Manuale Tellus
Chiara Moscatelli. L’UNESCO e gli strumenti per la valorizzazione del patrimonio culturale in Italia
08 Ottobre 2015
   

Le Nazioni Unite sono un’organizzazione intorno a cui gravitano una decina di istituzioni intergovernative. Tra queste si trova l’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura che, al pari delle altre dell’ONU, si occupa di problemi a livello mondiale, cercando di trovare delle soluzioni attuabili.

Il 3 novembre 1946 si riunirono a Londra 44 Paesi in una Conferenza voluta da Gran Bretagna e Francia, in cui venne approvato l’Atto costitutivo per la formazione dell’UNESCO, che venne fondato il giorno successivo a Parigi. La motivazione che aveva portato alla creazione di questa nuova istituzione era la necessità di realizzare un nuovo ordine sociale dopo la seconda guerra mondiale basato sulla pace e la prosperità. Per ottenere questo scopo apparve chiaro il ruolo fondamentale che l’educazione e la cultura possedevano in questo nuovo sistema di idee: «l’Organizzazione intende contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza, favorendo, mediante l'educazione, la scienza e la cultura, la collaborazione fra nazioni, al fine di assicurare il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione».1

L’UNESCO nacque dall’eredità dell’Istituto Internazionale di cooperazione intellettuale, creato nel 1924 a Parigi; ma diversamente dal predecessore la nuova organizzazione si basava sulla cooperazione tra Stati e non di privati, contando ad oggi 195 Paesi membri in tutto il mondo. L’Italia ne entrò a far parte come Stato membro nel 1947, e recepì la Convenzione di Londra sull’UNESCO nel 1949 fondando in seguito la Commissione Nazionale per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.

Uno degli obiettivi che si è posto è quello di identificare, proteggere, tutelare e trasmettere ai postumi i patrimoni culturali e naturali di tutto il mondo, missione sancita dalla Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale, culturale e naturale, adottata dalla Conferenza Generale il 16 novembre 1972. Con essa per patrimonio culturale si intendeva un monumento, edificio o sito dal valore storico, estetico, archeologico, scientifico, etnologico o antropologico; mentre per patrimonio naturale si faceva riferimento a elementi fisici, biologici e geologici, o habitat di specie animali e vegetali a rischio e aree di particolare valore scientifico ed estetico.

Tale documento è sicuramente stato anticipato e ispirato dal trattato del 1954 della Convenzione internazionale dell’Aja, in cui si sancì la protezione dei beni culturali nei conflitti armati, intendendo con questi solo i beni materiali.

Oggi il patrimonio dell’umanità è composto da beni culturali, materiali ed immateriali, che per importanza storica, culturale o naturale sono entrati a far parte della lista del Patrimonio dell’Umanità.

Tale accezione è relativamente nuova, infatti solo nel 2003 si giunge a considerare all’interno del patrimonio non unicamente gli elementi tangibili, ma anche quelli immateriali, dove per patrimonio culturale immateriale «s’intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale».2

Complessivamente questi sono quindi costituiti da opere architettoniche, ma anche da libri, vestiti, oggetti di uso comune, dialetti, tradizioni orali, consuetudini sociali, gli eventi rituali e festivi, arti e spettacoli, artigianato locale, cognizioni e le prassi relative alla natura e all’universo e così via. Oltre alla divisione fra beni materiali e immateriali si trova quella fra beni mobili, che possono essere spostati senza essere danneggiati e quelli immobili, che per loro caratteristica non possono essere portati altrove, rientrando in questa categoria ad esempio i monumenti, gli elementi paesaggistici, gli affreschi.

Ad oggi i siti rientranti nella lista sono 1017 sparsi per 163 Paesi, di cui 788 beni culturali, 197 naturali e 32 misti. È interessante notare che la maggior parte di quelli materiali, sono principalmente concentrati nelle aree sviluppate del mondo e solo negli ultimi tempi iniziano ad essere inclusi maggiormente siti locati in Paesi in via di sviluppo; mentre in questi ultimi sono certamente più numerosi gli elementi immateriali, la cui lista include ne globalmente 348.

La normativa internazionale è stata recepita a livello italiano dal D.lgs. n. 22 del gennaio 2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, con cui si intendono per beni culturali: «le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico».3

L’Italia è il Paese che possiede più siti rientranti nella lista del Patrimonio dell’Umanità al mondo, sono in tutto 51 quelli inclusi in essa, tra cui si trova anche Genova, con le Strade Nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli, entrata a farvi parte nel 2006; mentre tra i beni immateriali ne rientrano sei italiani, tra cui la dieta mediterranea.

È interessante focalizzare l’attenzione sul come poter valorizzare il patrimonio culturale italiano, con cui si intende la: «costituzione ed organizzazione stabile di risorse, strutture o reti, ovvero nella messa a disposizione di competenze tecniche o risorse finanziarie o strumentali, finalizzate all'esercizio delle funzioni ed al perseguimento delle finalità»4 a cui possono cooperare, concorrere o partecipare anche enti privati. Centrale in tale processo è il coinvolgimento e la partecipazione attivi dei cittadini, visti come strumenti essenziali per la promozione del patrimonio italiano e per la costruzione di identità locali solide.

