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Maria Lanciotti. SpirAli Appunti per un vissuto 
Anni Quaranta/Cinquanta 1
30 Gennaio 2018
 

I

Mi sono specchiata alla fontana: ho visto il cielo tremare.

 

Un coniglietto scappa dalla gabbia e si perde nel prato. Lo cercano i miei fratelli, per la cena.

 

Sui muri bombardati batte la palla e sempre mi ritorna.

 

A noi bambini figli della guerra ci danno pane nero e fichi.

 

Il cancelletto s’apre sull’orto. La tartaruga se n’è andata stanotte.

 

I sandaletti nuovi cantano a ogni passo, ridono se corro.

 

La bambolina non piange e non ride mai, è di legno con i capelli di lana.

 

Sto crescendo. Lo dice mio padre a tavola una sera sotto la pergola. Prima che si ammalasse.

 

Non conosco la vita. Non credo ai racconti che ne fanno. So che in sé porta la morte.

 

I libri hanno l’odore del forno caldo, ma non li lascio mai vicino al fuoco.

 

Mia nonna non verrà più a trovarci. Davanti alla sua foto è acceso un lume.

 

Scopro l’orizzonte: sembra così vicino!

 

 

II

Ho tutto dentro gli occhi. Anche se li chiudo, non è mai buio.

 

Ho visto il mare, m’è venuto da piangere. Non sono più la stessa.

 

Mi tingo le guance e le labbra col succo di papaveri, ma non è carnevale.

 

Dove vivono gli sfollati c’è sempre odore di fumo. Si scaldano con i fuochi accesi nei corridoi. Per l’acqua vanno col secchio alla fontana.

 

Raccolgo ciclamini per la madonnina sul monte. Appassiranno presto. Non c’è il vasetto con l’acqua, come al cimitero.

 

I bambini appena nati sembrano fiori appena sbocciati.

 

Da piccola le coccinelle si posavano sulle mani e aprivano le ali al mio soffio.

 

 

III

Sono cambiati i miei sogni, mi corre troppo il cuore. La pioggia, come le lacrime, scende all’improvviso.

 

Ho quindici anni. Me li sento bruciare dentro e addosso.

 

Alba, amica perduta, non ti dimentico. Nei tuoi occhi spenti tante domande.

 

Il vento urlando schiaffeggia alberi e imposte, scompiglia vesti e pensieri, poi d’improvviso cala.

 

Se mi volto indietro, non vedo da dove inizia il mio cammino. Era una strada lunga in mezzo ai campi.

 

Guardo sempre la luna. Segue ogni mio passo.

 

Conosco la tristezza. Mi sta sempre attorno. Non so come scacciarla, sempre da me ritorna: come la palla che rimbalzava dai muri bombardati.

 

Smarrita mi cerco, chiamandomi per nome.

 

Inseguo la mia ombra, fra giochi di bambini e di ali.

 

Maria Lanciotti


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