OblÚ cubano
Julio San Francisco. Il grido non rassegnato degli esiliati cubani
28 Novembre 2007
 

Julio San Francisco è uno scrittore e giornalista cubano esiliato, ha fondato Habana Press, è membro del Movimento Cubano del Giornalismo Libero, coordina l’Unione Europea dell’Esilio Cubano. Vive a Madrid dove scrive poesie, racconti, articoli e soprattutto lotta per la libertà di stampa e di pensiero nel suo paese. La sua stupenda poesia “El desterrado”, contenuta nella raccolta Todo mi corazón y otros gravantes, è stata inserita nei programmi di studio della Università parigina della Sorbona. Julio San Francisco è amico di Raul Rivero e Carlos Alberto Montaner ed è uno degli esiliati cubani più famosi e più attivi nella società civile. Si tratta di un altro autore che mi piacerebbe veder pubblicato in Italia, ma pare che non sia facile, ché da noi vanno forte solo veline di regime e interviste inginocchiate a Fidel Castro. Per dare voce a chi non ne ha, traduco e pubblico una sua dichiarazione rivolta al mondo e a tutti gli uomini liberi. Si tratta di un grido di dolore degli esiliati cubani. Non lasciamolo cadere invano. (Gordiano Lupi)

 

Madrid, 26 novembre 2007

 

Cuba e i cubani soffrono sulle loro stanche spalle 48 pesanti anni di tirannia di Fidel Castro che vieta partiti di opposizione e libere elezioni, fucila, incarcera, esilia gli oppositori e cancella senza rispetto i principi della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

Cuba conta tre milioni di esiliati sparsi in tutto il mondo, cento democratici fucilati, migliaia di giovani morti nelle inutili guerre di Fidel Castro in Africa, innumerevoli giovani divorati dagli squali nello stretto della Florida mentre cercavano libertà e democrazia negli Stati Uniti. Sono dati allarmanti vergognosi e inaccettabili per il secolo XXI e per tutti gli esseri sensibili.

La ignorata e lunga tragedia del popolo cubano deve terminare.

Purtroppo non è per niente sicuro che la lunga e ignorata tragedia del popolo cubano possa terminare.

Il tiranno populista è grave e la sua malattia lo porterà inevitabilmente alla morte e alla dimenticanza, ma prima di morire ha messo in piedi un governo comandato dal fratello Raúl - compartecipe e corresponsabile della stessa tirannia - che per i cubani rappresenta un rimedio peggiore del male.

Questa drammatica realtà può cambiare senza violenza e senza spargimenti di sangue soltanto se i cubani residenti nel paese e quelli sparsi per il mondo si daranno identici obiettivi. Nessuna trattativa con la tirannia dei Castro, libertà immediata e incondizionata per tutti i prigionieri politici cubani, amnistia per i prigionieri comuni, molti dei quali ingiustamente incarcerati, legalizzazione immediata dei partiti di opposizione e preparazione di vere elezioni pluripartitiche entro due anni.

Tutti i cubani in esilio, le organizzazione cubane dell’esilio e i gestori dei siti web dell’esilio cubano devono fare ogni sforzo per ottenere che governi, istituzioni e mezzi di informazione di tutto il mondo chiedano libertà e democrazia al posto della anacronistica e reazionaria tirannia dei Castro.

Basta tragedie per Cuba. Non vi sembra abbastanza mezzo secolo di tirannia per un paese e un popolo così nobile, generoso e lavoratore come quello cubano?

Vorremmo che ogni uomo e donna liberi del mondo sapessero che l’informazione predominante sulla rivoluzione cubana, sulla opposizione, sulla dissidenza e sull’esilio, è quella diffusa durante mezzo secolo da un onnipresente apparato di propaganda gestito da Fidel Castro e appoggiato da altoparlanti sparsi in tutto il pianeta.

La tirannia cubana è così perfetta che i cubani non potranno mai cacciarla dal potere senza l’aiuto del mondo intero, uomini e donne, organizzazioni e governi liberi, siano di destra o di sinistra. Lo dimostra mezzo secolo di inutile lotta alla tirannia.

Nessuno deve continuare a credere che va bene per i cubani ciò che non vorrebbe mai per il suo paese. Tutto questo è ingiusto, immorale, inumano e poco solidale.

Tutti gli uomini liberi devono attivarsi perché anche i cubani possano essere finalmente liberi!

 

Julio San Francisco, scrittore cubano in esilio


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