Manuale Tellus
Chiara Moscatelli. Beni culturali e Turismo: I Palazzi dei Rolli a Genova (Parte I)
24 Novembre 2015
 

La visita al Sistema dei Palazzi dei Rolli genovesi e le Strade Nuove (Via Garibaldi, Via Cairoli e Via Balbi) sono un importante appuntamento con la storia, che fa immergere il visitatore nella storia di Genova, così gloriosa da venire denominata la “Superba”, e dei suoi protagonisti.

Tra il Cinquecento ed il Seicento Genova era nel pieno della sua forza, essendo infatti il “Secolo dei genovesi”, dove la città era crocevia di traffici, ambasciate, principi, re, diplomatici ed ecclesiastici; nonché città di armatori, banchieri e mercanti, che davano alla Repubblica marinara Genovese un ruolo di predominanza economico-politica nel Mediterraneo. Questa era per lo più dettata dalla forza economica dei banchieri genovesi, che fornirono prestiti anche agli imperatori di Spagna Carlo V ed il figlio Filippo II, facendo sì che nel Cinquecento Genova diventasse la capitale finanziaria d’Europa.

In questo periodo, e più precisamente nella Repubblica oligarchica dell’ammiraglio Andrea Doria, iniziò un rinnovamento urbanistico profondo della città, i cui maggiori interventi furono eseguiti tra il 1536 ed il 1640, iniziando a costruire, tra le altre cose, la “Strada Nuova”, destinata alle abitazioni dei nobili e dei banchieri genovesi. Questi, infatti, desideravano allontanarsi dalle case strette e anguste della Ripa Maris, troppo vicine ai moli ed ai mercati.

Tra le motivazioni che spinsero alla costruzione di questo nuovo quartiere però si trovava anche l’intendo di risanare il luogo dove sorgevano i postriboli. Così, tra il 1551 ed il 1558, via Montalbano fu distrutta ed al suo posto venne costruita la sfarzosa “Via Aurea o Strada dei Re”, larga sette metri, chiamata in seguito “Strada Nuova dei palazzi” ed a fine Ottocento denominata Via Giuseppe Garibaldi; mentre le case di tolleranza pubbliche furono spostate a Castelletto, nelle vicinanze di molti monasteri e causando diverse polemiche. L’appellativo “aurea” derivava dallo sfarzo e dalla carattere prezioso della Via, costruita, tra gli altri materiali, con oro e argento proveniente dal Nuovo Mondo, le Americhe. In questo periodo in questa Via vennero costruiti dodici dei palazzi più belli d’Italia.

All’epoca il suo unico ingresso era quello da Piazza Fontane Marose, poiché la parte di Piazza della Meridiana era destinata ai giardini di Palazzo Ducale. Qui i nobili, nonché la classe dirigente genovese, in una gara di prestigio, costruirono i loro palazzi, prodotti con materiali pregiati quali il marmo di Carrara, l’ardesia genovese ed arricchiti da stucchi, affreschi ed opere d’arte. Gli edifici erano formati generalmente da tre o quattro piani e da scalinate all’aperto, cortili e logge, il tutto arricchito da giardini eleganti. Tipici di questi palazzi e loro elementi distintivi gli atrii abbelliti da volte, seguite da arcate con colonne che danno su un cortine all’aperto all’interno dell’edificio stesso. Tra i nomi dei proprietari dai nomi famosi si ricordano i Pallavicini, gli Spinola, i Grimaldi, i Lomellini, i Lercari, i Cattaneo-Adorno ed i Brignole-Sale.

L’architettura di queste abitazioni ed il progetto urbanistico erano ammirati da chiunque li vedesse, tanto che divennero un modello europeo che, ad esempio, spinse Pietro Paolo Rubens (1662) a disegnare delle tavole dei palazzi della Via e della città perché diventassero un esempio modello per l’edificazione di Anversa. Questa magnificenza fece apparire la Repubblica di Genova davvero Superba agli occhi dell’Europa intera.

Tra il 1602 ed il 1613 venne pensato un secondo percorso, ultimato solo nel 1655 e destinato ad essere luogo di abitazione della potente famiglia dei Balbi, da qui il nome della Via ora in uso e sede universitaria, che all’epoca venne denominata “La Grande Strada del Vasato”. Questo nuovo progetto serviva inoltre per migliorare la viabilità verso ponente. Anche in questo caso i suoi palazzi erano così belli da ammaliare chiunque vi si trovasse, e di cui Madame de Steal disse essere “degni del congresso di un re”; tanto che qui fu ospitata la Regina Elisabetta di Inghilterra. Tra gli edifici di Via Balbi il più bello è il Palazzo Reale, che nel 1823 divenne alloggio dei Savoia. Oggi è un polo museale composto dal ventitré stanze di cui le più famose sono quelle del secondo piano, la Sala del Trono, il Salone da Ballo e la Galleria degli Specchi.

