Oblň cubano
Yoani Sánchez. A capelli sciolti
20 Giugno 2008
 

Dal blog Generación Y

18 giugno 2008

 

 

Pelo suelto

Muchos habaneros estamos desconsolados por el operativo policial que desmanteló varias redes de fabricación de platos, cucharitas y hebillas plásticas. En medio de una “ofensiva contra las indisciplinas sociales”, la Policía -después de caerles arriba a los “buzos”- ha cerrado 13 talleres y 10 almacenes clandestinos donde se confeccionaban objetos de gran demanda popular. Los ilegales fabricantes no procesaban drogas ni traficaban con armas, simplemente se dedicaban a producir pozuelos, palitos de tendederas y pellizcos para el cabello.

Parece que perseguir más intensamente a los fabricantes privados forma parte de los nuevos cambios que tanto se exhiben hacia el extranjero. Por sí o por no, y como protesta ante esta razia, llevaré el pelo suelto por estos días. Es la forma que tengo de decirme “Yoani, acostúmbrate a la desaparición de los accesorios que te permitían domar tu melena”. Por lo pronto, ya fui a comprar una espumadera de aluminio y una escoba nueva, que de seguro desaparecerán después de esta incautación.

Los acongojados compradores de las vituallas plásticas preferiríamos que, en lugar de una arremetida policial, los productores alternativos tuvieran la posibilidad de legalizar su labor. Si la ONAT los legitimara, entonces pagarían impuestos y pudieran acceder a un mercado mayorista donde comprar la materia prima. En breve tiempo nadie querría pagar los elevados precios de productos similares en las tiendas en divisas y el Estado no tendría que importarlos desde tan lejos. Los delatores de siempre no tendrían que informar de quienes producen juntas de cafeteras, percheros y tapas para pomos. Eso sin hablar de mi pelo, que luciría una bella hebilla de producción popular, comprada a un respetado productor por cuenta propia.

Para leer la noticia aparecida en Granma, esto es el link:

http://www.granma.cubaweb.cu/2008/06/17/nacional/artic09.html.

 

Yoani Sánchez

 

 

Pelo sciolto

Molti avaneri sono sconsolati per le operazioni di polizia che hanno smantellato varie catene di fabbricazione di piatti, cucchiai e fermagli di plastica. In mezzo a un’offensiva contro le indiscipline sociali, la Polizia - dopo aver caricato i palombari - ha chiuso tredici laboratori e dieci magazzini clandestini dove si confezionavano oggetti molto richiesti dal popolo. I fabbricanti illegali non producevano droghe né trafficavano armi, semplicemente si dedicavano a produrre piatti di plastica, mollette per tendere e forcine per capelli. Sembra che perseguire più intensamente i fabbricanti privati faccia parte dei nuovi cambiamenti che tanto si esibiscono all’estero.

In un modo o nell’altro, e come protesta di fronte a questa retata, in questi giorni porterò i capelli sciolti. Questo è il solo modo che ho per dire: “Yoani, abituati alla scomparsa degli accessori che ti permettevano di domare la tua chioma”. Immediatamente sono andata a comprare una schiumarola di alluminio e una scopa nuova, che di sicuro scompariranno dopo questa confisca. Gli afflitti compratori delle materie plastiche avrebbero preferito che, al posto di un attacco poliziesco, i produttori alternativi avessero avuto la possibilità di legalizzare il loro lavoro. Se la ONAT li avesse legittimati, adesso pagherebbero le tasse e potrebbero accedere a un mercato all’ingrosso dove comprare la materia prima. In breve tempo nessuno avrebbe voluto pagare i prezzi elevati di prodotti simili nei negozi in divisa e lo Stato non dovrebbe importarli da così lontano. I delatori di sempre non dovrebbero più denunciare chi produce guarnizioni di caffettiere, attaccapanni e tappi per bottiglie. Questo senza parlare dei miei capelli, che brillerebbero con un bel fermaglio di produzione popolare, comprato da un rispettabile produttore privato. Per chi volesse leggere la notizia apparsa sul Granma, qui il link.

 

Traduzione di Gordiano Lupi


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