Diario di bordo
Kenya. La violenza è incredibilmente brutale 
Intervista dello Spiegel a Wangari Maathai
08 Gennaio 2008
 

Premio Nobel per la Pace ed attivista ambientalista, la kenyota Wangari Maathai ha fatto parte del governo del presidente Kibaki sin dal 2005. Ha parlato a Spiegel dello scoppio della violenza e delle prospettive di pace in Kenya.

 

SPIEGEL: Signora Maathai, il Kenya è stato scosso da una sommossa violenta. Che cosa può essere fatto per fermare la violenza?

Wangari Maathai: L’opposizione, in particolar modo, deve chiamare alla prudenza la sua gente. Deve convincere i suoi sostenitori a por termine ai saccheggi, agli omicidi ed alle devastazioni. I leader dell’opposizione devono parlare alle persone nel loro stesso linguaggio. Hanno molta influenza. Però bisogna fare in fretta, perché ad un certo punto raggiungeremo quel livello in cui la violenza diverrà un fine in se stessa e non riusciremo più a fermarla.

È l’opposizione la sola responsabile?

Non ha l’esclusiva, ovviamente, ma fino ad ora la maggior parte degli omicidi sono stati commessi dai sostenitori dell’opposizione, il Movimento democratico arancione.

Questo scoppio di violenza l’ha sorpresa?

Mi rende profondamente triste. Non avrei pensato che ciò potesse accadere in Kenya, che delle persone sarebbero state spinte dentro ad una chiesa e che poi all’edificio venisse dato fuoco. Questa violenza è incredibilmente brutale, ed è molto intensa e non direzionata. Tuttavia, si tratta di uno sviluppo che era prevedibile. Un largo segmento della popolazione ha sentito per lungo tempo e in modo assai forte di essere trattato ingiustamente.

Cosa c’è dietro?

La politica in Kenya è pesantemente condotta lungo linee etniche, in special modo dal partito di governo. Membri di gruppi etnici diversi dai Kikuyu si sentono tagliati fuori e negletti. La crisi che giunge ora a compimento è iniziata cinque anni fa, quando Kibaki andò al potere.

Anche lei era un membro del suo gabinetto.

Sì, quella che ha sempre detto: Basta con il perseguire politiche di parte. L’approccio del governo ha diviso il paese. Questo è divenuto particolarmente chiaro durante la controversia sulla nuova Costituzione, che avrebbe conferito a Kibaki ancor più potere. Per fortuna il progetto è stato sconfitto da un referendum. Ho lasciato il governo dopo questo fatto.

Come giudica i risultati di queste elezioni?

Mi sembra strano che l’opposizione abbia vinto chiaramente il Parlamento e Kibaki abbia di nuovo vinto come presidente. Ma è la Commissione elettorale che ha la responsabilità di questo: non ha fatto bene il suo lavoro, perché ha preso troppo tempo per annunciare i risultati. L’intero processo è stato privo di trasparenza. I conteggi avrebbero dovuto essere annunciati direttamente alle postazioni elettorali, anche per prevenire che persone del tutto estranee si presentassero a Nairobi, che è quanto è accaduto. Ma in effetti chi ha vinto le elezioni? Non ne ho idea. Potrebbero averle vinte gli uni o gli altri.

Il candidato dell’opposizione Raila Odinga ha chiesto nuove elezioni tra tre mesi, e ha detto che vedrebbe bene un governo di transizione sino ad allora.

Mi sembra una proposta ragionevole. Ma non credo che tre mesi siano abbastanza. Potrebbe funzionare in sei.

 

da Spiegel Online, 07/01/2008

(non viene riportato il nome di chi ha effettuato l’intervista)

Traduzione Maria G. Di Rienzo


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