Diario di bordo
Brivio e Monti. La posta in gioco in vista delle europee
22 Dicembre 2023
 

La campagna elettorale per rinnovare il Parlamento europeo nel giugno 2024 è iniziata da tempo. Si susseguono gli incontri di leader europei per definire schieramenti e programmi. Grandi manovre sono in corso attorno al raggruppamento principale, il Partito Popolare Europeo, per misurarne le capacità di aggregazione in vista di future coalizioni che questa volta potrebbero differenziarsi da quella che da sempre regge il Parlamento (popolari, socialisti e liberali). A Firenze c’è stato il tentativo non del tutto riuscito di configurare una compatta destra europea con Lega, Rassemblement national, Alternative fur Deutschland e altri. Più avanti anche la sinistra europea farà altrettanto.

La posta in gioco questa volta è molto alta: la Commissione come governo europeo forte e autorevole. La guerra in Ucraina ha posto il problema della difesa europea, la guerra in Medio-Oriente quello del ruolo dell’Europa nel Mondo. Due temi essenziali per una Commissione che è già riuscita a mettere in comune e a governare un debito per finanziare investimenti collettivi (NextgenEU). Ora si pone una nuova sfida, quella di ridisegnare le regole del Patto di crescita e stabilità, un tema di estrema concretezza per l’Unione europea. Una nuova filosofia politica per stabilire la dimensione di un debito accettabile per lo sviluppo economico e quale sia la crescita sostenibile capace di ripagarlo. Una scommessa sulla possibilità di coniugare la filosofia germanica della rigidità e della rotta sicura con quella latina della flessibilità e della navigazione a vista.

È in questo quadro che si è aperto e chiuso il vertice del Consiglio Europeo del 14-15 dicembre, con un passo in avanti e l’altro fermo. Il progresso è avvenuto sull’allargamento: “Il Consiglio europeo decide di avviare negoziati di adesione con l'Ucraina e la Repubblica di Moldova” (punto 15 del comunicato). Si è superato il veto annunciato da Orbàn grazie alla sua uscita dalla sala al momento del voto. In termini tecnico-giuridici si chiama “astensione costruttiva” ed è prevista dal trattato sul funzionamento dell’UE (art. 238, comma 4), una sorta di scappatoia per aggirare l’unanimità. Ora la via per l’adesione all’Ue di Ucraina e Moldavia è ufficialmente aperta, un segnale politico importante in una fase di stallo sul fronte militare. Manca ancora il voto sul fondo da 50 miliardi per contribuire alla ripresa, alla ricostruzione e alla modernizzazione del Paese, in vista dell’adesione. Orban ha posto il veto in modo formale e dunque tutto è rimasto fermo e se ne riparlerà nel prossimo Consiglio Europeo, a breve. Sullo sfondo del vertice campeggiava, appunto, l’incognita del Patto di crescita e stabilità, la cui sospensione, causata dalla pandemia scade alla fine dell’anno in corso. Giorgia Meloni dice che c'è ancora distanza tra le parti, la Commissione e i vari Paesi dell'Ue Forse pensava al Mes, immaginando una soluzione combinata tra le due questioni. Una specie di rilancio della posta con un poker al buio, però il veto è solo a parole e senza una scelta chiara da parte dell’Italia, si è fuori dal futuro governo europeo che uscirà dalle elezioni. È bene saperlo.

 

Giuseppe Enrico Brivio - segretario della sezione “Ezio Vedovelli” Valtellina-Valchiavenna del Movimento federalista europeo

Guido Monti - responsabile del Comitato provinciale per l’Europa di Sondrio


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