Cinema anni 70 & 80
Nadia Cassini
11 Novembre 2007
 

Il vero nome di Nadia Cassini è Gianna Lou Muller e nasce a Woodstock (New York) il 2 gennaio del 1949 da padre tedesco e da madre italiana, due attori di vaudeville. Lei diceva di essere nata nel corso di una tournée e di essere scappata di casa giovanissima per fare di tutto nel campo dello spettacolo. In una vecchia intervista del 1973 la stessa Cassini ricorda di aver fatto la pittrice, la cantante di night-club, la ballerina, la fotomodella e l’indossatrice. Nel 1968 si sposa con il conte Igor Cassini, noto come giornalista negli Stati Uniti con lo pseudonimo di Cholly Knickerbocker e fratello dello stilista Oleg. Il conte Cassini si trasferisce a Roma per aprire una succursale italiana della “House of Cassini” e porta con sé la giovane sposa.

L’ingresso nel cinema della Cassini è con una piccola parte ne Il divorzio (1970) di Romolo Guerrieri (Girolami). Questo film è tutto costruito attorno alla figura di Vittorio Gasmann che si separa dalla moglie Anna Moffo e crede di ritrovare la libertà tra un’hippie (Claudie Lange) e una collega assatanata (Anita Ekberg) che vuole fare la scambista. Alla fine sui ritrova solo. Nella pellicola oltre alla Cassini alla sua prima esperienza c’è pure Momo (fa il figlio di Gassman) che sarà ottima spalla di Laura Antonelli in Malizia di Salvatore Samperi. Il divorzio è scritto da Alberto Silvestri e Franco Verucci e anche se è vero che si perde in tante macchiette poco efficaci, traccia comunque un quadro realistico dell’Italia alla vigilia del referendum per la legge sul divorzio.

Nel 1970 la Cassini appare anche nel cult movie esotico-erotico Il dio serpente di Piero Vivarelli assieme a Beryl Cunningham, Sergio Tramonti e Galeazzo Bentivoglio (Benti è il suo vero nome). Per Mereghetti si tratta di un film modesto, un epigono da dimenticare di un genere di film inaugurato nel 1968 da Ugo Liberatoree con Bora Bora. Augusto Martelli ebbe un grande successo con la canzone della colonna sonora intitolata “Djamballà”. La trama si racconta in poche righe. Nadia Cassini è in vacanza ai Caraibi con il marito Galeazzo Benti e perde la testa per il culto del dio serpente che si chiama proprio Djamballà. A iniziarla è l’indigena Beryl Cunningham e il dio si incarna in un nero gigantesco (Evaristo Marquez) che la pretende come ancella per sempre. La Cassini al tempo non la conosceva nessuno e Piero Vivarelli aveva fato quasi esclusivamente musicarelli.

Quando gli uomini armarono la clava… e con le donne fecero din don (1971) di Bruno Corbucci è tratto dalle commedie di Aristofane Lisistrata e Le donne alla festa di Demetra e si avvale della sceneggiatura di Fabio Pittorru e Massimo Felisatti. Si tratta di un cavernicolo davvero trash interpretato da buoni attori come Antonio Sabato, Aldo Giuffrè, Vittorio Caprioli, Howard Ross (Renato Rossini), Elio Pandolfi, Maria Pia Giampocaro, Lucretia Love, Valeria Fabrizi e Gisela Hahn. Nadia Cassini ha una parte di rilievo come Listra (variazione di Lisistrata), moglie del capo che non riesce mai a fare l’amore in pace perché gli uomini sono sempre impegnati a combattere. Va da sé che capeggia la rivolta delle donne che reclamano i loro diritti coniugali e se ne va in esilio su di una montagna lasciando gli uomini soli in compagnia di un buffo omosessuale. Pasquale Festa Campanile aveva già girato Quando le donne avevano la coda (1970) su soggetto niente meno che di Umberto Eco e Quando le donne persero la coda (1971) su soggetto di Lina Wertmüller tutti e due con Lando Buzzanca. Questo è un film sulla stessa falsariga ma combinato con i testi classici di Aristofane e con maggiore presenza femminile e spunti comici davvero divertenti. Lo passano spesso su Happy Channel e di notte su qualche canale Rai o Mediaset. Se non l’avete mai visto vale la pena di registrarlo.

