In tutta libertÓ
Maria Paola Forlani. Il Signor Diavolo di Pupi Avati 
A Rovigo il regista prepara il suo prossimo film, tratto dal suo romanzo
09 Luglio 2018
 

Nella semplicità della cultura arcaica contadina era tutto più definito, così tanto che il Diavolo poteva essere identificato anche con un povero innocente, un ragazzino con problemi fisici e mentali: lo racconta il regista e scrittore nel suo romanzo Il Signor Diavolo (Edizione Guanda, pagine 202, euro 16,00).

Sulla pagina e col suo cinema, in tanti film come Balsamus, l’uomo di Satana, Thomas e gli indemoniati, La mazurka del barone, della santa e del ficofiorone, La casa delle finestre che ridono, Zeder e L’arcano incantatore, Avati è grande cantastorie degli intrecci fra occulto, credenze popolari e religiose.

 

Il romanzo Il Signor Diavolo

Anni cinquanta, Italia. Il pubblico ministero Furio Momentè sta raggiungendo Venezia da Roma, inviato dal tribunale per un processo delicato. Un ragazzino di quattordici anni ha ucciso un coetaneo, e la Curia romana vuole vederci chiaro, perché nel drammatico caso è implicato un convento di suore e si mormora di visioni demoniache. All’origine di tutto c’è la morte, due anni prima, di Paolino Osti. Malattia, hanno detto i medici, ma secondo Carlo, il suo migliore amico, Paolino è morto per una maledizione: Emilio lo ha fatto inciampare mentre, in chiesa portava l’ostia consacrata per la comunione. Sacrilegio… E Paolino sul letto di morte avrebbe mormorato “Io voglio tornare”. “Far tornare” l’amico per Carlo è diventata un’ossessione che ha messo in moto oscuri rituali e misteriosi eventi. Fino alla morte di Emilio, ucciso da Carlo con la fionda di Paolino. Almeno così pare…

Pupi Avati punta sui personaggi e sull’ambientazione per catturare il lettore e invischiarlo in una storia torbida che fa leva sulle sue paure ancestrali.

A Lio Piccolo, nel cattolicesimo veneto, paese di poche anime, avvolto nelle nebbie e circondato dalle paludi della laguna veneziana, un ragazzino uccide un coetaneo. Gli anni sono quelli del dopoguerra, ancora pesantemente segnati dalla distruzione e dalle privazioni del conflitto; il caso potrebbe essere di facile risoluzione, vista l’ammissione di colpa dell’imputato, se il giovane assassino non avesse tirato in ballo niente di meno che il Maligno in persona, una suora e un sacrestano.

Un omicidio-vendetta, istigato da esponenti del clero, perpetuato ai danni di un ragazzo con disturbi fisici e mentali e accusato di essere il diavolo in persona. Un potenziale scandalo in grado di ledere molti interessi, religiosi ma anche (e soprattutto) politici.

A indagare il caso, col compito di calmare le acque, sollevando la Chiesa da ogni tipo di sospetto e assicurando il consenso democristiano della comunità, viene mandato, dal Ministero della Giustizia di Roma, l’Ispettore Furio Momentè. Personaggio ambiguo, tormentato e in cerca di riscatto personale e professionale, Momentè è destinato a scontrarsi con le radicali credenze di un mondo contadino chiuso in se stesso, geloso custode dei propri segreti e prigioniero di una religiosità spesso gretta e venata di arcaiche superstizioni.

Pupi Avati ci immerge in una storia intensamente nera, ritratto di una provincia non addomesticata, mai del tutto compresa, un profondo Nordest intriso di religione e di superstizione e in cui i confini tra vita e mistero si spostano come l’orizzonte delle paludi. Un mondo dove tutto sembra possibile. Anche l’intervento del diavolo.

 

Maria Paola Forlani


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