai, conscia di questo, pretende l'imposta non solo per i televisori, ma anche per i “personal computer, decoder e altri apparecchi multimediali”. Ne consegue che la richiesta potrebbe essere estesa anche a iPod, videocellulari, videocamere, riproduttori Dvd e Vhs, macchine fotografiche digitali, etc.

Sollecitata da noi, la Rai si è dichiarata incompetente ed ha demandato la questione all'Agenzia delle Entrate, la quale a sua volta ha rimesso il quesito al ministero delle Comunicazioni. Ma anche quest'ultimo, destinatario insieme al ministero dell'Economia e delle finanze di ben quattro interrogazioni parlamentari nella passata legislatura, non ha mai risposto.

 

L'interrogazione attuale è rivolta al ministro dello Sviluppo Economico (che ha accorpato l'ex ministero delle Comunicazioni) e al ministro dell'Economia e Finanze, e ripercorre tutto il travagliato iter 'senza risposta' di questi anni.

 

ADUC

Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

 

 

Qui il testo dell'interrogazione


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