La valorizzazione dei beni culturali si pone come obiettivo l’educazione ad essi, tali da migliorarne la conoscenza, la loro tutela nonché fruibilità; ma si propone altresì di promuovere progetti ed interventi volti alla loro conservazione, nonché attraverso la normativa, la ricerca e la sperimentazione.

Nel caso di elementi paesaggistici la valorizzazione si pone la missione della loro riqualificazione, rispettandone sempre le caratteristiche, che non devono mai essere alterate. A livello pratico si occupa di fornire linee giuda e delle buone pratiche che le strutture che operano sul territorio devono seguire per promuovere le identità locali, analizzando infine anche l’impatto economico che i beni possiedono.

Un primo strumento della valorizzazione è dunque la sua azione territoriale integrata, attraverso la promozione di forme integrate sostenibili e strumenti giuridici sofisticati per la governance territoriale, rientrando in questo ambito la programmazione negoziata capace di regolare gli interventi svolti dall’unione di enti pubblici e privati; rientra altresì la promozione della formazione di reti territoriali e di un sempre maggiore coinvolgimento di più enti pubblici e privati nelle forme di integrazione territoriale, dando priorità alle esperienze già in corso e l’individuazione delle buone pratiche di valorizzazione integrata.

Questa forma spinge dunque al coinvolgimento delle comunità locali, favorendo una maggiore sensibilizzazione dei cittadini che, riconoscendosi in quel patrimonio culturale, lo rendono parte dell’identità locale e attiva la comunità alla sua tutela. I musei, per altro, sono strettamente legati al territorio su cui sorgono, del quale rispecchiano la sua cultura, tradizioni e peculiarità. Questo tipo di azioni garantiscono un impatto economico, diretto ed indiretto, positivo, dove nel secondo caso si intende che tutto il sistema che si viene a creare intorno al patrimonio culturale stesso attrae più turisti, investimenti e quindi migliora la competitività del territorio su cui insiste.

Altri strumenti funzionali alla valorizzazione sono la promozione e la realizzazione di progetti ed interventi. I progetti in corso sono molti e ad esempio la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale si è posta l’obiettivo di migliorare la fruizione dei luoghi della cultura ed ampliare l’offerta culturale. Nel primo rientrano interventi volti a rendere più accessibili le visite attraverso l’implementazione dei servizi offerti al pubblico, con particolare attenzione ai giovani, alle famiglie con bambini, anziani e disabili. Tra questi interventi rientrano ad esempio le modalità di accesso ai beni e l’uso delle lingue straniere; nonché migliorare l’esperienza della visita tenendo conto delle esigenze di visitatori di tutti i target, per rendere la visita piacevole ed attraente. Di questi fanno ad esempio parte “Un ascensore per Michelangelo” per le Province di Firenze, Pistoia e Prato, che studia come poter abbattere le barriere architettoniche ed il “Percorso di accessibilità ampliata nell’area archeologica di Tarquinia” che si pone lo stesso obiettivo.

Nel secondo caso la Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale si è posta l’intento della promozione di accordi fra enti pubblici e privati per migliorare e ampliare l’offerta museale, tramite nuove linee guida per la compera ed il comodato di beni; come pure la coordinazione e la promozione della conoscenza del patrimonio culturale attraverso l’analisi delle esigenze dei diversi target di utenti così da implementare azioni di promozione, attraendo così più persone.

La valorizzazione, tuttavia, per essere efficace si deve comporre di momenti di ricerca e sperimentazione che si traducono in progetti pilota, necessari per sviluppare conoscenze e definire buone pratiche di intervento, costituendosi di analisi, studi comparativi, benchmarking qualitativi e quantitativi.

Ultimo strumento è infine l’impianto normativo, di cui fa parte la legge n. 77/2006, “Misure di tutela e fruizione a favore dei siti UNESCO,” la quale stabilisce che in virtù delle loro caratteristiche uniche questi siti sono gli elementi principali del Patrimonio culturale e naturale italiano, avendo così la priorità, come per esempio per i finanziamenti. Questi siti, inoltre, sono gestiti da diversi Enti pubblici e privati che sono individuati dalla legge in questione e si occupano della loro tutela, conservazione, valorizzazione, promozione economica e conoscenza.

 

Alcune segnalazioni:

Atto Costitutivo dell’UNESCO, 1946

D. lgs. n. 22/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio

UNESCO, Convenzione internazionale per la salvaguardia dei beni culturali intangibili, 2003

www.unesco.it

www.beniculturali.it

Chiara Moscatelli

 

 

1 Atto Costitutivo dell’UNESCO, art. 1, comma 1.

2 UNESCO, Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, 2003, art. 2.

3 Codice dei beni culturali e del paesaggio, art. 10, comma 1.

4 Codice dei beni culturali e del paesaggio, art. 111.


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276