Ordine di farfalla [15-23]
Carlo Forin. Stadio dell’archeologia del linguaggio ad agosto 2016
14 Agosto 2016
 

Sono in corso le olimpiadi di Rio che mi spingono ad usare il termine stadio per indicare lo stato della ricerca in divenire, sentendomi olimpico anch’io.

Lo stadio, lat. stadiu, fu un’unità di misura greca di lunghezza corrispondente a circa 600 piedi. Che cos’era stato prima lo stadio?

Osservate il numero 600 espresso in zumero:

gesta, ges2, gis2 [DIS]; gesh3,4, gish3

sixty (cf., ge –es – tu, ‘six hundred’, and ni –gi –da, ‘thing of sixty’; read instead (?) gesta, ges2, gis2, cf., igi-se3…du, ‘to walk in front of, Akk., igistu, gestu, ‘very first, leading’; gistu4, ‘(writing) board’; Sum., igistu, gestu4 [IGI.DU]; cf., ugula-ges2-da, ‘officer in charge of sixty men’; Akk., susi, ‘sixty’).1

Misuriamo l’archeologia del linguaggio che non ha più di dieci anni con me su ArcheoMedia, Tellusfolio e Agor@ magazine.

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Poniamo il punto zero in Archeologia e linguaggio di Colin Renfrew pubblicato da Laterza nel 1999 (nella mia riedizione). Zero ha il significato di ricerca finita in un buco nero: l’ipotesi che l’archeologia sia altro rispetto al linguaggio è finita nella falsificazione. È falso che negli ultimi 10.000 anni la lingua sia avanzata in parallelo con l’archeologia senza incontrarla. Chi lo crede non esprime semplicemente un punto di vista pari a quello di un altro, ma cade in una scemenza, un’assurdità che merita il dileggio.

Perciò, Klaus Schmidt, che ci ha dato Costruirono i primi templi 7000 anni prima delle piramidi pubblicato a Munchen nel 2007, in Italia da Oltre nel 2011, ha prodotto un’opera afasica forse orientato da Renfrew e da De Saussure.

Coloro che si sono assunti il compito di far pubblicare dalla Hoepli la settima edizione di Etruscologia di Massimo Pallottino meritano lo stesso disdoro.

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Proviamo a leggere in zumero il lat. stadiu.

L’incipit viene dalla ‘montagna sacra’ sa-tu + di.u [= ‘divinità.tutto’ in zumero, diu, avv. lat.: ‘lungamente’]

sa-tu

mountain; upper part (Akk., sadu(m) I, ‘mountain(s)’).2

Va da sé che la sillaba sta esca da una lettura circolare dei grafi sa-at, assente nel diz. Halloran, col significato di ‘utero (sha) Aldilà (-at). Utile è:

a-tu5-a, tu17-a

lustration, ritual cleaning of statues (a ceremony performed on the day of the new moon)

(‘water’ + ‘to wash’ + nominative [vel: ‘water’ + ‘to wash’ + ‘seed’]).3

La lettura da destra a sinistra, bustrofedica, di a-tu-a è a-ut-a. Siamo prossimi ad at-a, ‘Aldilà-seme’. Sha-tu-ash = shat vel sh.ta.

Il lustro, oltre che cerimonia rituale di purificazione, è la massima novità emersa il 5 aprile 2008 a Vittorio Veneto nel convegno Antares, alle origini perdute della cultura occidentale, di cui aspettiamo ancora gli Atti, fu anche il periodo di 60 mesi, come il numero del dio del cielo zumero (UR)An. Cinque anni, celebrati a Roma nei riti dell’unione di Marte e di Venere, così tra i Celti, iniziati tra Zumeri ed Accadi con l’unificazione dei calendari su base lunare, dei Zumeri, con quelli su base solare, degli Accadi, sull’anno diversi per 11 giorni (più lungo quello solare).

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Adesso, proviamo a riconoscere la distinzione tra la madre naturale e la madre ‘legale’ in zumero. Questa è ama, quella è a.ma.

ama

mother [AMA archaic frequency].4

Io oppongo la lettura dei grafi a.ma con la fonìa am.a, ‘che venga (am) il seme (a)’, distintivo della madre naturale dalla madre legale:

a

n., water; watercourse, canal; seminal fluid; offspring; father; tears; flood. [A archaic frequency].

Interj., alas!; oh!; ouch!5

am3 [A. AN]

writing of coniugation prefix /a-/ with ventive element /-m/ in NS and OB texts – compared with im-ma.6

La fonìa am.a esprime: ‘che venga (am) -il- seme (a)’. -Che venga il seme- è l’invocazione più sacra che auspica la riproduzione nella civiltà antica dove la vita era incerta.

Il linguaggio zumero è ventivo.

La stessa lettera m è ventiva:

m

a verbal prefix theorized to be a ventitive element, indicating motion towards the deictic center.7

Questo fatto è assolutamente straordinario. Il zumero è stato trascritto per sillabe. Dunque, le sillabe fondamentali ma, me, mu, mi, tolta mo coperta da mu, andrebbero reinterpretate. A partire da

ma

v., to bind (rare meaning, but cf., al-ma-ma = rakasu(m), ‘to bind’) [MA archaic frequency].

Emesal dialect for gal2; ga2.

Variant of ma-a, ‘where?’ and for ma4, ‘to leave’.8

m.a = seme (a) ventivo (m) ed è il ‘legame’ ma.

La terra di Zumer (Sumer) è kal.am:

kalama, kalam [UN]

the land (of Sumer); nation (of Sumerians) (kal, ‘excellent’, + eme, ‘speech, speaking’?) [KALAM archaic frequency).9

Leggo kal-am a L.C.Z.10 KAL-MA, esattamente il fermo di vento, e Klam, clam di nascosto, lat. arc. calim, de sum. kal-im, ‘eccellente vento’, kal-am ‘che s’alzi il vento’.


Carlo Forin

 

 

1 John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Logogram Publishing, Los Angeles, 2006: 97.

2 Ivi: 221.

3 Ivi: 8.

4 Ivi: 18.

5 Ivi: 1.

6 Ivi: 18.

7 Ivi: 165.

8 Idem.

9 Ivi: 135.

10 Lettura Circolare del Zumero.


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