Lisistrata
Peppe Sini. Nove ruminazioni per la Festa della Repubblica 
Quasi un comizio, o una cicalata
01 Giugno 2016
 

1. La repubblica è, letteralmente, “la cosa di tutti”, ovvero il bene comune.

Ed è quindi il contrario della monarchia e dell'oligarchia, ovvero del potere di un solo o di pochi.

 

2. Leggo nella Costituzione della Repubblica Italiana che “L'Italia ripudia la guerra”. Prendo sul serio questo impegno scritto nella legge fondamentale del paese in cui vivo.

La guerra infatti sempre e solo consiste nell'uccisione di esseri umani: un essere umano sono, non voglio essere ucciso; e questo diritto alla vita che rivendico per me lo rivendico anche per tutti gli altri esseri umani: sarebbe infatti folle che io pretendessi di non essere ucciso in quanto essere umano, e poi consentissi che altri esseri umani potessero essere uccisi. Ogni essere umano ha diritto a non essere ucciso; ogni essere umano ha diritto alla vita, a una vita degna di un essere umano, ed ha quindi diritto alla solidarietà degli altri esseri umani, poiché senza quella solidarietà vi può essere vita biologica ma non vi è vita umana.

E quindi fa bene la Costituzione della Repubblica Italiana a ripudiare la guerra, che è male assoluto in quanto - ripetiamolo, e non dimentichiamolo mai - consiste dell'uccisione degli esseri umani.

Ma per opporsi alla guerra occorre opporsi agli strumenti che la guerra rendono possibile: le armi e gli eserciti.

Questo ci chiede dunque la repubblica: di abolire la guerra, le armi e gli eserciti. Sarebbe ora di farlo.

 

3. Ma la Costituzione della Repubblica non solo ci chiede di opporci alla guerra; ci chiede anche e ancor prima di difendere i diritti di tutti gli esseri umani, “diritti inviolabili” che la repubblica italiana “riconosce e garantisce”. E ci chiede quindi di salvare le vite di chi si trova in pericolo. Di salvare le vite di tutti gli esseri umani in pericolo: ed infatti a tal riguardo non fa riferimento ai soli cittadini italiani, ma all'umanità intera: ed esplicitamente afferma che tutti gli stranieri che nel proprio paese non possono vivere liberamente, per ciò stesso hanno diritto d'asilo nel nostro.

Questa è la repubblica, il bene comune, il bene comune dell'umanità.

Ed allora si faccia quello che è giusto: siano soccorse, accolte e assistite tutte le persone bisognose di aiuto. Della strage nel Mediterraneo sono colpevoli in primo luogo i governi europei - e tra essi il nostro - che impediscono a chi è in fuga dalla fame e dalla guerra, dalle dittature e dalla miseria, di giungere da noi in modo legale e sicuro.

Esegua finalmente lo stato italiano ciò che la sua legge fondamentale afferma: riconosca ad ogni essere umano il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro; organizzi subito un servizio di trasporto pubblico e gratuito che porti in salvo nel nostro paese tutti gli esseri umani in pericolo di morte; e si batta affinché l'intera Unione Europea rispetti finalmente la Dichiarazione universale dei diritti umani, la sua stessa Carta dei diritti fondamentali, e quella legge che è in tutti i codici penali del mondo che prevede e punisce come reato non solo l'omicidio ma anche l'omissione di soccorso.

 

4. Vi è questa tragica realtà: la violenza maschilista. Che nega uguaglianza di diritti a metà del genere umano. Che rende metà del genere umano vittima di un continuo terrore, vittima di violenze raccapriccianti; e che pretende rendere l'altra metà del genere umano complice di questo orrore. La violenza maschilista, l'ordine patriarcale del mondo, è la prima radice e il primo modello di tutte le violenze, di ogni disumanità.

Non vi è alcuna speranza di realizzare il programma della Costituzione italiana, di edificare ed essere la repubblica sognata e pensata e seminata dalla Resistenza contro il fascismo, se non si contrasta la violenza maschilista e patriarcale.

Cosa occorre fare? In primo luogo sostenere ed estendere la rete dei Centri antiviolenza creati dal movimento delle donne. In primo luogo sostenere il movimento globale delle donne contro la violenza di genere e contro tutte le violenze. In primo luogo rompere ogni complicità con la dominazione maschile sull'umanità e sulla biosfera. È giunta l'ora che spontaneamente i maschi riumanizzati rinuncino ad ogni potere non condiviso, e postisi all'ascolto e alla scuola del movimento delle donne si impegnino finalmente contro tutte le ideologie, le pratiche, le strutture e i poteri maschilisti e patriarcali.

