Laboratorio
Anna Lanzetta: Marco Polo. Una proposta per l’estate 2. Leggere e creare
Marco Polo
Marco Polo 
25 Luglio 2008
 

Cari ragazzi, avete già pensato al libro per le vacanze? Se non lo avete ancora fatto vi invitiamo a viaggiare insieme con Marco Polo e il suo Milione. E dopo? Chiudete gli occhi e la fantasia vi suggerirà meravigliosi racconti. Se vi piace l’idea, seguite la lettura e trasformatevi in scrittori, come Rustichello da Pisa.

 

 

Alla scoperta di Marco Polo

 

«…né cristiano né pagano, saracino o tartaro,

né niuno huomo di niuna generazione non vide

né cercò tante meravigliose cose del mondo

come fece messer Marco Polo» (dal Milione)

 

Marco Polo nasce a Venezia o a Curzola nel 1254 e muore a Venezia nel 1324. A Venezia, nell’Insula Rivoaltina, sulla facciata posteriore del Teatro Malibran una scritta ricorda: «Qui furono le case di Marco Polo che viaggiò le più lontane regioni dell’Asia e le descrisse».

Al tempo di Marco Polo, Venezia era il porto più prospero e attivo, aperto ai commerci con le regioni più lontane. Una città piena di vita e di colori, dove ogni giorno arrivavano navi dall’Africa, dalla Persia e ogni giorno altre ne partivano verso gli angoli più diversi del mondo conosciuto.

Marco, affascinato da quel mondo, diceva all’amico Giulio: – Quando ascolto le storie di chi va per mare, mi sembra che mi manchi l’aria, che Venezia sia una prigione. C’è chi pensa che Piazza San Marco, la Laguna siano tutto il mondo. Ma il mondo è laggiù, oltre la Laguna. Mio padre lo sa, lui l’ha visto. Io aspetto lui. Mio padre tornerà… tornerà.

La sua infanzia spensierata finì presto poiché la madre morì ancora giovane.

Furono zia Flora e zio Zane a prendersi cura di lui ancora piccolo. Lo zio era mercante, e in quel tempo a Venezia ferveva la vita mercantile.

Un giorno, il padre ritornò da un lungo viaggio durato molti anni, ma Marco non lo riconobbe subito. Ebbene, Marco, disse zio Zane dopo qualche attimo, sembra proprio che tuo padre sia tornato.

Pallido, impietrito dall’emozione, Marco riuscì appena a mormorare: Padre…

Colui che gli aveva sorriso si schermì: No, io sono tuo zio Matteo. È lui, lui che devi abbracciare per primo.

Marco fece qualche passo incerto verso l’altro che s’era tenuto in disparte, imponente e severo. Poi gli si buttò tra le braccia… Avevo quindici anni allora; ma i ragazzi come me imparano presto a crescere: sappiamo guardarci attorno e cogliere la vita della nostra città di isole, riconoscere i linguaggi e i volti degli stranieri, familiari a noi che da piccoli vediamo sfilare gente di ogni paese. Sbarcano alle rive degli Schiavoni… (Maria Bellonci, Marco Polo, pp. 7-8)

Marco aveva nel cuore una dolce fanciulla; Caterina si chiamava e a lei pensava, mentre il vento gonfiava le vele della nave che lo avrebbe portato lontano. (Marco Polo, ERI)

Camminava con la grazia delle veneziane abituate ai cento e cento ponti della città… portava liberi i capelli fermati da un nastro d’argento, il suo passo era brioso e leggero (Maria Bellonci, Marco Polo, p. 19)

e lui dal castello di poppa guardava il profilo dolce di Venezia che scompariva nella foschia come un miraggio. E ripeteva dentro di sé le parole che prima di partire le aveva scritto: «Io so che tu mi capisci, che conosci questa mia ansia di scoprire quello che c’è oltre la nostra laguna. Ti porto dentro il cuore, come una parte di me. È il solo modo di liberarti dalla prigione che è Venezia. Una prigione che rimpiangerò, ne sono certo, perché trattiene ancora te e con te una parte viva di me stesso, del tuo Marco».

 

Marco affrontò la meravigliosa avventura del viaggio in Cina e scoprì un mondo nuovo che raccontò nel libro Il Milione.