Nel 1971 Nadia Cassini si separa dal marito e scappa a Londra con il suo nuovo amore: l’attore greco Yorgo Voyagis dal quale ha una figlia, Cassandra. In questo periodo va citato Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù (1971) di Mariano Laurenti, un barzelletta movie ideato da Alessandro Continenza che si avvaleva di un cast incredibile. Basta citare Carlo Giuffrè, Sylva Koscina, Silvana Pampanini, Ettore Manni, Giancarlo Giannini, Rosemarie Dexter, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Fausto Tozzi, Gianni Musy. Renzo Montagnani, Luciano Salce, Pippo Franco, Maurizio Bonuglia, Mariolina Cannuli (decana delle presentatrici televisive), Nadia Cassini, Umberto D’Orsi, Lino Banfi e Riccardo Garrone. Si tratta della prima commedia interpretata dalla Cassini ed è un film che si può ancora vedere sorridendo come trent’anni fa. Una trama vera e propria non c’è perché tutto è introdotto da Carlo Giuffrè che racconta una serie di episodi di cornificazioni famose e le situazioni vengono visualizzate sullo schermo. Episodi molto brevi, quindi, alcuni ispirati al Decamerone. La cosa divertente è che alla fine l’oratore si rende conto di essere pure lui un cornuto.

Un film solo da citare è Colpiscono senza pietà (1972) di Michael Hodges che non ha niente di erotico, si tratta di una pellicola nota in Gran Bretagna (paese coproduttore) come Pulp che presenta attori come Michael Cane, Mickey Roney, Lionel Stander, Leopoldo Trieste e Ave Ninchi accanto alla bella Nadia Cassini. Si tratta di un ottimo giallo giocato tutto sulla morte di una ex gloria di Hollywood che aveva ingaggiato uno scrittore specializzato in gialli scandalistici per scrivere la propria autobiografia. Si parla pure di mafia. Un film recitato bene e dotato di una solida struttura narrativa ma la Cassini è quasi ininfluente.

Ecco lingua d’argento di Mauro Ivaldi (1976) è un film di cui abbiamo già parlato a proposito di Carmen Villani e rappresenta forse la prima vera commedia sexy di Nadia Cassini.

Spogliamoci così senza pudor (1977) di Sergio Martino è la classica commedia sexy a episodi piuttosto divertente condita da situazioni comiche e al tempo stesso piccanti. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Raimondo Vianello e Alessandro Continenza, da ricordare pure le musiche di Enrico Simonetti. Il primo episodio (Il detective) vede protagonisti Aldo Macione e Alvaro Vitali, un detective che vuol fare il furbo ma il cliente lo frega. Il secondo episodio (La squadra di calcio) mette in mostra le grazie della calciatrice lesbica Ria De Simone e vede Enrico Montesano che si traveste da donna per far vincere una squadra di calcio femminile. Il terzo episodio (L’armadio di Troia) vede all’opera Barbara Bouchet con Alberto Lionello, Ninetto Davoli e Nadia Cassini ed è una storia di produttori porno, ladri e un’amante di troppo nell’armadio. Il quarto episodio (La visita) vede Johnny Dorelli e Ursula Andress due amanti che approfittano di una situazione macabra. Il Mereghetti fa una gran confusione di attori e di trame però stronca senza pietà la commedia che invece fa parte di quel genere di lavori che ancora oggi si vedono con piacere. L’episodio che più ci interessa vede Ninetto Davoli farsi sia la moglie (Barabara Bouchet) che l’amante (Nadia Cassini) di un produttore porno (Alberto Lionello). Il film è da vedere.

Nadia Cassini fa la regina delle amazzoni nel film fantascientifico di Luigi Cozzi (che per l’occasione si fa chiamare Lewis Coates) Star Crash - Scontri stellari oltre la terza dimensione (1978), ma la sua è un’apparizione molto limitata. Il soggetto e la sceneggiatura del film sono di Luigi Cozzi e Nat Wachsberger, dialoghi di R. A. Dillon, le musiche di John Barry. Interpreti: Carolinbe Munro, Marjoe Gortner, Judd Hamilton, Christopher Plummer, Daniela Giordano, Salvatore Baccaro (fa l’umanoide ed è uno spasso) e altri di minore importanza. Il film era molto ambizioso e voleva essere la risposta italiana a Guerre Stellari, pure se con i mezzi a disposizione non era facile replicare a dovere. Nadia Cassini comanda un gruppo di amazzoni dello spazio e indossa un costume che le scopre il sedere quasi completamente. Possiamo dire che Luigi Cozzi è stato un antesignano in questa utilizzazione delle doti artistiche di Nadia Cassini perché prima di lui la sua parte migliore non era stata valorizzata a fondo. Pure la bellissima Caroline Munro fa la sua figura da giunonica eroina in bikini per buona parte del film. Nadia Cassini canta pure il leit motiv “Star Crash”. Il film, pur con tutti i suoi limiti, incassò sedici milioni di dollari solo in America contro un costo di due miliardi di lire scarsi e si può ben dire che fu un successo.

