Diario di bordo
Carlo Forin. L’inferno dei viventi
20 Novembre 2016
 

E Polo: – L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

(Italo Calvino, Le città invisibili, A. Mondadori, Milano, 2016: 160)

 

L’ultima opera del mio Calvino, Le città invisibili, è la più bella, così come ha riconosciuto Pasolini nella postfazione. L’ultimissima sua riflessione, questo pensiero di Marco Polo a Kublai Kan, è di una profondità abissale e di una bellezza senza pari.

Ho ritenuto opportuno proporlo nel fine novembre 2016 in corso, dopo aver osservato la squadra di Donald Trump.

Il primo modo di reagire mondiale alla novità dell’elezione è già in corso.

Lo shock dell’evento ‘elezione dell’impolitico’ ha già dieci giorni. La fine del mondo non è accaduta. Lo shock della squadra di Trump svela che non ha usato solo parole piene di vento nella campagna elettorale. L’America anni ’50 è tornata!

È il momento di ricordare che ognuno di noi può riconoscere ciò che conta veramente in mezzo all’inferno prima che prevalga il semplice adattamento.

Se c’è un inferno è già qui– disse Calvino. Come possiamo non soffrirne?

Bisogna riconoscere che cosa non è inferno in mezzo all’inferno e farlo durare, dargli spazio.

Il premier Matteo Renzi ha celebrato i mille giorni di governo. Claudia La Rocca ha rotto il muro di omertà che copriva la raccolta di firme false di una lista siciliana nel M5S. Dicono che dovrei votare sì al referendum per paura che gli impolitici delle stelle vadano a rimpiazzare il non parlamentare Renzi. Io amo la nostra bellissima Costituzione e metterei all’inferno Aldilà tutti i politici che vogliono star fuori legge sui partiti. Non ho dunque nessun problema a votare no per amore dell’uguaglianza garantitaci dalla carta fondamentale, con particolare riguardo all’art. 49.

 

Spero che Renzi galleggi; sono sicuro che si adatterà alla democrazia che abbiamo rispetto all’oligarchia che avremmo col sì, magari scoprendo di poter far fare la legge sui partiti prima di diventar parlamentare pure lui.

 

Carlo Forin


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