In tutta libertà
Gianfranco Cercone. “Pose” di Ryan Murphy, Brad Falchuck, Steve Canals
03 Marzo 2019
 

Se i film somigliano spesso a novelle – il racconto, cioè, è concentrato su un insieme ristretto di fatti e di personaggi – sono a volte invece le serie televisive a somigliare di più a dei romanzi; e non tanto perché sono più lunghe di un film, ma perché la durata maggiore permette loro di allargare il campo di osservazione, di inserire i fatti narrati all'interno di un mondo, fosse anche soltanto un piccolo mondo, un microcosmo.

Ora è evidente che un romanzo non è di per sé migliore di una novella. Esistono anche quei romanzi popolari – una volta si chiamavano: d'appendice – capaci di magari di avvincere l'attenzione del lettore grazie all'abilità della tecnica narrativa, ma grossolani nel disegno dei personaggi, farraginosi e inverosimili nell'intreccio. E tante volte le serie somigliano a romanzi di questa specie.

Ma ce ne sono alcune, invece, in cui, per esempio, la pittura d'ambiente – di quel mondo, piccolo o grande, che costituisce l'humus dei fatti raccontati – è sottile ed efficace.

Mi sembra il caso della serie americana Pose, ideata da Ryan Murpht, Brad Falchuck e Steve Canals, trasmessa l'anno scorso negli Stati Uniti su un canale della Fox, disponibile da qualche giorno su Netflix.

L'ambiente in questione è dei più marginali ed eccentrici. Il centro della vicenda è un locale notturno, una sala da ballo, di New York, nella quale, negli anni Ottanta, si esibivano delle drag queen, e dei ragazzi gay, in concorsi di eleganza e di bellezza. Il concorso era il motore di quelle serate, perché la conquista del primo premio, secondo quanto ci viene raccontato, era una forma di rivalsa contro uno star system che emarginava persone che in gran parte aspiravano a entrare nell'industria dello spettacolo, e contro una società ancora sprezzante, ostile.

L'aspirazione a integrarsi, per non sentirsi soli, indifesi e respinti da tutti, induce i partecipanti al concorso a organizzarsi in squadre, sono chiamate “House”, ognuna con un nome di fantasia: a volte benaugurale (House od Abundance), a volte di sfida (House of Ferocity). Delle House strutturate come famiglie, al cui capo, madre e padre allo stesso tempo, è una drag queen, e i cui figli sono ragazzi di varie etnie, poveri, piccoli delinquenti, magari scacciati dalle famiglie di origine, che in appartamenti un po' fatiscenti, il cui affitto è pagato grazie a modesti lavori diurni, o grazie alle elargizioni di un amante, magari facoltoso, ma capace di interrompere di punto in bianco quella relazione clandestina; in quegli appartamenti tentano di ricreare il calore di una famiglia: i pranzi intorno a una tavola, il Natale celebrato insieme; ma anche, di una famiglia, la disciplina, il rispetto delle regole di convivenza.

Beninteso: non è un idillio, una realtà idealizzata, quella che racconta Pose (malgrado qualche scivolamento nel sentimentalismo). Se anche in questa società alternativa sono presenti, e con vigore, l'amicizia, la solidarietà, l'amore, anche il più sensuale, la coscienza di far parte di un ghetto incattivisce a volte i suoi membri, li fa sbranare tra loro, come sfogando nella comunità le ferite ricevute dal mondo esterno. E poi è un'epoca in cui imperversa l'epidemia di AIDS, una malattia ancora terrorizzante, ineluttabilmente e rapidamente mortale, che separa gli amanti, e alimenta il dubbio quotidiano di essere infetti.

Ma, come tanto spesso nel cinema americano, contro ogni avversità, prevale il desiderio di farcela, di proseguire comunque, allo stesso tempo, nella vita e nello spettacolo.

Se questo, in generale, è l'impianto del racconto, la bellezza della serie è soprattutto nei momenti di verità che gli interpreti, bravissimi, regalano ai loro personaggi.

Pose ha ricevuto due candidature ai Golden Globe. E un premio dell'American Film Institute come uno dei migliori programmi televisivi trasmessi nel 2018.

 

Gianfranco Cercone

(Trascrizione della puntata di “Cinema e cinema”
trasmessa da Radio Radicale il 23 febbraio 2019
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QUI la scheda audio)


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