Io tigro, tu tigri, egli tigra (1978) è un film dell’esperto in commedie all’italiana Giorgio Capitani e dell’attore Renato Pozzetto che si cimenta per la prima volta dietro la macchina da presa. Film a episodi piuttosto modesto tenuto insieme da un esile filo di comicità che si regge sulle trovate degli attori. Tra l’altro si tratta di una specie di sequel di Tre tigri contro tre tigri (1977) di Sergio Corbucci e Steno che ebbe un buon successo ma che era nettamente superiore a livello di comicità. Il primo (sceneggiato da Enzo Jannacci e Cochi Ponzoni) è con Renato Pozzetto, Cochi Ponzoni e Angela Luce e racconta di una coppia che si odia al punto di tentare a più riprese la reciproca eliminazione. Il secondo episodio, sceneggiato da Castellano e Pipolo, è quello che più ci interessa. I protagonisti sono Paolo Villaggio e Nadia Cassini e narra la storia di uno scrittore di fantascienza che vive le proprie fantasie erotiche a bordo di una navicella spaziale. Da notare che Nadia Cassini interpreta la moglie dello scrittore che si traveste da regina aliena per soddisfare il marito e la maschera che utilizza è la stessa che indossava nel film di Luigi Cozzi girato nello stesso anno. Quando lo scrittore Paolo Villaggio viene rapito dagli alieni si rende conto che la Regina Nera è un mostro orribile e al ritorno sulla Terra non viene creduto. Alla fine non si riesce a capire se si è trattato solo di un sogno. Erotismo ce n’è poco e della Cassini (al solito) si vede un po’ di sedere fasciato da collant e perizoma spaziale. In ogni caso questo episodio è l’unico che Marco Gisti su Stracult definisce di culto ritenendolo un fondamentale esempio di fantascienza parodistica. Il terzo episodio (sceneggiato da Italo Terzoli ed Enrico Vaime) è con Enrico Montesano, Erika Blanc, Felice Andreasi e Massimo Boldi che raccontano le disavventure di un bersagliere pasticcione.

L’insegnante balla… con tutta la classe (1979) di Giorgio Capitani vede per la prima volta la bella Cassini vestire i panni della protagonista assoluta. Fa la professoressa Claudia Gambetti che produce effetti notevolmente arrapanti su Alvaro Vitali (Anacleto il bidello), Lino Banfi (professor Mezzopane), Mario Carotenuto (preside), Renzo Montagnani (professor Martorelli) e un bel gruppo di studenti assatanati. Il cliché è quello ormai collaudato dello scolastico puro all’insegna della commedia scorreggiona. La Cassini insegna niente meno che dance music in una classe di ripetenti e vi potete immaginare con quali risultati. Ne viene fuori un’esaltazione alla ennesima potenza del sedere di Nadia Cassini, strizzato in calze attillate e in body trasparenti. In questo film c’è la mitica sequenza che è rimasta impressa a caratteri di fuoco nell’immaginario collettivo di noi ragazzini di quei tempi. Un vero cult per segaioli anni Settanta che solo nel finale si apre alla vista liberatrice del culo di Nadia Cassini completamente nudo e massaggiato dalle avide mani di Lino Banfi truccato da donna. Il sedere della Cassini buca lo schermo e diventa protagonista assoluto di una pellicola che non sarà un’opera fondamentale del neo realismo, però chissà perché tutti ce la ricordiamo in modo parecchio nitido. Mario Carotenuto è un preside che gioca ai cavalli e sperpera tutti i suoi soldi nell’insana passione e Alvaro Vitali cerca di salvarlo convincendolo a iscrivere a una gara di ballo la bella insegnante di ginnastica Nadia Cassini. Le scene di ballo ricordano La febbre del sabato sera, ma le cose che più restano impresse sono le sequenze dove la Cassini insegna i passi di danza ai colleghi più maturi. Va citato soprattutto il “Lo prendo… non lo prendo” per imparare a ballare “la raccolta del melone”. Lino Banfi aspira a diventare preside e tiene in camera un poster di John Travolta, tanto che alla fine balla vestito di bianco proprio come il suo eroe.

