Lo scaffale di Tellus
Simona Borgatti. Il mondo delle aspiranti madri 
Nelle "Confessioni" di Lisa Corva
06 Luglio 2008
 

Lisa Corva

Confessioni di un’aspirante madre

Sonzogno, 2005, pagg. 240, € 10,00

 

Il romanzo è un po’ datato, maggio 2005, ma più che mai attuale perché le sue pagine raccontano le vicissitudini di Emma, aspirante madre con difficoltà procreative. Niente di meglio quindi per affrontare il tema d’infertilità ora che le coppie con in mano il biglietto per Barcellona o per altre destinazioni sono quadruplicate in tre anni. Tutto per cercare di arginare la legge 40, legge in materia di PMA, in assoluto la più restrittiva d’Europa. La storia è stata “concepita” anni prima da Lisa Corva briosa e ironica firma di Grazia che, avendo vissuto in prima persona la caccia alla cicogna, ha deciso di versare inchiostro sulle sue lacrime di aspirante madre ideando Emma e le sue Confessioni di aspirante madre”. L’inchiostro è simpatico perché l’autrice non usa il dramma, ma l’ironia e la sensibilità per affrontare una condizione medica, psicologica e sociale sottovalutata da molti se non affrontata erroneamente con sensazionalismo dai media.

La protagonista Emma, in una Milano modaiola ma non troppo, alla soglia dei …35?, confortata da un sereno menage col suo amato consorte, inizia a sentire il richiamo della Cicogna; purtroppo, ogni mese, il volatile con molta puntualità, decide di nidificare sui tetti altrui. Emma senza perdersi d’animo decide quindi di affidarsi ai centri infertilità dove tutte le altre aspiranti attendono il loro turno “guardandosi le punte delle scarpe” e tra dosaggi ormonali, monitoraggi, transfer e test di gravidanza, sale sull’ottovolante della Vita in Vitro, esperienza che le insegnerà a conoscersi, a soppesare realmente il desiderio di un figlio e, soprattutto, a non sentirsi sola. Trovare un finale originale non era semplice, ma l’autrice c’è riuscita lasciando ai lettori, pagina dopo pagina, il desiderio di scoprirlo. La vita dell’aspirante, però, non si esaurisce nei centri fertilità: esistono una casa, un lavoro telematico svolto tra le pareti domestiche – così non ci si stressa – le amiche, il consorte… Tutto ruota attorno ad Emma in modo vorticoso: lo stendino itinerante, il cesto della biancheria che non si svuota mai, il richiamo della lavatrice e delle piante, e le amiche che, prese dalla loro vita, si dimenticano della solitudine dell’aspirante la quale si ritrova a vagare tra le vie milanesi alla ricerca del cappuccino perfetto e del sushi consolatorio davanti all’ennesima “annunciazione” di gravidanze altrui, o alla “missione suicida” ovvero la visita in ospedale alla puerpera, specializzandosi nel dribblare con nonchalance gli sguardi indagatori sulla sua pancia da parte di attempate zie. Una storia commovente e buffa al tempo stesso in cui molte donne potranno tranquillamente immedesimarsi nella psicologia di Emma.

La cosa, a parer mio, più strabiliante del libro dalla copertina rosa è il blog (www.lisacorva.it) in cui Lisa raccoglie storie d’infertilità e non solo, cercando di rispondere alle tante fan: un vero e proprio luogo d’incontro tra donne – ma ultimamente anche maschietti – che dalle Alpi ai Monti Nebrodi si scambiano impressioni, confidenze, racconti di Vita in Vitro e molto altro; si solidarizza, si partecipa virtualmente a tutto ciò che il destino riserva: gravidanze extrauterine, aborti spontanei, annunci di lieti eventi, ma anche anniversari di nozze, ricette, letteratura, mostre, viaggi turistici e della speranza …la vita quotidiana, insomma, tanto che a volte nascono anche dei veri incontri live tra le aspiranti. Attenzione, però: la pass necessaria per accedere al forum è l’ironia, risorsa necessaria per sopravvivere ai tiri mancini che la vita reale offre.

La sterilità, l’infertilità non sono considerate dalla società eppure anche se col tempo vengono faticosamente accettate – percorso individuale, questo, necessario anche per ottenere l’idoneità ad un’eventuale adozione – esse rimangono nella donna una ferita dell’anima che mai nessun istinto materno alternativo potrà lenire del tutto. E in questo mondo di “pance sventagliate” senza pudore da donne pubbliche su patinati rotocalchi, l’aspirante rischia seriamente di deprimersi soprattutto se il suo orologio biologico è vicino alla mezzanotte.

Non ci pensare” è la frase che segue a ruota il terrificante “…e voi? a quando…?”, bene: voi tutti che siete riusciti miracolosamente a riprodurvi alla vecchia maniera, PENSATE, eccome, al variegato universo delle aspiranti, le aiuterete a sentirsi meno sole e inadeguate.

Il librino rosa, un gentile cadeau per tutti quelli che: “…e voi? a quando…?”

 

Simona Borgatti


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