 

5. La repubblica italiana è fondata sul lavoro, non sullo sfruttamento del lavoro altrui.

Nella repubblica italiana la sovranità appartiene al popolo, a tutto il popolo, e non a padroni e gerarchi.

L'oppressione di classe è quindi il contrario della repubblica.

Lo sfruttamento che asservisce ed aliena è quindi il contrario della repubblica.

La rapina che sottrae a tutti i beni di cui si appropria è quindi il contrario della repubblica.

In quanto riconosce ad ogni essere umano i diritti fondamentali, in quanto si impegna a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che negano la libertà e l'eguaglianza ed “impediscono il pieno sviluppo della persona umana” e l'effettiva partecipazione di tutti all'organizzazione e alla gestione della vita comune, al bene comune, la repubblica italiana chiama a un concreto e coerente impegno di solidarietà che nessun essere umano abbandoni, chiama a un concreto e coerente impegno di liberazione di tutte le oppresse e tutti gli oppressi, chiama all'impegno per realizzare la società libera e giusta, dell'universale fraternità e sororità, del bene comune.

 

6. Ed infine, se repubblica è bene comune, questo bene comprende ed è comune all'intero mondo vivente, con l'intero mondo vivente va condiviso. La violenza umana sugli altri viventi non umani e sulla biosfera nel suo insieme, non solo è sovente un crimine anche contro il resto dell'umanità e massime contro le generazioni future, ma è in flagrante contrasto con la coscienza e quindi il dovere di essere custodi della vita e del mondo.

Ogni essere umano sa che può e deve scegliere tra il bene e il male, tra operare per la vita o per la morte, tra la responsabilità e il crimine. Questa percezione, questa intelligenza, questa responsabilità si esercita non solo all'interno della più ristretta comunità dei prossimi, e neppure solo nei confronti degli altri esseri umani, ma rispetto ad ogni vivente, al mondo vivente tutto.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, quindi ogni essere umano ha il dovere di rispettare l'altrui vita.

Ogni essere umano ha diritto ad essere nel mondo, quindi ogni essere umano ha il dovere di proteggere il mondo dalla devastazione, dalla distruzione.

Ogni essere umano sa che esistono ed è in relazione con altre forme di vita non umane, e premessa la difesa della propria vita, premessi il rispetto e la difesa della vita degli altri esseri umani, deve adoperarsi altresì per la vita degli altri esseri viventi e della biosfera.

Quanto grave sia la situazione, tutti sappiamo.

Quanto urgente questo impegno, nessuno ignora.

 

7. Il 2 giugno, anniversario del voto con cui il popolo italiano rifiutò la monarchia e scelse l'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, questa repubblica noi festeggiamo.

La repubblica che sa che ogni vittima ha il volto di Abele.

La repubblica che sa che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.

La repubblica che sa che il primo dovere di ogni essere umano - e quindi ed a maggior ragione di tutti gli umani istituti - è salvare le vite; è soccorrere, accogliere, assistere ogni essere umano che di aiuto ha bisogno.

La repubblica che sa che vi è una sola umanità in un unico mondo vivente che è casa comune dell'umanità, un unico mondo vivente di cui l'umanità è parte e custode.

La repubblica sorta dalla Resistenza antifascista.

La repubblica che ogni persona accoglie, rispetta, sostiene, conforta.

La repubblica che è ancora ai primi passi.

 

8. La repubblica non ha il potere di abolire le sofferenze umane. Ma può enormemente ridurle.

Non solo destino biologico di sofferenza e morte è un essere umano, ma anche possibilità di una vita degna.

Una repubblica molto può fare per diminuire le sofferenze delle persone dalla natura o dal caso causate.

E moltissimo può fare per ridurre - ed infine abolire - le sofferenze delle persone causate dall'umana violenza.

Repubblica è democrazia (letteralmente: “il potere del popolo”), o non è nulla.

E il potere del popolo è potere e dovere di recare aiuto ad ogni persona, o non è nulla.

 

9. Chiamiamo nonviolenza la politica necessaria, la politica della repubblica umana.

La politica che si oppone a tutte le violenze.

La politica che si oppone a tutte le menzogne.

La politica dell'umanità che salva le vite e si prende cura dell'intero mondo vivente.

Chiamiamo nonviolenza la lotta che tutte le oppresse e gli oppressi libera, che a tutte le sofferenti ed i sofferenti reca soccorso, che del mondo vivente tutto si prende cura.

Chiamiamo nonviolenza la civiltà umana in cammino.

Solo la nonviolenza può salvare l'umanità dalla catastrofe.


 Peppe Sini

responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276