Le pellicole sexy di Nadia Cassini non sono molte e in ogni caso sono tutte incentrate sull’analisi particolareggiata e ripetuta sin quasi all’ossesso delle sue bellezze posteriori. Le due pellicole più indovinate restano L’infermiera nella corsia dei militari (1979) (dove è doppiata da Serena Verdirosi) di Mariano Laurenti e La dottoressa ci sta col colonnello (1980) (dove recita con la sua vera voce da sciroccata americana) di Michele Massimo Tarantini.

L’infermiera nella corsia dei militari è scritto e sceneggiato dal regista con la collaborazione di Francesco Milizia. Nel cast troviamo Lino Banfi, Paolo Giusti, Alvaro Vitali, Karin Schubert, Elio Zamuto, Carlo Sposito, Susan Scott (Nieves Navarro) e altri caratteristi. Siamo alla fine del genere scorreggione ma la commedia diverte abbastanza grazie alla trovata della clinica per militari rincoglioniti dove la stupenda Nadia Cassini si dà da fare per rigenerare i malati. Lo fa come sempre da par suo muovendo il culo a più non posso e (purtroppo) pure cantando la pessima “Go out and dance”. La Cassini non aveva voce per niente e la sua unica dote già ve l’abbiamo detto qual era, peccato che non si limitava a farci vedere soltanto la sua cosa migliore. Nella finzione scenica la Cassini è una cantante-infermiera che sogna di andare a Broadway e intanto cerca dei quadri rubati e nascosti nell’ospedale. Alcune scene interessanti hanno per protagonista assoluto il sedere della Cassini, la parte fondamentale che interessa ogni spettatore del film. Una breve sequenza onirica vede Lino Banfi ammaliato dalla bellezza del posteriore della Cassini che paragona a quello sfiorito della bruttissima moglie. Subito dopo c’è la scena del dottor Banfi, che per dare coraggio ai malati mostra la Cassini nell’atto di alzare la veste bianca e di farsi siringare il sedere. In realtà poi la siringa finisce nel posteriore di Lino Banfi ma a noi quello che interessava era vedere i glutei della bella attrice.

La dottoressa ci sta col colonnello è un film tutto giocato sulla parola coglionello che la dottoressa pronuncia sbagliando al posto del regolare “colonnello”. Pare che tutto nacque da un vero errore di recitazione della Cassini ma alla fine la parola divenne la battuta cult del film. Tarantini scrive e sceneggia il film insieme all’ottimo Francesco Milizia e si avvale di un bel cast composto da Lino Banfi, Alvaro Vitali, Nadia Cassini, Malisa Longo, Enzo Andronico e altri caratteristi. Si tratta dell’ultimo titolo di tutta una serie di dottoresse che aveva visto la capostipite Edwige Fenech dettare il passo, seguita da gente come Karin Schubert (La dottoressa sotto il lenzuolo) e Sabrina Siani (La dottoressa preferisce i marinai). La storia di Milizia funziona e la Cassini può esporre il suo sedere per tutto il film sotto gli occhi estasiati di soldati e spettatori. La nostra bella dottoressa è innamorata cotta di Lino Banfi che chiama affettuosamente coglionello, solo che lui è sposato con Malisa Longo e ha dei vistosi problemi di erezione e dimensione del pene. Il colonnello si fa trapiantare il gigantesco pene di Alvaro Vitali, però la cosa va male e lui finisce a cantare tra le voci bianche mentre Vitali se la fa con tutte le signore vogliose della città, moglie del colonnello compresa. Il film diverte ancora oggi e spesso lo passano sulle reti Rai e Mediaset a notte fonda.

