Obḷ cubano
Castro: icona verde-rossa 
“Condenados a muerte prematura por hambre y sed más de 3 mil millones de personas en el mundo”
04 Aprile 2007
 

Il passato 28 marzo, dopo una lunga convalescenza, è ritornato Fidel Castro. Il suo lungo analisi si trova sul giornale di regime Granma. Ecco la parte iniziale del suo discorso: «Condenados a muerte prematura por hambre y sed más de 3 mil millones de personas en el mundo. No se trata de una cifra exagerada; es más bien cautelosa. En eso he meditado bastante después de la reunión del presidente Bush con los fabricantes norteamericanos de automóviles. La idea siniestra de convertir los alimentos en combustible quedó definitivamente establecida como línea económica de la política exterior de Estados Unidos...».

L’avevamo lasciato morente qualche mese fa dopo una delicatissima operazione intestinale. In Florida già si facevano i piani per il dopo Castro. Invece Castro si ristabilisce. E si risveglia non solo rosso ma anche verde. La sua ripresa è talmente “verde” che anche lui abbraccia la fede ecologista e scaglia su Bush le sue cariche demagogiche e populiste da vecchio caudillo che sa come blandire il suo popolo: «Bush condanna a morte prematura per fame e sete più di tre miliardi di persone nel mondo»… A quanto pare l’operazione gli ha fatto bene. Ha alzato il tiro: non più Iraq o Afghanistan, troppo lontani per noi europei, figurarsi per un cubano; è come parlare di Marte o di Giove. Per il ritorno di Castro è stato scelto un tema che serpeggia da tempo anche nella sinistra italiana: l’ambiente. La nuova religione ambientalista che ha intriso il cervello di pregiudizi ad una fetta non trascurabile della nostra popolazione non poteva non essere in prima fila nella battaglia contro Bush. Nell’alzo del tiro ha probabilmente giocato anche l'effetto dell'ultimo rapporto del WWF, del novembre scorso, che presenta Cuba come il modello di uno sviluppo sostenibile. Quindi Castro è pronto per un altro attacco a Bush ma questa volta con una nuova “arma”: i biocarburanti.

Detta così, verrebbe spontaneo pensare che Castro avesse in testa di contrastare il petrolio Texano e i petrodollari con l’etanolo ricavato dalla canna da zucchero. Invece no. Se la prende con il presidente degli Stati Uniti perché lo stesso Bush ha deciso di puntare sull’etanolo per il trasporto con una graduale sostituzione di benzina e diesel. Avete capito bene! Se la prende con chi vuole sostituire la benzina con l’etanolo. E dato che l’etanolo viene ricavato dal mais o dalla canna da zucchero (di cui Cuba e Brasile sono grandi esportatori) allora anche Castro viene folgorato dalle ubbie ambientaliste e parla di «sinistra idea di convertire gli alimenti in combustibile». A parte il fatto che gli alimenti sono già combustibile per il nostro corpo, viene da chiedersi: ma come? Non è questo che vent’anni fa avrebbero voluto i comunisti e i verdi? Non è questa la via che si predicava? Non è la manna arrivata dal cielo per dare più terre da coltivare ai campesinos? Che è successo?

È successo che l’ecologia ha esercitato una spinta incontenibile. La stessa che fa sragionare i nostri ambientalisti della domenica, quelli che prendono i contributi per farci sognare un mondo alla Mulino Bianco anche se tale mondo non esiste. L’importante è tutelare anche il più piccolo degli alberi affinché non venga tagliato per costruire una sordida autostrada da oscuri intrecci capitalisti. Così, l’ubbia ambientalista folgora anche Castro: l’avevamo lasciato icona del pacifismo e ce lo rinveniamo paladino dei movimenti ecologisti più estremisti. Pensavamo che moriva leader del movimento No-global e invece lo ritroviamo rinato che si scaglia contro la sciagurata idea di convertire gli alimenti in combustibile. Perché ciò significa deforestazione e più acqua da consumare, con il risultato – dice Castro – che le conseguenze di questa misura sono la «condanna a morte prematura per fame e per sete di oltre 3 miliardi di persone nel mondo», come recita testualmente in spagnolo l’occhiello di questo articolo.

Ma come? I biocarburanti non erano stati unanimemente invocati come soluzione per il protocollo di Kyoto? Non dovevano essere la soluzione per la riduzione di emissioni di CO2? Cos’è cambiato nei movimenti estremisti (tra cui Greenpeace) che da un’iniziale prudenza sono poi passati ad essere apertamente ostili? Cosa mai è potuto balenare negli encefali dei verdi ambientalisti comunisti e don chisciotteschi che hanno deciso di combattere l’implacabile mulino di tutte le miserie umane asserragliati in una resistenza ad oltranza contro l’etanolo?

Non sarà che l’interesse per il picco del petrolio cela invece un interesse più sordido, quello del rintocco delle campane che suonano a morte per il capitalismo? Non sarà che tutti aspettano quest’ora del picco come l’ora segnata dal destino, l’ora del crollo dell’industria automobilistica simbolo della prepotenza insolente del capitalismo? Non sarà che la proposta di Bush di convertire all’etanolo il 20% dell’industria automobilistica entro il 2012, possa far indulgere la gente a non giudicarlo più l’incarnazione del male, la personificazione del capitalismo indifferente alla sofferenza e possa farlo diventare ai loro occhi perfino “etico”? Non sarà che l’accordo che Bush ha fatto con Lula in Brasile per moltiplicare l’industria dei biocarburanti è per rallentare l’espansione in America Latina del presidente venezuelano Hugo Chavez, grande alleato di Castro e suo aspirante successore come paladino della lotta internazionale antimperialista? Non sarà che scagliandosi contro le multinazionali si pongono le basi per un nuovo totalitarismo?

 

Ecco che allora si spiega tutto. Il redivivo Castro con il suo ambientalismo usato come specchio per le allodole vuole in realtà un maggior consumo di petrolio da parte dei Paesi latino-americani per le mire espansionistiche del suo amico Chavez. Più petrolio implica più ricchezza per il Venezuela e di conseguenza più finanziamenti diretti a Cuba, Bolivia, Ecuador, cioè a quei paesi maggiormente antiamericani. L’alleanza Bush-Lula, invece, tende a svincolarsi da questa dipendenza e perciò Castro la percepisce come una grave minaccia.

Paradossalmente, gli ambientalisti che salutano il ritorno di Castro sulla scena internazionale, credono di combattere il consumo di combustibili fossili ma finiscono perversamente per fare gli interessi dell’industria petrolifera: si riempiono la bocca con buonismo verde ed evacuano totalitarismo rosso.

 

Walter Mendizza

(da Notizie radicali, 3 aprile 2007)

 

 

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