Delle Strade Nuove l’ultima ad essere completata fu la Strada Nuovissima, oggi Via Cairoli, ultimata nel 1700.

Perché, però, gli edifici in questione vengono chiamati Rolli e perché si parla di “sistema”? Nel Cinquecento e nel Seicento non esistevano edifici di proprietà della Repubblica destinati ad ospitare i visitatori illustri stranieri, né delegazioni straniere, che fossero re, ambasciatori od altri personalità importanti. Così nel 1576 il senato emanò un decreto cittadino, a cui seguirono cinque elenchi, e con cui si stabiliva che le abitazioni signorili sarebbero state adibite ad ospitare queste illustri figure. Si censirono 150 edifici degni di ospitare le visite di Stato e furono inseriti in cinque elenchi distinti, creati in diversi periodi e chiamati “Rolli degli alloggiamenti pubblici”. Questi vennero suddivisi in tre categorie in base al grado di importanza, bellezza e capienza e ad ognuno di essi venne affidata una tipologia di ospiti nonché un “rollo” o rotolo di carta – da qui il nome Rolli – con su indicato il nome del proprietario. Il pezzo di carta veniva successivamente inserito in un “bussolo” o “pissido”, per poi essere estratto a sorte. Il prescelto era così obbligato ad ospitare i visitatori. È curioso come i proprietari dei palazzi spesso svolgessero questo onere controvoglia, tanto che al Doge giungevano non poche lamentele da parte degli ospiti.

Nella lista redatta nel 1588 solo tre edifici erano degni di ospitare il Papa, Imperatori, re, Cardinali o Principi, ovvero le case di Gio Barra Doria, situate in Santa Caterina ed il palazzo del Principe di Salerno e quello di Franco Lercari, entrambi ubicati nella Strada Nuova.

Questo sistema di ospitalità ha permesso una diffusione della conoscenza del sistema urbanistico della città, che ha attirato la curiosità di molti artisti.

Oggi i Palazzi dei Rolli appartengono parzialmente a privati, soprattutto a banche, uffici e bar. Questi sono in tutti 83, di cui 42, dal 13 luglio del 2006, fanno parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Si possono ammirare visitando i vicoli della città, come ad esempio in via Luccoli dove vissero i Doria, i De Mari, gli Spinola, rispettivamente a San Matteo, a Banchi e a San Luca, accennando ad alcuni nomi e ubicazione.

Le motivazioni ufficiali che hanno portato le Strade Nuove (Via Garibaldi, Via Cairoli e Via Balbi) e 42 edifici del Sistema di Palazzi dei Rolli ad entrare all’interno della World Heritage List sono dettate dal fatto che «sono il primo esempio europeo di un progetto di sviluppo urbano con struttura unitaria e dove le planimetrie furono assegnate da un’autorità pubblica e da un sistema di “alloggio pubblico” di case private singolare, basato sulla legislazione»; della loro storia nonché della loro influenza del loro modello urbano a livello europeo, rappresentando un esempio di architettura manierista e barocca. Sono inoltre caratteristici del contesto in cui sorgono, rispecchiando le peculiarità storiche, economiche e sociali del tempo in cui sono sorti. Rappresentano infine un sistema di ospitalità particolarmente innovativo per le visite di Stato.

Tutti gli edifici iscritti alla Lista Unesco, infine, sono sottoposti al vincolo di tutela monumentale. I progetti di manutenzione e restauro sono sottoposti a vincoli che riguardano non solo l’edificio ma si estendono al territorio circostante, con attenzione al contesto territoriale, alle vie di accesso ad esso ed alle attività commerciali adiacenti. Le Norme Progettuali impongono l’uso di materiali e tecnologie tradizionali o compatibili con le opere che già esistono nonché il rispetto delle caratteristiche ambientali, quando si tratta di restauro degli intonaci e delle facciate l’introduzione nel palazzo di elementi tecnologici, la conservazione delle attività commerciali storicamente insediate. Il Piano Urbanistico Comunale obbliga invece i privati che effettuano i lavori a compilare due schede, una riguardante la descrizione dello stato dell’edificio l’altra invece dedicata alla descrizione attenta dei lavori a cui l’edificio in questione viene sottoposto, così da poter monitorare costantemente le azioni che modificano il bene.

 

Alcune segnalazioni bibliografiche:

www.rolliestradenuove.it

 

Chiara Moscatelli


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