Io zombo, tu zombi, egli zomba (1979) di Nello Rossati è scritto e sceneggiato dal regista, Roberto Gianviti e Paolo Vidali. Interpreti sono Duilio Del Prete, Renzo Montagnani, Cochi Ponzoni, Nadia Cassini, Gianfranco D’Angelo, Anna Mazzamauro, Daniele Vargas, Tullio Solenghi e altri caratteristi. Si tratta di una parodia del genere horror che ha per protagonista il becchino Renzo Montagnani appassionato lettore di horror che resuscita tre poveracci appena morti in un incidente. Gli zombi ricambiano il favore e contagiano pure lui, quindi si stabiliscono in un albergo in cerca di carne umana da mangiare. Alla fine si accontenteranno di un bel piatto di pastasciutta. Per Mereghetti si tratta di «una farsa horror casareccia, anemica e ripetitiva». In ogni caso si tratta di un tipo di film inusuale nel nostro cinema, una commediaccia dell’orrore realizzata con pochi soldi e un po’ di inventiva che a tratti fa sorridere a tratti annoia. Per stuzzicare il solito pubblico di assatanati ci sono le grazie posteriori di Nadia Cassini esibite con generosità durante una danza sul tavolo dell’albergo. Gli attori comici sono molto bravi ma poco convinti, lo stesso Renzo Montagnani ricorda il film come «una cazzata pazzesca».

Tutta da scoprire (1981) di Giuliano Carnimeo, noto anche come L’amante tutta da scoprire, è scritto e sceneggiato da Roberto Gianviti e Luis Castro. Nadia Cassini recita a tutto sedere accanto a Renzo Montagnani, Enzo Cannavale, Bombolo e il compagno Yorgo Voyagis. Il culo della bella americana è esposto a tutto tondo anche sui manifesti e sui flani e la frase di lancio parla di una Cassini stupendamente bella e favolosamente appetitosa e di due comici superlativi come Bombolo e Cannavale.

L’assistente sociale tutto pepe (1981) di Nando Cicero è scritto e sceneggiato da Stefano e Alessandro Canzio. Gli attori sono Nadia Cassini, Renzo Montagnani, Yorgo Voayagis, Irene Papas, Fiorenzo Fiorentini, Nino Terzo, Gigi Ballista e Sergio Di Pinto. Si tratta di un tardo scorreggione all’italiana, erotico quanto basta e incentrato tanto per cambiare sul posteriore di Nadia Cassini che si esibisce in una notevole scena di bagno in vasca. Il film ha come unico motivo di interesse il suo sedere che viene esibito lungo la strada alla guida di una bicicletta e pure in piscina sotto gli occhi di un gruppo di allupati. Cicero era un regista geniale e trasgressivo e se la cava con un film stile W la foca!, tanto lo sa che i fans della Cassini più che altro vogliono vederle il culo. Però ci mette anche del suo e costruisce una storia piacevole e originale su un’assistente sociale che fa pratica con quattro ladruncoli dal cuore tenero. Nino Terzo si fa notare per la caratteristica tartagliata e per i ragionamenti che fa con il sedere, la sua arma più micidiale. Possiamo dire che in questo film la Cassini non è la sola a recitare con il culo. La pellicola è stata poco vista a causa della pessima distribuzione.

Miracoloni (1981) è un film di Francesco Massaro scritto da Enrico Vanzina e dal cantautore Gianfranco Manfredi. Gli attori sono: Francesco Salvi, Benedetto Casillo, Franco Oppini, Umberto Smaila, Victor Cavallo, Mauro Di Francesco, Sergio Di Pinto, Bombolo e Nadia Cassini. Il film è un piccolo cult per i collezionisti per via che è stato scarsamente distribuito e oggi come oggi è quasi introvabile, un po’ come W la foca! di Nando Cicero. La storia vede Francesco Salvi nei panni di una sorta di Gesù-borgataro romano impegnato in vicende dal tono miracolistico. Cavallo interpreta Giuda, Smaila è Sant’Antonio, Oppini è San Francesco e Nadia Cassini niente meno che Giovanna D’Arco. Mereghetti lo definisce «una farsa desolante». Il film in effetti non funziona pure perché è troppo spinto, quasi blasfemo nella sua volontà di ironizzare su cose di argomento religioso. Da citare la battuta di Nadia Cassini: «Venga nel mio taxi che è profumato mentre nella carrozza il cavallo fa certe scorregge…»

Giovani belle… probabilmente ricche (1982) di Michele Massimo Tarantini è l’ultimo film di Nadia Cassini, scritto e sceneggiato dal regista e da Tito Carpi e non fu certo un successo, pure perché orami la stagione dell’erotico all’italiana volgeva al termine. Il cast era di quelli da urlo e in altri tempi avrebbe fatto furore: Nadia Cassini, Carmen Russo e la diva dell’hard Olivia Link riunite per una tarda commediaccia che vede tre signore di provincia che devono tradire i mariti per riscuotere un’eredità. Ci sono anche Gianfranco D’Angelo, Nino Terzo, Michele Gammino, Sergio Leonardi, Franco Diogene e Lucio Montanaro. C’è poco nudo, quasi mai della Cassini, l’unica che fa vedere qualcosa è Carmen Russo. Il clima che si respira è quella della pochade con tanti luoghi comuni sulla vita in provincia. Secondo me però si può ancora vedere.

