Laboratorio
Sandra Chistolini. L’educazione alla cittadinanza in Cina tra memoria e magnificenze
Arciere inginocchiato
Arciere inginocchiato 
12 Gennaio 2017
 

Per la terza volta mi sono trovata a trascorrere in Cina alcuni giorni di studio e di immersione culturale in una civiltà tanto antica da comunicare alla mia mente il senso della memoria e la consistenza della anticipazione di scoperte che spingono a considerarci degli imitatori, forse inconsapevoli, di produzioni artistiche e di rivelazioni, tanto scientifiche quanto tecnologiche che raramente vengono ricondotte, nei nostri libri scolastici, alla sapienza cinese degli anni immediatamente prima e dopo Cristo. Solo andando in Cina e guardando direttamente i luoghi della storia di questa parte di mondo si resta a dir poco folgorati dalla capacità di creare magnificenze, per proporzioni materiali, per contenuto simbolico-culturale di quanto si ammira e per intuizione profonda del valore dell’eternità. Gli imperatori non ci sono più, eppure permane dovunque quell’idea di imperitura volontà di essere sempre presenti in ogni angolo della Cina. L’esercito di terracotta (III sec. a. C), Mausoleo del primo imperatore cinese Qin Shihuang, è costituito da 8000 soldati, ciascuno diverso dall’altro, con cavalli, carri, equipaggiamenti portati alla luce dal 1974 ed in grado di dare informazioni di notevole portata. Per esempio i test sulla cromatura delle lance hanno indotto ad assegnare nuove date alla nascita della tecnologia applicata alle armi. Un ritrovamento straordinario annoverato nel patrimonio UNESCO dell’umanità e riconosciuto come ottava meraviglia del mondo. Molte statue sono ancora conservate sottoterra proprio per preservarne i colori originali, evitando l’alterazione degli agenti atmosferici. Qui si comprende un altro significato dato alle parole immortalità, memoria, orgoglio nazionale, cultura, civiltà, politica, società materializzate nella stessa figurazione del Buddha.

La devozione entra ed esce dalle viscere della montagna e resta immortalata nelle nicchie che accolgono centinaia di migliaia di statuette poliformi, spesso monocromatiche, impolverate ma densamente espressive, sprigionanti il sapere fatto di felicità, prosperità, armonia. Potenza dell’uomo e rappresentazione umana di una spiritualità riconosciuta, anche per Longmen Grottoes, patrimonio mondiale dell’umanità. La ricchezza culturale, artistica, scientifica, tecnologica, architettonica è in ogni angolo della Cina e nella Città proibita si concentrano millenni di produzione umana. Non si può evitare di ammirare la regia che anima tanta cultura, così come non si può mancare di osservare la stridente contraddizione tra i reperti antichi che rendono unico questo Paese e la squallida indigenza dei mendicanti che chiedono l’elemosina negli splendidi viali della Pechino occidentalizzata e globalizzata, sotto gli occhi vigili della polizia canonicamente armata con il manganello ben visibile e in ronda continua.

Accanto alla contraddizione abbondanza-spreco, consumismo da un lato e povertà, essenzialità, frugalità dall’altro lato emerge l’immagine contemporanea del socialismo reale della Repubblica Popolare Cinese, un socialcomunismo fondato sull’educazione di ciascuno ad obbedire, ad emergere, al successo, con spazi inesistenti di conflittualità sociale evidente. I valori chiamati, libertà, democrazia, legalità, armonia sono scritti ovunque, nei manifesti che adornano tutte le strade, nei giardini e nelle aree verdi delle città, nei video trasmessi sulla metropolitana, nella voce che accompagna i turisti nelle visite ai monumenti e a luoghi famosi, nei libri di scuola, nel modo di comportarsi di ciascun cinese rispettoso del proprio Paese. Quando il proprietario di un asilo infantile di Zhengzhou ha voluto parlare della sua idea di aprire un Asilo nel Bosco nei dintorni della città, si è cercato curiosamente di capire che cosa potesse muovere tanto interesse, unico al momento in Cina. La ragione, presto svelata, è stata ricondotta all’idea di uomo del Buddhismo e alla concezione dell’armonia che ognuno ha la missione di creare congiungendo gli antagonismi e, nel caso specifico, permettendo di vivere insieme bambini ed anziani in un spazio aperto immerso nella natura.

Considerato che il recente viaggio riguardava l’intervento alla Conferenza internazionale su Citizenship Education and National Identity, promossa da una istituzione chiamata “The Center for Studies of Citizenship Education of Zhengzhou University”, si può ben dire che questo tema ricorra come motivo permanente nella cultura cinese, come appartenenza ad una nazione che il primo imperatore ha voluto unire in anni precristiani e come adesione oggi ad un Paese che vuole evitare separazioni, riconducendo tutte le etnie alla Repubblica Popolare Cinese. Anche chi vive all’estero riceve l’educazione all’identità cinese ed alla fedeltà alla comune tradizione di valori. Dovunque si legge che il buon cinese è colui il quale persegue prosperità, democrazia, libertà, eguaglianza, patriottismo, carriera, civiltà, armonia, giustizia, legalità, onestà, rispetto. Il risultato tangibile di tale idea è la forte compattezza della comunità cinese nelle situazioni migratorie mondiali ed il successo delle iniziative commerciali in rapido incremento. Certamente la Cina in Cina e la Cina fuori della Cina non sono la stessa cosa. I cinesi rispettosi ed attenti all’altro non sono dovunque. Dovremmo essere consapevoli del fatto che la crescente espansione del capitale cinese nelle nostre città non è un dato anomalo nella visione del mondo che le opere grandiose materializzano. Le maestosità del soldato di terracotta, del Buddha scolpito nella roccia, del monumento a Mao presso il Fiume Giallo, della Grande Muraglia, della edificazione del parco di Kaifen, della preservazione del Da Xiangguo Temple, dello Shaolin Temple, del complesso di Kang Baiwan’s Mansions in stile confuciano, dell’Erqi Memorial Tower e della costruzione del CBD Centre of Business and Development di Zhengzhou veicolano la percezione della potente testimonianza di una umanità che tende alla trascendenza e che vuole essere ricordata, sfidando il tempo e lo spazio, dimostrando di aver percorso le vie della civiltà e di aver lasciato il segno in termini tanto di opere quanto di valori ai quali educare le nuove generazioni.

Nell’Henan Art Museum tra le fotografie che descrivono la vita cinese, se ne può ammirare una che riprende studenti piegati sui libri e recante la didascalia “Study to the death”. Le visite alle scuole cinesi fanno comprendere il senso di quell’impulso dato ai giovani che nello studio impegnativo apprendono la grandezza del proprio passato, vivono le potenzialità del presente e prefigurano le aspettative di un futuro già annunciato che va oltre l’umano. Nelle nostre scuole i ragazzi cinesi sono ormai alla terza ed anche alla quarta generazione di immigrazione. Sono ragazzi che vogliono fuggire dall’inquinamento atmosferico della Cina e stanno imparando a vivere nella cultura italiana, talvolta trascurando di essere i messaggeri di una antica civiltà alla quale rendere omaggio, salvo recuperarla da adulti e anziani, come avviene spesso nelle migrazioni di ritorno.

 

Sandra Chistolini


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