Raccolta staminali cordone ombelicale: dietro ai divieti si nascondono gli interessi 
Monopolio ed esentasse per le associazioni!
27 Agosto 2007
 

«Gratta, gratta... c'è la roba!» denunciava Ernesto Rossi riferendosi ad alcune posizioni della Chiesa cattolica romana. Così potremmo dire per i divieti posti in Italia in materia di conservazione del cordone ombelicale: dietro a grandi enunciazioni a favore del pubblico e dell'atto altruistico della donazione, a ben vedere ci sono gli interessi delle associazioni no-profit che in assoluto monopolio gestiscono l'affare dopo essere state perfino esentate dalle tasse!

In pratica oggi grazie alla legge 219/2005 sul sangue, dovrebbe esserci una rete di strutture pubbliche e private per la conservazione dei cordoni e delle cellule staminali emopoietiche. La legge prevedeva con l'articolo 10 la creazione di questa rete entro il luglio scorso, ma ancora non è stata attuata. Ad oggi in più, e contro lo spirito di quella legge, si è aggiunta un'ordinanza che vieta la nascita di biobanche private. Si è stilato lo schema di recepimento di una direttiva europea con un decreto ministeriale che, oltre a armonizzare i criteri per la donazione e la conservazione di cellule e tessuti, rinnova il divieto per le biobanche private, ma solo per quelle che fanno profitto, autorizzando le no-profit, cioè le stesse che grazie alla legge 219 venivano esentate dal prelievo fiscale. In particolare, con l'articolo 6 si stabilisce che le associazioni concorrono a individuare le tariffe che verranno loro rimborsate dal SSN per i servizi resi, con l'articolo 7 si specifica che possono organizzare la raccolta e con l'articolo 9 si dispone che le loro attività non sono soggette ad imposizione fiscale.

Di che cifre parliamo? «Per conservare per un anno presso una banca specializzata un’unita' di sangue placentare, la spesa è di oltre 2000 euro», dichiarazione di Maria Cristina Tirindelli, Presidente Adisco del Lazio -Fonte: Cordis (06/04/2005).

Mentre in America o in Germania il kit per analisi, catalogazione e conservazione costa mediamente 1.000 Usd (774 euro, spesa unica iniziale) e, sempre mediamente, 100 Usd (77 euro) all’anno. E sono biobanche private che dopo aver pagato le tasse devono anche farci profitti.

Insomma un bell'affare, gestito in assoluto regime di monopolio, dove la concorrenza privata è stata bandita per legge, in una situazione dove il pubblico, per carenza di fondi, garantisce il prelievo del cordone a malapena nel 10% dei punti nascita e, al contempo, vieta la conservazione a proprie spese nel territorio italiano (la conservazione autologa è ammessa solo in biobanche all'estero). Un affare in cui a rimetterci è lo Stato, che autorizza solo alcune associazioni a rendergli un servizio in monopolio che paga due volte: con la tariffa determinata dalla stessa associazione (comunque in mancanza di concorrenza) e con il mancato introito delle tasse.

Ha ancora senso parlare di gesto altruistico della donazione quando alla donna non è possibile esercitarlo, e chi gestisce le donazioni ha tutti gli interessi a mantenere lo status quo?

 

Donatella Poretti


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