Diario di bordo
Mao Valpiana. Intervista impossibile a John Lennon nell'anniversario della morte
09 Dicembre 2007
 

Verona, 8 dicembre 2007. Dream is over. Il sogno è finito quell'8 dicembre 1980 con cinque colpi di pistola, davanti a casa. John Lennon muore come aveva vissuto, in modo imprevedibile. Ma proprio quella morte violenta e mai chiarita l'ha reso immortale. Non solo le sue canzoni sono ancora la colonna sonora del nostro tempo, ma lui stesso sembra aver sempre qualcosa di nuovo da dirci. Così mi è venuta la voglia di intervistarlo.

*

...sono emozionatissimo... un vecchio sogno della mia infanzia prende corpo: sto per incontrare John Lennon, sì proprio lui, il nostro mito. Di passaggio in Italia per un viaggio, mi ha concesso un'intervista. I contatti li ho presi tramite la War Resisters International (l'internazionale dei resistenti alla guerra di cui fa parte anche il Movimento Nonviolento italiano), alla quale Lennon lascia sostanziosi finanziamenti. John è impegnato a fondo contro la guerra, contro l'industria bellica, le spese militari, la politica imperialista, partecipa attivamente al movimento per la pace. Per fare gli auguri di Natale ha riempito le città americane e le principali capitali del mondo di manifesti con la scritta “War is over” (“La guerra è finita - se tu lo vuoi”, firmati “con amore, John e Yoko, da NY”).

Insieme a Yoko ha acquistato intere pagine dei giornali americani per pubblicare i suoi pensieri sulla nonviolenza. Con i Beatles era un musicista che cantava la pace, ora è un pacifista che fa musica.

Ci incontriamo in una saletta riservata dell'aeroporto. Il tempo concesso è di mezz'ora. Arrivo e lui è già lì. Un sorriso, una stretta di mano; io sono evidentemente imbarazzato, non riesco ad iniziare. John mi prende in contropiede e fa lui la prima battuta: «Ti chiami come il Presidente cinese, che non era proprio un nonviolento... non era meglio se ti chiamavi come Gandhi?», ride, e l'atmosfera immediatamente si scioglie.

Arriviamo subito al dunque e al motivo del nostro incontro.

 

Cos'è per te, oggi, la nonviolenza?

Per me vale ancora quello che ho scritto più di trentacinque anni fa in Revolution, quelle parole esprimono bene ciò che provo tutt'ora nei confronti della politica. Non contate su di me se di mezzo c'è la violenza. Non aspettatevi che salga sulle barricata se non con un fiore. E per quanto riguarda rovesciare qualcosa in nome di qualche ideologia, voglio sapere cosa si farà' dopo averla abbattuta. Intendo dire: non si potrebbe tenere buono qualcosa? A cosa serve mettere le bombe a Wall Street? Se vuoi cambiare il sistema, cambia il sistema, non serve a niente ammazzare la gente. Se vuoi la pace non la otterrai mai con la violenza. Ditemi quale rivoluzione violenta ha funzionato. Certo, qualcuna ha conquistato il potere, ma dopo cosa è successo? Lo status quo. La storia di abbattere il sistema va avanti da sempre. L'hanno fatto gli irlandesi, i russi, i francesi, i cinesi, e questo dove li ha portati? Da nessuna parte. È sempre lo stesso vecchio gioco. Chi guiderà il crollo? Chi prenderà il potere? I peggiori distruttori. Sono sempre loro ad arrivare primi. Quello che ho detto in molte mie canzoni è: cambiate la vostra testa. Se pensiamo a chi ha il potere, dobbiamo ricordarci che sono loro i malati. E, se hai un bambino malato in famiglia, non lo butti fuori di casa: cerchi di prenderti cura di lui e gli porgi la mano. Quindi prima o poi si deve trovare un punto di incontro con ciascuno, anche con i potenti. Se davvero noi siamo la generazione consapevole, dobbiamo stendere la mano al bambino ritardato e non dargli un calcio sui denti. L'unico sistema per assicurare una pace durevole è cambiare la nostra mentalità: non c'è altro metodo. I fini non giustificano i mezzi. Dobbiamo imparare dai metodi utilizzati da Gandhi e da Martin Luther King. La gente ha già il potere; tutto quello che noi dobbiamo fare è prenderne coscienza. Alla fine accadrà, deve accadere. Potrebbe essere adesso o fra cento anni, ma accadra'.

 

Molte tue canzoni hanno affrontato il tema religioso. Come parleresti oggi ai giovani della fede e della morte, della tua morte?

Ho sempre sospettato che ci fosse un Dio anche quando pensavo di essere ateo. Sono credente e mi sento pieno di compassione. Lui è il potere supremo, Lui non è né buono né cattivo, né bianco né nero: è e basta.

Dovesse accadere qualcosa a me o a Yoko in questo periodo non sarà un incidente, ma non ho paura di morire. Sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo uscire da un'auto per salire su un'altra.

 

Una domanda banale, ma inevitabile: cosa resta vivo dei Beatles? Riguardando il tuo album fotografico, senti della nostalgia?

Non rimpiango niente di quello che ho fatto, davvero, a parte forse aver ferito altre persone. Non rinnego niente. Ho sempre avuto l'idea della pace: si poteva già intuire dalle nostre prime canzoni. Noi siamo stati insieme molto più a lungo di quanto il pubblico sappia. È impegnativo vivere insieme in quattro per anni e anni, ed e' questo che abbiamo fatto.

Tutti i miei amici comunque erano i Beatles. C'erano i Beatles e forse altri tre con i quali ero veramente intimo. Penso che i Beatles fossero una sorta di religione. I Beatles sono finiti, ma io voglio ancora bene a quei ragazzi... Oggi non sono più alla ricerca di un guru. Non sto cercando niente. Le cose sono semplicemente così come sono.

 

Dopo i Beatles, dopo la tua carriere solista, ora che hai superato la soglia dei 67 anni, cosa puoi dire di aver imparato da tutte queste esperienze?

La mia filosofia di vita è piuttosto semplice: pace, nonviolenza, e tutto in armonia con il resto del mondo. È ovvio che in tutti noi c'è della violenza, però si deve essere capaci di incanalarla o di gestirla in qualche modo. Se voglio un mondo in pace mi limiterò a proporre al prossimo questa visione, non forzerò nessuno a volere la pace come me. D'altra parte bisogna essere consapevoli che o ci si sforza di combattere per la pace, oppure si è destinati a morire in maniera violenta.

 

Ci resta solo un minuto. Qual è l'ultimo messaggio per i giovani di oggi?

Credo che gli anni Sessanta siano stati un grande decennio. I grandi raduni di giovani furono per alcuni solo un concerto pop, ma sono stati ben di più. Sono stati la gioventù che si è riunita e ha detto: crediamo in Dio, crediamo nella speranza e nella verità, ed eccoci tutti insieme in pace. I giovani hanno speranze perché sperano nel futuro e se sono depressi per il loro futuro allora siamo nei guai. Noi dobbiamo tenere viva la speranza tenendola viva fra i giovani. Io ho grandi speranze per il futuro.

*

L'intervista è finita. John Lennon mi saluta e se ne va sorridente.

Quarant'anni fa ha infiammato la mia generazione; oggi è un signore saggio, dai modi gentili, che riflette sulla nonviolenza che può salvare l'umanità. Resta il nostro fratello maggiore.

 

Mao Valpiana

(da Notizie minime della nonviolenza in cammino, 9 dicembre 2007)

 

 

Nota

I testi sono tratti dalla biografia ufficiale autorizzata da Yoko Ono, The Beatles Anthology.


TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276