Alle Curzolari, Marco fu fatto prigioniero e in carcere incontrò Rustichello… Quest’uomo dice di aver visto uomini volare, esplodere polvere, bruciare pietre e tante altre diavolerie di ogni genere… (Maria Bellonci, Marco Polo, p. 14).

Anche l’uomo col saio s’era avvicinato al lettuccio, una luce di curiosità negli occhi vivaci e intelligenti.

Veneziano, devi avere un cuore di ferro, per cavartela dopo quella brutta ferita. E gli porse un po’ di latte e qualche frutto.

Ma tu chi sei? –, lo interrogò Marco, dopo aver bevuto avidamente qualche sorso.

Un prigioniero come te. Rustichello mi chiamo. Amedeo Rustichello da Pisa, catturato nella prima di queste guerre (…) mercantili. (.…) Sono uno che scrive storie di guerre e di amori, di dame e di cavalieri… (Marco Polo, ERI)

Ho inventato storie di cavalieri erranti, di battaglie fra paladini, storie della Tavola Rotonda, di re Artù, della regina Ginevra. (…) (Maria Bellonci, Marco Polo, p. 16).

(…) mi aiutano a coricarmi sul giaciglio, con addosso una coperta; io parlo, deliro; nel deliro passano frasi rotte su uomini con la coda, su città dalle torri d’oro e d’argento, su aquile smisurate che sollevano elefanti. Ripeto nomi magici: Hanzhou, khambalic; parlo di un re nudo vestito solo di perle e rubini (Maria Bellonci, Marco Polo, p. 15).

Sì, è tempo di scrivere, maestro Rustichello, dico io tirandomi su dal giaciglio.

 

 

Il Milione

 

Marco Polo raccolse l’esperienza del suo viaggio nel libro Il Milione. Il termine “Milione” deriva dal secondo nome del ramo dei Polo: Emilione. Il Milione parla di luoghi, usanze, riti, cibi, credenze, popolazioni, tecniche e specie animali, diversi dai nostri.

Struttura: Il Milione è diviso in 183 capitoli (liber liber p. 3 di 4); nei primi 19 capitoli, Marco racconta il viaggio del padre e dello zio.

Il viaggio dei Polo è stato rappresentato con preziose miniature, che illustrano la “Partenza di Matteo e Niccolò Polo per il secondo viaggio accompagnati da Marco” e “Qubilai che riceve i Polo che recano doni da parte del papa Gregorio IX”.

Curiosità: La miniatura è una tecnica pittorica di origine orientale, di carattere ornamentale, su pergamena, carta, avorio. Il termine, in uso dal sec. X d.C. deriva da minium, la tinta rosso cinabro (solfuro di mercurio granulare) usata dagli amanuensi per i capolettera dei manoscritti. Il sorgere della stampa a caratteri mobili segna la fine della miniatura. (Orizzonte geografico, Scheda p. 49).

Il viaggio di ritorno ebbe inizio nel 1292 e si concluse nel 1295.

I Polo ripartirono dalla corte del Gran Kahn, nel 1292 con quattordici navi e seicento uomini per accompagnare la principessa Cogatin che doveva andare sposa al principe Argun di Persia.

Dopo un viaggio di quasi tre anni, Marco Polo fece ritorno a Venezia nel 1295.

 

La spedizione compì un viaggio di 21 mesi; partì da quella che oggi è Quanzhou, sostò in Vietnam, nella penisola malese, a Sumatra e nello Sri Lanka, quindi seguì la costa dell’India fino in Persia. Costeggiando la Cina, l’Indocina, la Malesia, Sumatra, l’India meridionale, le coste persiane, la spedizione giunse a Hormuz. L’ultima tappa del viaggio portò la spedizione a Costantinopoli e infine a Venezia.

Marco trascorse tre anni a Venezia.

Durante il viaggio, Marco apprese molte lingue e tra queste, il persiano; conobbe i costumi tartari (mongoli) e quelli di altri popoli; si dedicò all’esplorazione del territorio e visitò il Tibet.

