Telluserra
Carlo Forin: Viaggiare nel pensiero nel tempo. Con sito turco
20 Giugno 2008
 

La dimensione ‘pensiero nel tempo’ esiste ed è esplorabile.

Provo a raccontarla ad una compagnia che ama la letteratura.

 

Scrivere per un’altra persona ed essere capiti bene è un problema aperto al feed back; ovvero: ci si può sbagliare nel racconto, ma il contemporaneo lettore può individuare l’errore ed invitare alla correzione. La lettera può venir costruita con pazienza ed attenzione, perché sbagliare non piace a nessuno e tutti si irritano, in fondo in fondo, nel subire correzioni. Ma, in ogni caso, un’altra lettera potrà togliere l’eventuale disguido insorto.

Ma, se chi scrisse non vive più? Il dialogo e l’eventuale correzione vengono a mancare!

In generale, un presente che non riesce a correggere opinioni erronee sul passato comincia a profilare la dimensione ‘pensiero nel tempo’.

Si dice Storia ciò che è stato raccontato e può venir letto da tutti. È sembrato, finora, che la comunicazione scritta chiarifichi quasi ogni problema di comprensione. Sì, è vero, ci sono delle questioni di interpretazione di ciò che fu scritto, ma è sembrato che la storicizzazione dello scritto, cioè una descrizione del contesto storico dell’autore e della sua opera, potesse superare ogni problema di comunicazione priva di feed back.

Scusate, – potrebbe dire l’autore della lettera di oggi – ma non ci siamo capiti!

Mentre l’autore del passato non può, perché non vive!

Proviamo a pensare a Virgilio, maestro di Dante: da 2000 anni viene letto come poeta romano mentre fu un sacerdote, e poeta e sapiente sì, ma: etrusco! Se oggi vivesse, e fosse informato del contesto in cui viviamo, saprebbe che non è più obbligato a scrivere da Proteo, in modo sibillino, perché i Romani sono diventati amiconi con i non Romani e nessuno di loro pensa di tagliare la testa ad uno che non si vuol sottomettere.

Potrebbe svelarsi ed apparire come l’etrusco orgoglioso che fu!

Se da 2000 anni viene insegnato a scuola come romano il massimo autore della ‘nostra’ letteratura, che fu un etrusco capace di sopportare i Romani antichi solo in un contesto imperiale, cioè di restaurazione della monarchia e di tolleranza dei diversi, allora bisogna dire che esiste una ‘dimensione del pensiero nel tempo’ che finora è stata ignorata.

Cioè: la parola scritta e la storicizzazione non sono sufficienti alla fluidità della comunicazione tra antichi e viventi!

 

Ma, un solo esempio, pur grande, non basta per sostenere una tesi così! Potrebbe essere un caso isolato!

Giusto! Prendiamo, allora, un altro esempio. Dopo il massimo poeta ‘romano’, il massimo prosatore latino: Apuleio. Viene letto come laico scrittore di favole ed era un altro sacerdote, di Iside, e scriveva favole sì, ma per adulti. La sua desultoria scientia è una scienza che va per salti, ma anche nel senso magico e strettamente linguistico: l’ascolto attento gli permetteva di leggere nelle sillabe di lingue differenti così come il suo Metamorphoseon libri titola in greco ed in latino.

Vuoi dire, dunque, che la lontananza nel tempo rende difficile l’individuazione esatta del senso di un’opera scritta?

Anche, la lontananza amplifica la distorsione tra scrittore e lettore.

Ma, già 400 anni sono buoni per distinguerla: Giordano Bruno, accademico della Sorbona, finì sul rogo dell’Inquisizione per aver scritto il suo De magia, avendo enunciato la sua visione panteistica del mondo.

Il papa ha chiesto scusa a Galileo perché la Chiesa intimidì col rogo la sua fede scientifica nella sfericità della terra. Quando si chiederà scusa a Bruno per non averne rispettato il pensiero?

E viene relegata la fede nell’animismo, come quella di Bruno, a religiosità praticata nei millenni della notte dei tempi e la credenza nella magia viene attribuita (da laici oltreché dal clero), solo ad ubbie popolane di quei tempi! Il rogo ad un accademico della Sorbona dovrebbe impedire questa distorsione, no?

Dunque, la distorsione c’è, nonostante che la numerosità degli scritti recenti dovrebbero poter farla superare!: chi legge attualizza il pensiero di chi scrisse.

 

Viaggiando nel pensiero e nel tempo ho trovato numerosi esempi di distorsione amplificati dall’ideologia, che potremmo chiamare ‘fedeltà ad un canone’, che arrivano a consegnarci il significato delle parole diverso da come fu. Abbiamo visto la parola latina rosa nel canone rituale religioso come rosa mystica, in quanto RU SHA ‘sacro utero’ –in sumero accado- che il canone laico latinista corrente non contempla nella parola elementare rosa.

L’invocazione precedente nelle Novene alla Madonna, Vas Spiritualis, tradotta come ‘Tempio dello Spirito’, che è anche ‘Vaso dello Spirito’, si può intendere con U ASH, Uno d’Origine dal Cielo, nel sumero precedente il latino. E questo ASH è la sillaba chiave dell’ascolto.

Viaggiando nel pensiero nel tempo scopriamo che ‘ascolto’ non è solo il fatto fonetico che si ottiene dai meati auricolari, ma anche il ‘culto dell’‘Uno d’origine’.

 

Vi proponiamo, la prossima volta, l’ascolto dell’Uno d’origine, con l’archeologia del linguaggio e con l’aiuto dell’archeoastronomia, leggendo i Massi Incisi a Yazilikaia, che ci vengono offerti da un sito turco:

www.atamanhotel.com/whc/hattusa-yazilikaya-relief.html

 

Carlo Forin


TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276