Poesia visiva
Liliana Ebalginelli: "Arrigo Lora Totino.Teatro della Parola". Maggio 2008.
Copertina del catalogo-Mostra
Copertina del catalogo-Mostra 
15 Giugno 2008
 

Non è una antologica, riassuntiva dell’opera di Arrigo Lora Totino – come quella dedicatagli dalla Biblioteca Civica d’Arte Poletti di Modena nell’inverno 2006-2007 (vedi la scheda relativa nel sito www.comune.modena.it/biblioteche) –, la mostra svoltasi in contemporanea alla Galleria Peccolo di Livorno e a Spaziotemporaneo di Milano il maggio del corrente anno. Dell’artista/poeta, in questa occasione, sono state esposte le più recenti ricerche e opere sul filo dell’ironia e della bellezza. Non non è mai stato tempo –  non è tuttora tempo –  per Arrigo Lora Totino di tirare le somme. Piuttosto di riassumere il suo percorso, di darcene più chiaramente il senso. Citiamo dal bellissimo catalogo, Teatro della parola ( testi di Mirella Bandini e Giovanni Fontana, foto Galleria Peccolo/Pause Design/Raffaella Formenti; da qui trarremo, se non diversamente specificato, le foto delle opere per il nostro articolo) : da cosa nasce cosa: così dalla poesia lineare in versi sono passato alla poesia visuale e poi da questa a quella sonora e da questa ancora alla forma performativa del teatro della parola, formula che ho coniato nel 1979, e successivamente sono passato alla poesia ginnica, che è integrazione tra mimica e parola e da ciò ancora alla mimodeclamazione di testi dell’avanguardia storica(…) A ripensarci proprio un percorso obbligato, cui non ho potuto sottrarmi e che definirei il passaggio dal testo scritto e letto mentalmente al teatro della parola. Tutto ciò era già implicito nelle avanguardie(…) se tutto scorre, panta rei, chi si ferma è perduto.

All’inaugurazione milanese conseguentemente afferma - Mi prudono le mani… Non vedo l’ora di tornare al mio studio. Ho altre idee. Un altro collezionista mi ha commissionato un gran numero di nuove opere... Che  Arrigo Lora Totino sia in una fase pienamente creativa e ludica, lo testimonia bene la mostra, incentrata sulla serie delle Macchine celebi e del Fiore della prosa.  Alla prima serie, le Macchine (titolo derivante da uno di Max Ernst), per la scelta e l’uso dei materiali di tipo industriale ludicamente assemblati e risignificati (chiodi, catenelle, fili, calamite, disegni fotocopiati di macchine tessili, giornali, libri stampati ecc),  sono affini le  Intavolature e le Strutture attrattive (facenti uso di calamite). Vedere ad es., gli attori buffi dell’opera Intavolature Personaggi 2, meccanismi contorti di vecchie sveglie meccaniche. Quanto alla serie Fiore della prosa, le varie opere  ironizzano sul rumore grafico/letterario, incessante, di un’editoria senza idealità. I libri, intanto, trasformati in illeggibili sculture geometriche, acquistano una qualche aggraziata legerezza. C’è ironia e gioco anche nella tavola Caccia in traccia (tecnica mista su carta). Mi chiede Lora Totino – Dov’è la volpe? Secondo me è da qualche parte qui sotto. Indica un gruppetto di alberi con erbe (o felci o cespugli ?) secche. Avevo potuto vedere un’anteprima del suo lavoro preparatorio alla mostra durante la mia visita, all’inizio dello scorso autunno, nel suo studio di Cherasco. Avevo visto molte delle opere poi esposte e molto altro naturalmente. Varianti alla serie delle Intavolature, per es., come Struttura attrattiva“, 2007,  Valfiore n° 13, opera per la quale Lora Totino ha usato identici materiali al fine di creare – deduciamo dal titolo – un paesaggio, un albero/un fiore (? ) meccanici, col tronco/stelo che è un lungo chiodo e la chioma/corolla che è umile paglietta di alluminio ... Poi il laboratorio e il deposito/archivio delle sue opere, le tantissime tavole a collage e gli autoediti. La grande splendida tavola  Gebet ( Preghiera, degli anni Settanta ), realizzata con la tecnica dei timbri colorati. Una preghiera in forma di domanda angosciosa sale a Dio: perché? Perché? Perché? La  collocazione della tavola –  sul muro a fronte di una breve rampa di scale – accentua per effetto ottico  l’impressione di preghiera che si sforza di salire, all’infinito, estenuandosi, perdendosi matericamente. Arrigo Lora Totino spiega – Bagnavo il timbro nell’inchiostro e partivo dal basso e poi timbravo molte volte, verso l’ alto,  in modo che l’inchiostro si esaurisse, la scritta si sfumasse, fino a svanire nel nulla. E aggiunge – Ma ho finito di occuparmi di infinito, non ci credo più. Ripenso alle sue ricerche sul tema finito/infinito, su ombra/luce ecc. ecc. Ho davanti agli occhi i libri della serie situazioni plasticoverbali, prodotti negli anni Sessanta con Sandro de Alexandris sul tema: l’in finito; un nonnulla; busta celeste.

Ritrovo le tracce di queste ricerche nelle opere in mostra, nella loro forma. Per affermazione dell’artista svuotate di questa ricerca sostanziale, spesso ne conservano l’apparenza sul piano formale. Le aeree sculture pensili dette Strutture Attrattive, in forma ironico/ludica alludono a quei temi. Sembrano mondi, universi ruotanti, una giocosa meditazione sulle Sfere celesti. Lo dico ma l’artista risponde – Puoi leggerle come vuoi ma io le vedo come strutture circolari, simili all’astrolabio dell’antichità.

L – Uno strumento per orientarsi…

Arrigo Lora Totino – Sì. Pensa che ho usato materiali comuni, per esempio il frangifiamma delle cucine a gas, il filo di ferro comune, la paglietta per lavare i piatti..

L – E uova da rammendo, di legno, catenelle… Prima l’uovo o la gallina? Prima l’idea o i materiali? Io penso che siano un’unità. L’idea è stata concepita istantaneamente nel riconoscere i materiali…

Arrigo Lora Totino – Sì, in contemporanea.

E’ il caso di un’altra bella tavola/collage, esposta ma non in catalogo, intitolata Messaggio, una nube di segni di interpunzione. Sembra riflettere un universo comunicativo, quotidiano o poetico, senza fine-inizio, infinitamente espandibile. Chiosa l’autore  – E’ un messaggio che non si capisce che voglia dire. E’ ironica la cosa. Dunque, concludiamo, è rimasta la forma, che è bellezza.  Oltre la forma della bellezza, o meglio, dentro la sua forma, c’è un cuore ironico-ludico. Tuttavia è indubbio che al poeta/artista è rimasta la fede nella Bellezza. Se no, perché produrre belle opere? Perché una tavola/collage come Le uova? Vola, sopra, il giovane nel passo di danza. A forma d’uovo si raccoglie il giovane/la giovane alata, più sotto  ( Eros alato, nato dall’uovo d’argento contenente il mondo intero? Iris/Angelos, la messaggera? Cfr. Kerényi, Gli Dei e gli Eroi della Grecia, vol 1, Garzanti, 1978). E uova, tante uova di uccello, diverse per misura e pigmentazione e colore, tutte forme perfette, in fila, intorno. Certo possono nascere da quelle uova d’uccello, e si preparano a prendere il volo,  meravigliosi giovani alati … O il volo umano e divino a confronto? La natura è divina?  Bellezza e gioco - non ironia - mescolati.

 

 

                                                            L


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