Il Milione o “Livre des merveilles”: «apre la letteratura di viaggio dell’età moderna e ne anticipa lo spirito critico distinguendo tra l’esperienza vissuta e il sentito dire: “le cose vedute dirà di veduta e l’altre per udita, acciò che il nostro libro sia veritieri e senza niuna menzogna”; inizia il dialogo interculturale con l’Oriente, scoprendolo e rivelandolo per la prima volta all’Europa; racconta “le grandissime meraviglie e gran diversitadi delle genti d’Erminia, di Persia e di Tarteria, d’India e di molte altre province”» (Repubblica, 04/12/2005).

Marco è attento al mondo della «mercantia»: spezie, pietre preziose, metalli, cibo, tessuti; ai mezzi di trasporto e in particolare alle navi e alla moneta utilizzate nei vari paesi. Descrive tutto con dovizia di particolari: l’aspetto e i costumi delle diverse popolazioni, la geografia, il mondo animale e vegetale e l’architettura. Il palazzo del Gran Khan (capo militare mongolo): era «il più gran palazzo che si sia mai visto». «È palazzo tanto bello e maestoso che nessuno al mondo che avesse la facoltà di farlo avrebbe saputo disegnarlo e costruirlo in modo migliore».

Aveva «sale e camere coperte d’oro e d’argento» e una stanza da pranzo «sì larga, che bene vi mangiavano 6.000 persone». Le mura erano ricoperte d’oro e d’argento, adorne di statue di draghi, animali e uccelli dorati, cavalieri e idoli. Il tetto elevato, vermiglio, giallo, verde e blu, splendeva come cristallo. Gli splendidi parchi erano pieni di animali di ogni tipo.

A differenza delle vie tortuose dell’Europa medievale, le strade di Cambaluc erano così ampie e diritte che da un punto delle mura della città si vedevano le mura sul lato opposto.

«Cambaluc (l’attuale Pechino) è la città del mondo dove arrivano più rarità, più cose di pregio e in maggior quantità di ogni altra città del mondo». «Pensate solo a questo: a Cambaluc arrivano ogni giorno non meno di mille carrettate di seta».

La città di Pechino, dice Marco ha dodici porte e strade grandissime che portano in ogni parte del regno. Qui arrivano perle e gemme dall’India, oggetti preziosi dal Catai, sete pregiate, ma scarseggiano il lino, la canapa e il cotone. Quando Marco compie il viaggio, la Cina aveva alle spalle 14 secoli di civiltà. A Pechino, Marco Polo si recò al Palazzo d’Inverno.

Kublai Kan fece di Pechino la città più grande del mondo.

All’interno della città proibita si trovavano numerosi tesori e opere d’arte come leoni dall’aspetto minaccioso. I manufatti che oggi possiamo ammirare e che testimoniano il racconto di Marco: pezza di seta ricamata a fili d’oro del II sec. a. C. (dinastia Han); “Guardiano celeste” VI sec. (dinastia Tang), in ceramica invetriata (smaltatura vitrea di terrecotte). Due lasciapassare imperiali, detti paiza, rinvenuti in Siberia.

 

La prova della verità del racconto di Marco: Le tavole d’oro. Una miniatura tratta dal “Livre des merveilles”, custodita nella Biblioteca Nazionale di Parigi, mostra Marco e Matteo Polo mentre ricevono da un ministro del Gran Khan una “tavola d’oro” (salvacondotto).

Marco racconta che il Gran Khan diede loro «una piastra d’oro su cui era scritto che ai messaggeri, in qualunque parte andassero, fosse dato ciò di cui abbisognavano… e in tutti i posti dove giungevano erano resi loro i maggiori onori del mondo grazie alla piastra d’oro».

In un altro capitolo Marco dice che il Gran Khan «fece dare loro due placche d’oro e ordinò che avessero libero passaggio in tutte le sue terre e fossero completamente spesati, loro e i loro servitori, dovunque andassero».

Il testamento di Matteo Polo e, in evidenza, le righe sulle “tavole d’oro” (salvacondotto) (sezione fotoriproduzione, Archivio di Stato di Venezia), sono due fogli di pergamena, redatti in latino dallo zio di Marco Polo, il 6 febbraio del 1310.

Una tavola risalirebbe al primo viaggio dei Polo in Cina, le altre due al secondo.

