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Vetrina/ Maria Lanciotti. L'onda
20 Aprile 2016
 

 

L’onda1

 

La morte tiene banco

il banco vince.

Come spiccioli buttati fra i rottami

svolazzano superstiti bambini.

Il mare s’è alleato con gli sciacalli

il cielo serra gli occhi per non vedere

digrigna la terra le sue crepe dure.

 

Scovano i ladri di bambini

prede indifese sotto le macerie,

gli occhi immensi profondi come fosse.

 

I ladri li prendono per mano

come fratelli, padri, amici –

parlano con la voce di velluto

serpenti e coccodrilli –

e li convincono ch’è stato un brutto sogno

quel mare che s’alzava col suo urlo

ma ora tutto è calmo, tutto è finito


la madre più non chiamerà suo figlio

né i suoi fratelli gli ruberanno il pane

né il padre maledirà la fame –

 

ora tutto è passato

l’oceano s’è disteso nel suo fango.

 

Vieni bambino che ti porto via

lontano dal puzzo che ti fa ammalare

lontano dalla sete e dal colera.

Vieni, ti porto fra i guerriglieri

che ti faranno festa,

ti porto fra gli amici che vogliono toccare

l’odore tuo di mare.

Vieni, lasciati abbracciare,

ti porto in una casa tutta d’oro

col giardino che odora di vaniglia

e troverai il letto sotto un tetto,

non piangere bambino

io non ti faccio male.

 

Vieni, scappiamo,

ecco l’onda che sale ecco che arriva

non lasciarmi morire qui da solo,

scappiamo via,

lasciamo qui il dolore e la pazzia,

salvami da questo mostro che m’inghiotte

da questa mente spaventosa e oscura

che mi costringe a fare ciò che non voglio.

 

Vieni, andiamo in un posto tutto verde

dove ti toglieranno il cuore palpitante

per darlo a me che ne ho tanto bisogno.

Un cuore nuovo mi serve per ritornare presto

in Thailandia,

a rapire bambini color del miele.

 

Maria Lanciotti

 

 

1 Tsunami Thailandia 2004.

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