Cosa bolle in culdera
Olio tunisino. Un grande benvenuto e un futuro florido: nuove politiche in economia e migrazioni
'Rimango fermamente contrario a qualsiasi aumento permanente del contingente di olio tunisino' 
11 Marzo 2016
 

Firenze – Grande bagarre di sdegno, anche istituzionale (ministri nazionali in prima linea), per la decisione Ue di far arrivare l'olio d'oliva tunisino nei nostri mercati senza pagare i dazi, e coprendo una percentuale di mercato del 3 (del TRE). Bagarre del tipo “Aumenteranno le frodi”, “Sminuisce la qualità di una nostra eccellenza nazionale”, e altre critiche del genere. E questi critici ci dicono anche che va bene aiutare un Paese come la Tunisia, in quanto uno dei pochi sopravvissuti della cosiddetta primavera araba, ma non esageriamo!...

Chissà quale visione del mondo e dell'economia hanno tutti questi critici, ministri inclusi. Forse quella che aiutare un Paese in difficoltà economica e che sta pagando a caro prezzo -per sé e per tutti noi cosiddetti occidentali- la sua scelta di democrazia istituzionale ed economica,* bisogna che se stiano a casa loro: si bevano i loro vini e condiscano col proprio olio e, al massimo, vengano come clandestini nel nostro Paese per fare quei lavori che gli italiani non vogliono fare (anche perché molti sono “a nero”) o finiscano come soldatini della delinquenza organizzata che infesta le nostre strade di spacciatori di droghe illegali. Questi sono i tunisini che piacciono a chi alza la voce contro le facilitazioni per le importazioni dei loro prodotti (datteri esclusi, immaginiamo), perché i tunisini, e tutti quelli come loro, dovrebbero servire solo a tappare i buchi oscuri del nostro sistema economico, giammai che ne possano essere protagonisti. Domanda del tipico protezionista: ma così aumenta il pericolo di “inquinamento” di uno dei nostri prodotti tipici, l'olio d'oliva... Ipocriti e falsi!!

Primo perché “l'inquinamento” dei prodotti tipici è all'ordine del giorno anche di blasonati produttori di olio di una delle più tipiche regioni che ne producono uno eccellente, come la Toscana (sono in corso dei procedimenti giudiziari) (che la “mescolanza” avvenga con l'olio pugliese o greco o spagnolo o tunisino, sempre frode è, o è più grave la frode made in Tunisia?)

Secondo perché non sarebbe una novità che, oltre ad usare mano d'opera anche tunisina a basso costo per la raccolta delle olive per le produzioni doc, sia questo un metodo per tappare i buchi della propria disorganizzazione e incapacità imprenditoriale: facile farsi ricchi sfruttando i poveri e i disgraziati (metodo non nuovo, e secolarmente diffuso in ogni dove, anche nei Paesi più protezionisti del Pianeta).

Terzo perché si parte dal presupposto che il nostro è un Paese incapace di mantenere l'ordine (controlli alimentari nella fattispecie) e di concepirlo come quotidianità (l'occasione -l'olio tunisino nella fattispecie- fa l'uomo ladro), e questo vale sia per i cittadini/imprenditori che per le autorità preposte a mantenere e controllare questo ordine... che è come dire -estremizzando ma esprimendo bene un concetto- che siccome con un coltello si può uccidere una persona, è bene che i coltelli siano vietati.

Quarto, e infine, tra tutti questi soloni del protezionismo economico e politico, c'è qualcuno che è in grado di dirci come dovremmo invece affrontare i rapporti con Paesi come la Tunisia, senza lasciarli in balia di quel terrorismo che -non a caso- nasce sempre dalla povertà e dalla difficoltà di rapportarsi alla pari con Paesi come il nostro? (vale -anche e sempre- quanto riportato in nota)*.

Noi consumatori -attenti, consapevoli ed esigenti sotto tutti i punti di vista- siamo invece ben lieti di poter domani acquistare in un supermercato un olio con scritto “made in Tunisia” e che costerà meno di molte nostre eccellenze, piuttosto che cercare di interpretare etichette di oli d'oliva che, pur con etichette blasonate, ci lasciano perplessi nella lettura dell'origine dei prodotti.

Non è forse l'abolizione di questi dazi uno strumento valido -almeno dove non vengono distrutte le città da bombardamenti- per aiutare e coinvolgere senza dover raccogliere il morto quotidiano nei mari di Lampedusa o dell'Egeo? Certo, stiamo parlando solo della piccola Tunisia, ma può essere un buon inizio di una politica diversa, in economia come sui migranti.

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

 

 

* E che -a nostro avviso- sarebbe opportuno facesse anche parte dell'Unione Europea.


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