 

Il Milione è stato copiato a mano per due secoli e dal 1477 ha continuato ad essere stampato in molte lingue. Esistono varie edizioni del Milione: L’originale; La francese; L’italiana; L’integrale

Le notizie fornite da Marco Polo sono state utilizzate da cartografi e da navigatori come il Mappamondo di fra Mauro, completato nel 1459 da un monaco camaldolese e conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia. Orientato con il sud in alto, trae molte informazioni sull’Oriente dai racconti di Marco Polo.

 

Esiste una copia del Milione appartenuta a Cristoforo Colombo, con le note a margine. Il Milione è un trattato geografico che ha influenzato esploratori e naturalisti; ha ispirato scrittori e artisti; è un compendio di idolatrie (buddisti e induisti), una guida, un atlante, un’enciclopedia, una fiaba. Parla di storie e di esseri fantastici: tribù di uomini con una gamba sola o con il viso sul ventre; briganti, diavoli, bestie gigantesche; uccelli che ghermivano elefanti e li sollevavano in volo; popoli dove gli uomini potevano avere fino a cento mogli, uomini «che hanno la coda lunga più di un palmo»; a popoli che hanno «testa di cane e mangiano tutti gli uomini che riescono a prendere».

Per la caccia del sovrano, Marco parla di un ricco bestiario: elefanti, coccodrilli, leopardi addomesticati, bufali, ermellini, aquile, tigri, linci, babbuini, falchi di ogni sorta.

Per la religione: Marco dice che il Gran Khan non aveva nessun credo religioso (la madre era di religione cristiana) e che era tollerante nei confronti di tutte le religioni presenti nel suo territorio.

Per la moneta usata dal Gran Khan: Marco dice che veniva usata carta invece di moneta, cioè cartamoneta piuttosto che i metalli preziosi coniati e che i foglietti del Gran Kan, dice Marco, avevano un valore fisso e non temevano l’inflazione a differenza delle monete che cambiavano potere d’acquisto a seconda della quantità di metallo prezioso in esse contenuta.

 

Il racconto di Marco

Marco, nel suo racconto dice che il Gran Khan, si circondava di astrologi e di incantatori; riporta annotazioni sul suo modo di vivere relativo all’amministrazione del regno, al rapporto con i figli, con le mogli, parla delle feste e della caccia dicendo che cacciava con i girifalchi (grossi falchi).

Descrive i luoghi visitati e in particolare il Catai, la Cina del nord, la Cina del sud e Chinsai, la città dove si praticava un commercio molto ricco: caprioli, cervi, daini, lepri, conigli, pernici, fagiani, capponi, oche, macellerie di animali grossi, tutte le specie di erbe e frutti, pere e pesche e inoltre: spezie, gioielli, perle, pepe, vino rosso. Dice inoltre che nel territorio vivevano medici, astrologi e artigiani, che in Tibet si praticava l’allevamento e poca agricoltura, che non si usava la moneta ma il sale, che i vestiti erano fatti con pelli di animali, che gli abitanti parlavano il Tebet, lingua d’origine e non il Tartaro, che in alcune zone vi erano città dove si praticava il commercio e si producevano tessuti di pelo di cammello e di seta intrecciata d’oro.

Marco descrive essenzialmente i luoghi che si trovavano lungo la “Via della seta”, ma i territori governati dal Gran Kan erano molto più vasti.

 

La via della seta

Dal 53 a. C. ad oggi, per venti secoli ambasciatori e missionari, guerrieri e navigatori hanno percorso il cammino che parte dal Medio Oriente, passa per Bagdad, Samarcanda, attraversa la Cina e si conclude a Luoyang. Grazie al viaggio di numerosi mercanti, anche i Romani vennero a contatto con la seta, che chiamavano “serica”, perché fabbricata dal lontano popolo dei Seri, come a Roma venivano chiamati i cinesi. Il clima molto rigido d’inverno e torrido d’estate nelle depressioni del deserto del Takla Makan, metteva a dura prova uomini e animali, che avrebbero dovuto affrontare gli aspri passi del Pamir per scendere lungo le valli del Pakistan e dell’Afghanistan.

Inoltre le carovane erano esposte agli attacchi degli Xiongnu, bellicosi nomadi del Nord.

La via della seta cominciò a declinare quando si attivò la navigazione con carte e strumenti nautici.

