Diario di bordo
Quali strategie nella gestione dell’Ambito Territoriale Ottimale e a quali condizioni per i cittadini? 
“Non servono nuovi consorzi... semmai bisognerebbe avere il coraggio di ridurli e,nel caso del BIM, passarne le competenze e le risorse alla Provincia”
11 Gennaio 2007
 

Il servizio idrico integrato per usi civili, acquedotti, fognature e depurazione delle acque reflue sarà una delle sfide più delicate che le amministrazioni locali e la politica provinciale dovranno affrontare nei prossimi mesi. Siamo l’ultima provincia lombarda a dovere ancora fare le scelte strategiche e questo è un paradosso per un territorio governato da chi sostiene che bisogna essere padroni a casa nostra.

Forte è la preoccupazione per le scelte che riguardano la futura gestione e i rischi connessi di un innalzamento delle tariffe. Nella riunione a palazzo Muzio del 19 dicembre 2006, i Sindaci e gli Amministratori locali sono stati chiamati ad approvare i due schemi di convenzione, uno per la costituzione del Consorzio tra enti locali nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO), comprendente l’intero territorio della provincia, l’altro per la costituzione del consorzio dell’Autorità d’Ambito, per il coordinamento e la cooperazione degli Enti Locali appartenenti all’ATO. Di comune accordo hanno stabilito un rinvio e la costituzione di una commissione di lavoro, per analizzare meglio le prospettive e le scelte da prendere, formata da amministratori rappresentativi dell’intero territorio provinciale.

I Democratici di sinistra seguono con interesse questo sforzo e attendono la proposta finale.

Il presente documento vuol essere un contributo anche al loro lavoro.

Dopo la forte presenza di captazioni d’acqua che ha visto nello sfruttamento idroelettrico il grande affere di grandi e piccoli produttori, ora siamo di fronte a quello che potrebbe essere definito il nuovo business dell’acqua, l’oro bianco del futuro. Se la gestione non sarà oculata e strategicamente forte, l'esito di questa partita potrebbe portare a forti aumenti tariffari e all’innalzamento dei costi per i cittadini.

Vi sono studi che in funzione degli investimenti sulla rete degli acquedotti e depurazione prevedono un innalzamento delle tariffe per i cittadini del 40% passando da una media di 0,73 € a cifre che superano 1,00 €. Sarebbe una beffa se, proprio in un territorio di montagna dove l’acqua nasce e continua a creare ricchezza, l’incapacità della programmazione e della gestione portassero a costi elevati per l'uso più semplice: il berla.

Proprio questa preoccupazione ci spinge a delineare sinteticamente le nostre posizioni per provare ad aprire una discussione alla luce del sole, evitando le stanze dei bottoni o, peggio ancora, il rischio di ridurre tutto a qualche poltrona nei futuri consigli d’amministrazione, magari barattando il tutto con la nuova nomina a presidente del BIM.

La normativa pone una regola di buon senso: la separazione tra chi programma (che mantiene la proprietà della rete degli acquedotti ecc.) che deve essere soggetto pubblico, e chi gestisce, soggetto privato, a cui sarà affidata l’erogazione del servizio.

Sull’ATO si aprono scenari provinciali e scelte strategiche che richiedono coraggio: sono in gioco il ruolo e il futuro della Secam, del BIM e di numerose società ex municipalizzate o di gestione di servizi oggi presenti sul territorio provinciale e sul mercato tra cui: ASM, SSTC, SCA, ISE, Valdisotto Servizi, SIEC, AEM di Tirano, per citarne alcune.

Noi crediamo che non servano nuovi consorzi per la gestione della proprietà delle reti, semmai bisognerebbe avere il coraggio di ridurli e, nel caso del BIM, passarne le competenze e le risorse alla Provincia.

Quanto alla Secam, questa società in passato non ha sempre brillato, tuttavia, proprio perché rappresentativa di tutti gli Enti Locali provinciali, potrebbe rappresentare quel soggetto per la gestione delle proprietà delle reti degli acquedotti. C’è però bisogno di fare chiarezza e trasparenza nella sua gestione, nelle regole dei criteri e requisiti nelle scelte del Consiglio d’Amministrazione, anche per la tutela delle minoranze, arrivando infine ad applicare il principio fondamentale di separazione tra chi programma e chi gestisce. Per questo una delle condizioni per ripristinare la separazione tra i ruoli sono le dimissioni del suo Presidente, il leghista Gildo De Gianni, che oggi è anche Vicepresidente dell’Amministrazione provinciale.

Nella rappresentanza dei comuni l’ultima Delibera della Giunta Regionale, del 13/12/2006, che disciplina lo schema di convenzione tipo per la costituzione del consorzio prevede la partecipazione in base alla popolazione residente all’ultimo censimento. Serve valutare bene i criteri per le quote di partecipazione che potrebbero tenere in considerazione non solo il numero degli abitanti, ma anche la superficie territoriale, e quindi potrebbero essere differenziate con un percentuale in base alla popolazione residente e l’altra in base alla superficie territoriale. Vi è poi da tenere in considerazione la differenziazione di alcuni comuni turistici dell’utilizzo delle reti nelle stagionalità turistiche dovute al forte aumento della popolazione.

La normativa consente ai comuni inferiori ai 1.000 abitanti la gestione in economia, pur aderendo all’ATO. Gli amministratori sono giustamente preoccupati nell’affrontare questa materia, ma crediamo che mantenere la gestione in economia possa, non potendo più contare sui finanziamenti statali in caso di interventi strutturali da effettuare sulla rete idrica, costare a caro prezzo per gli abitanti di quei comuni che non beneficerebbero della “solidarieta” nella suddivisione dei costi. Noi auspichiamo che vi sia una scelta strategica che porti tutti i comuni ad una gestione provinciale delle reti idriche.

Bisognerebbe fare chiarezza sulle eventuali criticità d’affrontare, sul programma degli interventi, valutare un Piano economico/finanziario che, in considerazione degli investimenti, chiarisca lo sviluppo tariffario. La tariffa sarà unica su tutto il territorio o terrà in considerazione le realtà di chi ha già fatto gli investimenti strutturali sulla rete?

Bisogna stabilire criteri e regole chiare rispetto ai rapporti fra enti locali tra chi ha già fatto e chi non ha fatto investimenti strutturali degli acquedotti e fognature. Il contratto di servizio dovrà essere predisposto creando le maggiori condizioni per la tutela delle amministrazioni e i cittadini. Nell’erogazione del servizio, della distribuzione dell’acqua, della depurazione ecc., bisogna guardare lontano, avere coraggio imprenditoriale, andando oltre le singole società che pure sino ad oggi hanno svolto un ruolo importante.

Per la gestione dell’ATO, in una giusta logica di liberalizzazione dell’erogazione dei servizi che dovrebbe portare attraverso una maggiore concorrenza anche ad un abbassamento dei costi per i cittadini, serve una dimensione imprenditoriale che possa stare sul mercato e competere.

Noi proponiamo di avere il coraggio di unire il microcosmo di tutte le società ed energie presenti, anche con l’apporto delle associazioni imprenditoriali, della Confindustria locale, dell’Unione Artigiani e dell’UCST, avendo come obiettivo la costituzione di una multiutility provinciale dell’Adda e del Mera, che unisca e rafforzi esperienze e interessi finora frammentati e crei le condizioni per un buon servizio a tariffe accettabili per i cittadini.


Democratici di Sinistra
Federazione provinciale di Sondrio


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