Ru486. Finalmente anche in Italia il diritto alla salute e alla scelta. Ma stiamo in allerta...
di Andrea Carapellucci, prefazione di Silvio Viale (1  www.associazioneaglietta.it)
di Andrea Carapellucci, prefazione di Silvio Viale (1 www.associazioneaglietta.it) 
21 Maggio 2007
 

Secondo quanto fa sapere l'Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), entro novembre di quest'anno sarà commercializzata anche in Italia la pillola abortiva Ru486. Questo grazie alla procedura di mutuo riconoscimento. Fra l'altro, l'Emea, l'Agenzia europea del farmaco, ha confermato che la Ru486 è efficace e sicura. Un parere puramente scientifico che respinge le illazioni antiscientifiche di coloro che sono contrari all'aborto.

Finalmente, anche le donne italiane avranno il diritto di scegliere se abortire con una procedura chirurgica invasiva come l'aspirazione, oppure con metodo farmacologico.

Nel rispetto e nell'attuazione dell'attuale legge sull'aborto (che prevede l'aggiornamento delle tecniche), si potrà far fronte alle scandalose situazioni di carenza di personale dovuta alla quasi totalità di medici obiettori che impedisce il godimento di questo diritto sanitario a chi ne fa richiesta: con l'aborto farmacologico il ricovero non è necessario, i costi sanitari sono decisamente tagliati, l'impatto psico-emotivo della donna può notevolmente ridursi rispetto all'aborto chirurgico (la degenza ospedaliera accanto a donne che stanno per partorire non è il massimo...) e, soprattutto, anche un solo medico può far fronte ad una quantità di richieste che sarebbe impensabile nel caso dell'intervento chirurgico. Certamente non è la soluzione finale a quelle realtà ospedaliere dove nulla viene fatto dal ministero per l'esercizio di questo diritto sanitario(1) e dove la latitanza del personale è totale, ma è sicuramente l'alleggerimento di una situazione scientifico/burocratica che può mutare la situazione.

Una sola preoccupazione: vista l'assurdità da parte del ministero della Salute di aver imposto finora solo sperimentazioni (a cosa servivano dopo che da più di venti anni l'aborto farmacologico è utilizzato in larga parte del mondo?) e visto il comportamento dello stesso ministero della Salute in quelle che fino ad ora sono state le prove generali per il Partito Democratico (cioè il sonnifero e il silenziatore a tutte quelle riforme che in qualche modo potessero turbare l'equilibrio interno di questa nascente formazione partitica – vedi l'ultima vicenda sulle staminali del cordone ombelicale), non vorrei che questa pillola abortiva divenga un nuovo agnello sacrificale. Certamente il processo di introduzione sembra a senso unico verso l'autorizzazione, ma da chi sacrifica la salute e i diritti dei cittadini in nome della propria opportunità politica, c'è da aspettarsi le mosse e le decisioni più incredibili, anche stravolgendo il senso comune oltre che leggi e normative.

 

Donatella Poretti

 

 

(1) Vedi questa mia interrogazione sul caso Basilicata.


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