Obiettivo educazione
Marco Schiavetta. Alla ricerca di un fu­tu­ro nella so­cie­tą del disin­can­to attra­verso il ricono­sci­mento delle com­petenze
11 Agosto 2015
 

La formazione, lo sviluppo di riflessività nelle pratiche professionali (Sennett, 2008) assieme all’istruzione e alla capacità di apprendere lifelong e lifewide costituiscono condizioni irrinunciabili per l’esercizio effettivo del diritto di cittadinanza attiva (Lisbona, 2000; Europa, 2020). Queste quattro variabili, presenti come risorse negli individui in misura differente, ora più che nel passato rappresentano le garanzie per tutelarsi dai molteplici rischi di emarginazione o esclusione dal mondo del lavoro. Questioni di grande attualità che si presentano oggi in tutta la loro drammatica evidenza a partire dalle generazioni dei più giovani in cerca di prima occupazione, ma che coinvolgono anche i cinquantenni fuoriusciti a causa della crisi economica dal mondo del lavoro.

A tutti questi soggetti, oggi, si richiede di rispondere in modo “flessibile” alle esigenze di uno sviluppo dominato da scenari sempre più complessi, da trasformazioni continue che impongono di porre costantemente in discussione abitudini consolidate, di riorganizzare la propria esistenza, di ripensare se stessi e la propria identità (Alberici, 2002). Favorire lo sviluppo e il riconoscimento delle competenze degli adulti è oggi sempre più considerata una strategia vincente, tanto per le economie e le imprese, quanto per le società e (in primis) per i cittadini.

In Vite di corsa. Come salvarsi dalla tirannia dell’effimero (2008), Bauman raffigura il tempo della modernità come un insieme di punti frammentati tra loro, che cioè non compongono una direzione futura ma vanno vissuti momento per momento, in una dimensione dell’“adesso” che non consente progetti, desideri, sogni da realizzare ma “occasioni” da consumare velocemente e avidamente, secondo una logica che non motiva a costruire futuro ma a godere dell’effimera possibilità del momento, vivendo nella dimensione del momentaneo come forma di protezione dall’angoscia di una vita priva di prospettive.

La stagnazione di un “presente onnipresente”, più subìto che vissuto, ingigantisce gli aspetti più negativi di una crisi generalizzata, materiale e immateriale, con cui si è soliti identificare la società contemporanea: si parla di crisi economica, finanziaria, politica, sociale, ma anche di crisi valoriale ed educativa, cogliendo del termine solo la sua accezione negativa, rispetto al significato in positivo di trasformazione, di cambiamento, quindi anche di evoluzione e di emancipazione. La vita che si allunga cambia la vita, la arricchisce di stagioni, apre nuovi orizzonti e modifica anche il linguaggio: i sessantenni, un tempo considerati senza mezzi termini “anziani”, sono diventati “tardo adulti”.

Questo lo certifica la demografia, che ha aumentato le fasi di età da cinque a nove: oltre alla scoperta di una fase successiva della maturità l'età “tardo adulta” (tra i 55 e i 64). I “giovani anziani”, così, non sono più un ossimoro, ma la fascia di chi ha tra i 65 e i 75 anni. E si diventa vecchi solo oltre i 75, per scivolare nella “grande vecchiaia” (quella della non autosufficienza) oltre gli 85 (Saraceno, 2013).1 La vita ha acquistato complessità, ma anche incertezza e rimane “agenti” (Bourdieu, 1994) attivi sembra un destino segnato; come racconta Marc Freedman ne Il grande cambiamento: affrontare la nuova fase oltre la mezza età, in cui si immagina un futuro in cui milioni di sessanta e settantenni rimarranno al lavoro e manterranno i “veri” anziani ultraottantenni.

Quanto premesso pone le politiche promosse ad ogni livello (regionale, nazionale, europeo) di apprendimento permanente e riconoscimento delle competenze difronte a scenari sociali ancora “poco” esplorati e studiati. «Come è noto, uno dei fattori principali su cui l'Italia può fondare il suo sviluppo economico e sociale, in mancanza di materie prime, è rappresentato dalle competenze dei suoi cittadini. Per questo motivo, l'utilizzo sempre più esteso di innovazioni, non solo tecnologiche, nei vari settori e la globalizzazione aggiungono una forte pressione nel trovare politiche adeguate a garantire che le persone abbiano le competenze necessarie per vivere e lavorare nella società del XXI secolo. In questa prospettiva assume dunque grande rilievo la conoscenza dei livelli di competenze posseduti dai cittadini italiani tra i 16 ed i 65 anni, l'identificazione dei processi di acquisizione e sviluppo delle stesse, l'individuazione di categorie o aree territoriali che denotano particolari sofferenze» (ISFOL, 2014).

Osservando secondo la matrice di Eisenhower, quanto sopra descritto, possiamo affermare che è importante ed urgente (Covey, 2014) descrivere come si realizza l’apprendimento permanente per comprendere come definire il riconoscimento delle competenze in un soggetto, “agente” (Bourdieu, 1994). Assumendo come punto di partenza i dati raccolti con l’indagine PIAAC-OCSE nel “Rapporto nazionale sulle competenze degli adulti” (ISFOL, 2014) e nello studio sulla “Validazione delle competenze da esperienza: approcci e pratiche in Italia e in Europa” (ISFOL, 2013), si potrebbe studiare su base locale le politiche attuate evidenziandone punti di forza e di criticità.

La riflessione qui avanzata vuole spingere ad una significativa descrizione di come si realizzano concretamente a livello locale le azioni di apprendimento permanente, intese sia come formazione lifelong sia come formazione lifewide. Come afferma Sennett (2008) nel suo saggio L’uomo artigiano, il fatto di imparare a svolgere bene un lavoro mette gli individui in grado di governarsi e dunque di diventare “bravi cittadini”, condizione a cui, sempre e costantemente, le politiche sociali cercano di educare ogni individuo.

 

 

Bibliografia

Alberici A., Imparare sempre nella società della conoscenza, Bruno Mondadori, Milano 2002.

Bauman Z. (2008), Vite di corsa. Come salvarsi dalla tirannia dell’effimero, il Mulino, Bologna 2009.

Bourdieu P. (1994), Ragioni pratiche. Sulla teoria dell’azione, Il Mulino, Bologna 1995.

Covey S. (2005), Le 7 Regole per Avere Successo, Franco Angeli Editore, Milano 2014.

Sennett R. (2008), L’uomo artigiano, Edizioni Feltrinelli, Milano 2009.

 

Sitografia di interesse

www.isfol.it

www.miur.it

www.metis.progedit.com

www.competenzestrategiche.it

 

Marco Schiavetta

 

 

1 Cfr. Tebano E., Le nuove (mezze) stagioni della vita, Corriere della Sera, 29 Marzo 2013.


TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276