Diario di bordo
Brivio e Monti. Dar vita a una effettiva cittadinanza attiva europea 
A Sondrio in pompa magna il 2 giugno ma snobbato il 9 maggio
Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e Luigi Einaudi
Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e Luigi Einaudi 
09 Giugno 2022
 

A una settimana di distanza dalla celebrazione della nascita della Repubblica italiana vale la pena di tornare sull’avvenimento che è stato tenuto in pompa magna a Sondrio alla presenza delle principali autorità istituzionali, amministrative e militari della nostra provincia. La presenza alla cerimonia, massiccia e indistinta, ha portato il massimo rappresentante dello Stato a definire la giornata quale «festa di tutti», come del resto è giusto e logico che sia, tranne forse per qualche sparuta rappresentanza di nostalgici del re ancora in vita a 75 anni dalla fine della monarchia. Una domanda sorge però spontanea: come mai il 2 giugno viene considerato una ricorrenza condivisa e popolare e, al contrario, non lo è ancora il 9 maggio giornata dell’Europa?

Quel giorno a Sondrio, all’alzabandiera sul pennone fatto collocare dai federalisti europei nella piazzetta antistante palazzo Martinengo, erano presenti solo un assessore comunale sondriese, qualche esponente politico e di alcune associazioni della società civile, un alpino che ha cortesemente issato il vessillo azzurro stellato e un paio di scolaresche. Perché non c’era nessun altro rappresentante delle istituzioni e degli enti locali, malgrado l’invito a intervenire fosse stato indirizzato a diverse autorità?

Una semplice considerazione porterebbe a pensare che, mentre la Repubblica è nata nel 1946 e viene festeggiata da allora, la celebrazione della giornata europea è entrata ufficialmente in vigore solo dal 1986, quindi ha un’esistenza temporalmente dimezzata rispetto al 2 giugno. Resta il fatto che in poco più di trentacinque anni la festa dell’Europa non è ancora entrata nell’immaginario collettivo, probabilmente anche per responsabilità degli europeisti che non sono riusciti a renderla abbastanza conosciuta e sentita. Però senza l’appoggio convinto e solidale dei massimi rappresentanti statali e locali non sarà facile arrivare a equiparare l’importanza della giornata europea a quella di altre ricorrenze, quali la festa della Liberazione, della Repubblica o della Vittoria nella Grande Guerra.

Già, ma gli apparati dello Stato e delle sue articolazioni sono davvero disposti e pronti ad accettare di mettere sullo stesso piano le celebrazioni sostanzialmente nazionali con una esplicitamente dedicata ad un’entità sovranazionale, l’Unione europea, spesso criticata e malvista? Non si può negare che perfino all’interno del governo italiano vi sono forze che storcono il naso e chiudono occhi ed orecchie quando fiutano odore d’Europa o ne vedono e sentono parlare. Solo per fare un esempio, nei giorni scorsi all’arrivo delle raccomandazioni inviate annualmente da Bruxelles agli stati membri dell’Ue Matteo Salvini ha ricominciato con le solite litanie (“Basta pagelle, sappiamo fare da soli”). Quanti, anche fuori dall’esecutivo, sono tacitamente d’accordo con lui e non intendono rinunciare alle loro prebende a favore di un’entità astratta quale è ostinatamente considerata l’Unione europea?

Ecco perché è sempre più necessario entrare in contatto con le scuole, le rappresentanze amministrative e associative dei cittadini e ogni ambito d’attività produttiva per far accrescere una vera coscienza europea e dar vita a una effettiva cittadinanza attiva europea, la sola in grado di spostare gli equilibri dagli stantii scenari statali a quelli sovranazionali, laddove è possibile trovare risposte concrete alle grandi questioni d’attualità (vedi l’emergenza sanitaria ed il conflitto in corso fra russi ed ucraini).

Come dicevano oltre 70 anni fa con lungimiranza due padri fondatori dell’Europa, Luigi Einaudi e Altiero Spinelli padre del Manifesto di Ventotene, gli stati sono ormai polvere senza sostanza e la reale alternativa è fra unirsi o scomparire. Se questo è vero, allora effettivamente il 9 maggio non può che essere divisivo e non inclusivo, perché in una casa comune europea, questo è certo, non ci può essere posto sia per gli autentici e sinceri europeisti che per gli anacronistici eurofobici, euroscettici e euro tiepidi di ogni latitudine.

 

Giuseppe Enrico Brivio - segretario della sezione “Ezio Vedovelli” Valtellina-Valchiavenna del Movimento federalista europeo

Guido Monti - responsabile del Comitato provinciale per l’Europa di Sondrio


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