 

Nadia Cassini aveva un gran brutto carattere, trovava sempre da ridire su tutto ed era poco disponibile ad assecondare le esigenze dei registi. Infatti nei suoi film non ci sono mai nudi integrali, la Cassini mostra il sedere solo perché se si fosse rifiutata di farlo non l’avrebbero mai fatta lavorare. Non era una stupida ed era consapevole che il pubblico voleva soltanto quello da lei, però sperava prima o poi di poter fare altro. Cantare e ballare erano la sua passione, obiettivamente lo sapeva fare poco. Recitare non era cosa per lei, tant’è vero che non aveva neppure imparato a parlare bene l’italiano. Il regista Mariano Laurenti ricorda che nella sua lunga carriera Nadia Cassini è stata l’unica attrice che gli ha fatto perdere la pazienza. Nadia Cassini invece ha affermato in una vecchia intervista che riusciva a fare questi personaggi che le imponevano solo perché immaginava di essere una specie di cartone animato. Negli anni Settanta e Ottanta la bella attrice è stata molto attiva pure in televisione dove ha preso parte a commedie musicali e alcuni show sulle reti Mediaset (“Premiatissima”, 1983). A metà anni Settanta si ricorda una sua partecipazione a uno sketch con Lando Buzzanca che scandalizzò l’Italia per via dell’esposizione a tutto schermo del suo posteriore coperto da un sottilissimo perizoma. Fu il via al successo.

Inutile ripetere che Nadia Cassini deve la sua popolarità solo al suo posteriore, che viene definito dalla stampa italiana “il più bello del mondo”. Nadia mostra fin da subito quali sono le sue capacità recitative e infatti i suoi produttori decidono di farle seguire un cliché fisso: la bella ingenua, che non sa di essere così bella, capace però alla fine di stupire tutti con la propria, inaspettata, furbizia. I maligni dicono che nel suo caso valeva il detto volgare “recitare col culo”, ma dobbiamo dire che almeno ripresa di spalle la sua figura la faceva. La macchina da presa si soffermava a lungo su quei glutei rotondi e (credo) sodi e noi ragazzini sognavamo. Cos’altro potevamo fare? Narrano le leggende metropolitane che l’attrice dovesse essere costantemente doppiata a causa del suo accento americano a dir poco irritante. Solo ne La dottoressa ci sta col colonnello la possiamo apprezzare con la sua vera voce.

 

Gordiano Lupi

 

 

FILMOGRAFIA DI NADIA CASSINI


Il divorzio di Romolo Guerrieri (1970)

Il dio serpente di Piero Vivarelli (1970)

Quando gli uomini armarono la clava… e con le donne fecero din don di Bruno Corbucci (1971)

Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù di Mariano Laurenti (1971)

Colpiscono senza pietà di Michael Hodges (1972)

Ecco lingua d’argento di Mauro Ivaldi (1976)

Spogliamoci così senza pudor di Sergio Martino (1977)

Star Crash - Scontri stellari oltre la terza dimensione di Luigi Cozzi (1978)

Io tigro, tu tigri, egli tigra di Giorgio Capitani e Renato Pozzetto (1978)

L’insegnante balla… con tutta la classe di Giuliano Carnimeo (1979)

L’infermiera nella corsia dei militari di Mariano Laurenti (1979)

Io zombo, tu zombi, egli zomba di Nello Rossati (1979)

La dottoressa ci sta col colonnello di Michele Massimo Tarantini (1980)

Tutta da scoprire di Giuliano Carnimeo (1981)

L’assistente sociale tutto pepe di Nando Cicero (1981)

Miracoloni di Francesco Massaro (1981)

Giovani belle… probabilmente ricche di Michele Massimo Tarantini (1982)


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