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Nel tempo angusto e oscuro del Coronavirus 
di Giovanni Maria di Lieto
20 Aprile 2020
 

Ai medici, al personale sanitario, ai volontari delle associazioni, alle forze dell’ordine, a tutti coloro che per compiti istituzionali pongono il loro impegno al servizio del bene comune.

A chi soffre la solitudine e l’isolamento forzato.

A chi aveva già fatto dell’isolamento consapevole il proprio modello di vita.

All’umanità intera che ha pieno diritto alla narrazione di un presente e di un futuro da vivere nella condivisione di rapporti, amicizia, affetti, sensibilità, abbracci, amori.

 

Al di là dei proclami e dei vuoti presenzialismi, propri dei tempi correnti, la lezione dei medici, degli infermieri, dei volontari va còlta e non sprecata, nel senso che vanno “recuperati” l’eticità e la credibilità dei comportamenti, la solidarietà e la coesione sociale, i valori in cui credere, la spinta ideale e di passioni, che sono adempimento del dovere, ma non solo.

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna (Oscar Wilde).

Nel senso e nel segno della volontà dell’Ottimismo, valga la forza della Poesia dell’indimenticabile Giannino di Lieto, che torna a noi con “Muri d’isole”, “Acqua di cisterna”, “Padre”.

 

 

*****

 

Muri d’isole

 

Nei cerchi propagati il sole è fermo

un falco verticale sulla preda

e nube ambigua, zolfo

atomi disgregati

su coni – gronda in tese d’incredibile

 

stalattiti d’ombra incrostano le grotte

boccaporti dell’anima:

innalzeremo muri d’isole

verdi sull’oceano.

 

Giannino di Lieto

(da Indecifrabile perché, Roma 1970)

 

 

*****

 

Acqua di cisterna

 

Dondolano

le case

annodate

come un fazzoletto

al poggio

la campana cheta

gli archi

fioriti del bosco

è il canto della terra:

a pena d’amore

il petto si muove

sotto la camicia

diafana alla luna.

M’assopisco

in un rigagnolo d’eternità.

Odo sul fosso

il cuore incline

alla serpe

uccisa

nel cerchio d’uno schioppo.

 

Giannino di Lieto

(da Poesie, Padova 1969)

 

 

*****

 

Padre

 

separazione come accusa la parte una stella sassi e conchiglie

mansueti sentieri dormendo ancora solo esperienze del padre

vissute ormai scrittura in quella traccia di un “O” nel buio

dolci gocce d’erba cubo del bosco non più di una fiamma indietro

rifugio altalene magiche anelli con la spiga diamante dei passaggi

ciascuno senza fatica sottrae la corte al bianco semi sulla testa

anfore del fiume al suo dominio fino al punto che fu terra anche

una piazza una strada figure di animali secondo soldati a equinozi

li portiamo dopo averli raccolti piccolo ibis riceve le mani

dal mutare delle foglie uomini in uso dei tatuaggi percorsi

neppure città intorno freddissimo rischiato inizio dalle cime.

 

Giannino di Lieto

(da Racconto delle figurine & Croce di Cambio, Salerno 1980)

 

 

*****

 

Così si arriva all’estremo esito dell’esperienza della parola, con una felicità dell’invenzione, del pensiero, del fervore della vita, di catalogazioni di oggetti preziosi come conquista assoluta del possesso della mente e dell’anima. (Giorgio Bàrberi Squarotti, a commento dell’Opera poetica di Giannino di Lieto)


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