OblÚ cubano
Gordiano Lupi. A Cuba segnali di fermento
14 Dicembre 2007
 

Oppositori fermati mentre sfilano per i diritti umani

 

Un gruppo di oppositori capeggiati dall’attivista Darsi Ferrer è stato represso violentemente lunedì scorso all’Avana dopo una marcia pacifica per ricordare il giorno dei diritti umani, mentre dieci spagnoli che partecipavano sono stati immediatamente rimpatriati. La manifestazione ha avuto luogo nel quartiere del Vedado di fronte agli uffici della Unesco. «Camminavamo semplicemente, senza far male a nessuno, stringendoci la mano…», ha detto Ferrer. Per tutta risposta un gruppo composto da circa cento persone si è lanciato contro i manifestanti al grido di «Viva Fidel!», «Scorie!», «Vermi!», «Traditori!», «Venduti agli americani!». Si trattava della solita repressione governativa a base di membri della milizia e della sicurezza di Stato travestiti da cittadini manifestanti.

«È stata una giornata movimentata», ha detto il dissidente Vladimiro Roca della coalizione Todos Unidos. «La reazione dei governativi non è stata pacifica, sono volate botte e manganellate, la polizia si manteneva a distanza e lasciava fare, alla fine alcuni dissidenti sono stati arrestati». Tra i fermati: il cittadino spagnolo Manuel Benito del Valle, gli attivisti cubani Milena Almira, José Luis Rodríguez Chávez e Fidel Mojena, che dopo poche ore sono stati rilasciati. «Ci hanno insultati, picchiati, presi di forza e messi in un’auto per portarci via», ha dichiarato Del Valle.

La marcia antiapartheid è stata bloccata e altri oppositori non hanno potuto raggiungere il luogo stabilito per la riunione. Ci sono stati molti arresti di dissidenti e la polizia ha fermato sul nascere ogni tentativo di manifestazione, ma non ha potuto evitare che le Dame in bianco sfilassero nei pressi dell’Università per invocare il rispetto dei diritti umani a Cuba.

 

 

Carlos Otero chiede asilo politico agli Stati Uniti

 

Carlos Otero (foto), umorista e presentatore della televisione cubana, ha chiesto asilo politico agli Stati Uniti e nei prossimi mesi raggiungerà Miami con la sua famiglia. «Sono molto contento perché da tempo preparavamo questa uscita dal Paese. Non voglio più chiedere a nessuno il permesso di esprimermi e di muovermi. Finalmente sento che potrò fare davvero una vita da uomo libero», ha detto Otero.

Il presentatore televisivo ha 49 anni, era l’animatore più popolare della televisione cubana, di sicuro viveva meglio di altri che non hanno un lavoro dignitoso e una casa degna di questo nome. Otero è laureato alla Scuola Nazionale di Arte, ha avuto successo presentando il format giovanile “Para bailar”, in seguito lo abbiamo visto condurre il programma umoristico-musicale “Sabadazo”, infine alla guida di “Justo al medio” e “La hora de Carlos”, spettacoli di musica e interviste molto seguiti. Può vantare ventotto anni di carriera televisiva e recentemente conduceva la seguitissima rubrica domenicale “Con Carlos y punto” trasmessa su Cubavision.

Non ce l’ha fatta più a resistere in un Paese dove fare un lavoro di giornalista e da uomo di spettacolo è sempre più difficile. Censura, controlli, polizia che voleva leggere copioni prima di andare in scena, soprattutto che pretendeva di modificarli e che non fosse mai presente alcuna critica al regime. La vita era diventata impossibile. Otero, la moglie Mylen Laura Alvarez, i figli Alejandro e Julio César, hanno approfittato di uno spettacolo da realizzare in Canada per passare la frontiera a Buffalo, stato di New York, e chiedere asilo politico. L’artista stava pianificando uno spettacolo da realizzare a Toronto per il secondo anno consecutivo.

«Tutto preparato per facilitare la mia fuga…», confessa Otero. «Spero di continuare a fare il mio lavoro anche in esilio, ma soprattutto voglio far crescere i miei figli in un sistema diverso, spero che possano studiare le cose che amano e non quelle che pretende il partito. Voglio vivere insieme alla mia famiglia in un mondo dove sia possibile non essere d’accordo con il sistema che governa. Non sapete quanto sono contento all’idea di non dover più guardare la famigerata “Mesa Redonda”». Per i non cubani va spiegato che la “Mesa Redonda” è un programma politico quotidiano che rasenta la comicità involontaria, un dibattito tra un sacco di gente che la pensa tutta alla stessa maniera. Per fare un esempio calzante è come assistere a una discussione di un’ora tra Gianni Minà e Gioia Minuti. Parlano soltanto membri del partito, se la cantano e se la suonano, alla fine hanno sempre ragione loro e il pubblico è obbligato ad applaudire. Totalitarismo tropicale, per dirla con Jacobo Machover, parafrasando il titolo di un libro recentemente uscito in Italia.

 

La situazione politica cubana è in grande evoluzione e fermento. Lo dimostrano i numerosi interventi dei castristi nostrani e la grande presenza sulla stampa di fiancheggiatori del regime. Ogni volta che il sistema comunista è stato in difficoltà ha sempre avuto bisogno di aiuti dall’esterno per mantenersi saldo. Forse la morte del Comandante può accelerare la transizione verso una Cuba democratica. In Italia stanno uscendo libri un tempo impensabili: Miti dell’antiesilio di Armando De Armas (Spirali), I nomi del male di Maurizio Stefanini (Boroli), Contro ogni speranza di Armando Valladares (Spirali), Totalitarismo tropicale di Jacobo Machover (Ipermedia). Credo non sia un caso, ma un segnale ben preciso, anche se gli editori continuano a essere piccoli, mentre i grandi editori di regime propagandano le menzogne castriste (Ramonet, Minà…).

Forse presto potremo cantare con Willy Chirino su un Malecón imbandierato davvero a festa: Cuba libre y soverana.

In qualunque modo accada, come dice de Armas.

In qualunque modo.

 

Gordiano Lupi


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