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Faraòn Meteosès: Roma-Fregene. Fregene-Roma (inedito). “Il dolce cammino” con Fabrizio Buratta
Odradek 2007
Odradek 2007 
21 Settembre 2008
 

Faraòn Meteosès non è altri che Stefano Amorese, classe ’65. Già dall’83 realizza rigorose autoproduzioni editoriali, fra tutte la plaquette Samizdat (dal verbo russo Samoizdatel'stvo, “pubblicare da sé”). Scrive ed interpreta con la compagnia parateatrale Il Piede di porco una rappresentazione di teatro di poesia: Per ludum dicere. Al suo attivo, composizioni di poesia a voci plurime, pubblicazioni su riviste e in rete, interventi radiotelevisivi, partecipazioni a varie rassegne di poesia, collaborazioni per elaborati sinestetici. Suoi testi sono presenti in diverse antologie. È autore di Psicofantaossessioni (Lietocolle, 2007).

 

 

 

Roma-Fregene. Fregene-Roma

 

Roma-Fregene.

Ventitré chilometri circa.

Accodati al camion locomotiva

traslocando incarrozzati per un fatto qualunquista.

Per uno sfratto esecutivo (senza tetto!)

massificante (senza senso!)

obbligatoriamente e unicamente estivo!

Dall'epicentro si propagano empori

e grandi magazzini commerciali

il sismografo del business dà concessionarie convenzionate

distributori automatici e non

di carburante, di miscele, bevande gassate,

tasselli di cocomeri, granaglie

attraverso falsi piani in fondotinta

false colline di fard

false campagne con tintarella

laghetti artificiali, trote di caucciù,

lenze e ruffiani abbronzati

di falso tutto

o quasi tutto

guidando sospettosi ma fidandosi ciecamente

della pubblicità in corsa

senza poter schivare i cavalcavia

senza poter scegliere altra via, che questa Aurelia

per il relax-fine settimanale dell'idiozia

per il festival del turismo fai da te-extra-comunale

per la fiera del libro galleggiante

per il leon d'oro della ciambella senza buco

per il gran bracciolo monco di Capitan Uncino

per la sagra della braciola pizza e fichi

frittata di pasta nazional-popolare

del corteo mini-vacanziero benpensante,

benpagante, bencontento

ingabbiato ed infornato nella lamiera

condizionato nelle arie che si dà, elettricamente affacciato

sui pneumatici claudicanti

come guardoni da parcheggio abusivo, da sottoelevata

si scruta il posto, si lotta con arte marziale

si avanza con fare bellico per 6 metri quadrati

contro i principianti-patentati, primini in prova

della domenica e giorni festivi

fino alla spiaggia libera in multiproprietà

di sabbia in plastica

di granelli in plexiglas

sotto l'ombrellone che ha fatto la sua stagione

incartapecorito dall'ultravioletto

spezzato ma non piegato dal vento

nell'ecosistema scarafaggesco

di un mare forza 4 grigio-topo

di un inquinamento stratiforme di verdi mucillagini

che otturano i depuratori costretti a cristeri

a punture, ad analisi per rilevamento batteriologico

di virus in pus, di micosi fungicida

per selvaggi baroni dell'edilizia

per incivili vassalli del consumismo

di linguette d'alluminio di interdentali detriti

di merendine pomeridiane

di topless penduli

di ventri a medusa intonati al paesaggio

di costumi a salsicciotto, attillati, interi

a doppio petto, a 3 bottoni

per un ultimo film di Pasolini

(qui una volta tutta Cinecittà era in stile balneare)

e qua e là sparute bandiere rosse al <Villaggio dei pescatori>

che controllano su TV a un solo pollice

bollettini nautici di <Sereno variabile>

sulle prime note dell'emarginazione

lascio la mia impronta digitale

un'orma podologa, un epitaffio che mi soffio

negli stabilimenti limitrofi incubatrici di porci e cavallette:

elenco di very important person!

: - My ice-cream... my dream!


Fregene-Roma.

I pali della luce sono i soli a stare educatamente in fila

altri si atteggiano come i Presidenti del Rushmore

e i fili sottili di metallo sono traiettorie di volo

a basso planare per angeli obesi e sudaticci

e in primo imbrunire visti da un'altra angolazione

anche se non li ho mai visti, i palazzi

mi sembrano quelli di Hollywood:

nel mio abitacolo mi canta

Frank Sinatra straniero nella notte e in ritorno a Roma

anche i motorini inevitabilmente ci sorpassano!

 

 

 

Un inedito da Ecolallaliche

 

8.          catene

 

strette catene

tintinnano sincrone al pulsare dolente

delle tempie

quando i pensieri si arrovellano agli anelli

uno ad uno come i grani del rosario

nell'appello all'empietà degli schiavisti

il diritto umano è calpestato

dai tacchi a spillo degli aguzzini

obbligano alla prova della corda

come gli inquisitori.

 

 

 

Il dolce cammino…

(composizioni per 32 sequenze del fotografo Fabrizio Buratta)

Qui [in file pdf]


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