L’India e la Cina venivano raggiunte via mare. (Marco Polo. La via della seta, p. 4 di 14)

 

Durante il viaggio, Marco vede e annota luoghi interessanti: la montagna dell’Armenia, monte “Ararat”, su cui si diceva si fosse fermata l’arca di Noè; il presunto luogo di sepoltura dei Magi in Persia, paesi dal freddo intenso e dal buio perenne.

Marco apprese in Oriente i motori dell’energia: carbon fossile, petrolio e amianto; nella letteratura occidentale Marco Polo è il primo che menziona il petrolio. Egli rivela che la “salamandra”, lungi dall’essere la lana di un animale resistente al fuoco, come si credeva, è un minerale (l’amianto).

Racconta che sassi neri che bruciano (il carbone) sono così comuni in Cina che ogni giorno si possono fare bagni caldi. Ovunque vada, Marco prende nota di ornamenti, di cibi, di bevande, di riti religiosi e magici, di mestieri e di mercanzie.

Il numero di imbarcazioni che navigavano lungo lo Yangtze Kiang, uno dei fiumi più lunghi del mondo, era straordinario. Marco giudicò che solo nel porto di Sinju vi fossero 15.000 navi circa.

Marco rimane colpito dal valore militare dei mongoli, dai loro sistemi di governo e dalla tolleranza religiosa; le misure socioeconomiche includevano sovvenzioni per i poveri e i malati, pattuglie antincendio e antisommossa, granai di riserva per alleviare la miseria causata dalle inondazioni e un sistema postale per comunicare rapidamente. (Marco Polo: La via della seta lo porta in Cina, p. 4 di 6)

 

Il Milione parla del territorio delle Amazzoni (Cappadocia) e dei re Magi, di antropofagi e dei figli di Noè, della fonte che rende immortali e del Paradiso terrestre.

 

Il viaggio, che durò dal ’71 al ’95, amplia le nostre conoscenze geografiche: dice uno storico «Mai né prima né dopo, un solo uomo ha fornito all’Europa una tale mole di nuove informazioni geografiche» (Marco Polo: La via della seta lo porta in Cina, p. 5 di 6).

Il Milione ha un notevole interesse scientifico dato che Marco descrive con dovizia di particolari le terre che ha visitato o di cui ha sentito parlare: Russia, Siberia, Zanzibar e Giappone; Grande e piccola Armenia, Turchia, Iraq, Giorgiania e Baghdad; descrive mercati e stoffe preziose: a Baldac-Baghdad si commerciavano tessuti preziosi: sete, broccati, damaschi, cremisini (tessuti di colore rosso vivo) intessuti di oro e perle; parla degli gli animali: dice che in Persia vivevano splendidi cavalli e asini; descrive i territori che visita: il Kashmir (regione attualmente divisa tra l’India e il Pakistan) i cui abitanti erano idolàtri, controllano il tempo con la magia-astrologia e commerciano il corallo; descrive i monasteri buddisti e aggiunge che le donne erano molto belle; parla della religione; dice che convivevano molte religioni e che i cristiani erano Nestoriani (da Nestorio, patriarca di Costantinopoli. Dottrina eretica cristiana secondo la quale nel Cristo coesistono due persone e due nature, senza unione ipostatica, senza unione della natura umana e divina).

Marco Polo ci parla del petrolio, dell’uso di hascisc e oppio e della setta degli assassini che praticavano i culti esoterici. (I Templari copiarono l’organizzazione degli assassini e alcuni simboli, tra cui la testa barbuta che costò loro la simonia e idolatria e i processi di Filippo il Bello).

Notevole è l’interesse geografico del Milione: Marco dice che per proseguire il viaggio attraverso l’Asia centrale, la carovana dovette attraversare il deserto del Gobi e che, per farlo, impiegarono un anno. Dice ancora che i pericoli del viaggio erano rappresentati dal clima rigido d’inverno e torrido d’estate nelle depressioni del deserto del Takla Makan e dagli attacchi degli Xiongnu, bellicosi nomadi del nord che assalivano i viaggiatori.

 

Il pittore e scenografo genovese, Emanuele Luzzati, ha illustrato una nuova edizione dell’opera di Marco Polo per Nuages: ventuno tavole a collage e pastelli. Un racconto visivo parallelo che ripropone i passaggi più straordinari di questo “libro delle meraviglie”.

 

Anna Lanzetta


TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276