Arte e dintorni
Annagloria Del Piano. La mostra di Giovanni Boldini a Forlì 
Lo spettacolo della modernità
La visita
La visita 
07 Giugno 2015
 

È possibile, ancora per pochi giorni, visitare la bellissima mostra di Giovanni Boldini, presso il complesso dei Musei San Domenico, a Forlì, allestita con successo dal febbraio scorso.

La mostra è veramente molto ampia e articolata, intendendo approfondire la notevole produzione grafica, di disegni, acquerelli e incisioni, oltre ai dipinti dell’autore.

Viene inoltre proposto un ricco confronto con altri pittori, gli italiani attivi a Parigi nello stesso periodo di Boldini – De Nittis, Corcos, Zandomeneghi, De Tivoli – oltre che Modigliani, di cui è presente la Madame Modot (Donna con vestito giallo) per suggerire una visione immediata del contrasto fra due cantori della femminilità in arte, come furono Boldini e l’artista livornese.

Boldini, dunque, come pittore che più ha rappresentato la Belle Époque, lo spirito di quell’epoca che tanto lo affascinò.

Nato a Ferrara nel 1842, Boldini ebbe una lunghissima vita, morendo a Parigi nel 1931. Durante tutto l’arco della sua esistenza non smise mai di dipingere, anche se dovette abbandonare la pittura dopo la Grande Guerra in seguito a gravi problemi alla vista, per dedicarsi comunque fino alla fine al disegno al carboncino. Si narra che, all’età di cinque anni, stupì il padre con un disegno che rappresentava due teste di cherubini e si sa che, ottantacinquenne, firmò e datò l’ultimo ritratto a carboncino. Intanto aveva lasciato all’incirca tremila disegni noti, per parlare solo dei disegni.

La riscoperta, dopo la sua morte, di tutto questo materiale più privato e sperimentale, contribuì alla revisione determinante del giudizio critico sulla sua opera complessiva.

Infatti nella sua carriera, Boldini poté godere più della stima e del successo di pubblico che non della critica accreditata. Il talento di Boldini appare oggi geniale, anche se in vita sembra abbia sempre fatto coppia con un carattere scontroso e un temperamento ostinato e capriccioso. La prima stagione di Boldini va dal 1864 al 1870, anni che trascorse per lo più a Firenze, allora capitale d’Italia, a contatto con i Macchiaioli. È il periodo in cui produce piccoli dipinti, soprattutto ritratti, e il ciclo di dipinti murali realizzati per la villa Falconiera, così chiamata per via del nome dei committenti, la famiglia inglese Falconer, presso Pistoia. Il Boldini macchiaiolo è qui presente al meglio. Boldini seppe confrontarsi con la tecnica di pittura murale con la disinvoltura di un decoratore di provato mestiere, facendo nascere, così, scene di vita agreste e paesaggi marini, che alcuni critici hanno voluto immaginare inseriti in un ciclo di raffigurazione dei quattro elementi del mondo: aria, acqua, terra e fuoco. Nel 1871 ha inizio per Boldini l’avventura parigina; il pittore intende fermarsi nella capitale francese per un breve soggiorno, finalizzato al completamento di un’opera commissionatagli. Si farà invece catturare da Parigi, dalla sua qualità di vita, più gaia e artisticamente stimolante rispetto a Firenze e si stabilirà in Place Pigalle, in mezzo alla vita dei cabaret, dei teatri e dei caffè della Belle Époque. Inebriandosi della grande libertà di pensiero, del fulgore dei teatri, dei giornali a stampa, dei mezzi di trasporto, della nascita del turismo di massa… Una sorta di età dell’oro che questo pittore creativo e sempre in attività saprà capire e fare suo, riproponendolo in arte. Il tutto, accompagnato da un certo gusto diffuso in taluni circuiti elitari per il XVIII secolo, considerato moderno e straordinariamente ricco di eleganza e modernità, assimilandolo a quel momento magico contemporaneo. Negli anni ’70, dunque, Boldini si dedicherà a una poetica pittorica che unirà passato e presente, contemporaneità a visioni conturbanti attinte al Settecento fino a far scrivere ad un critico, Diego Martelli: «Boldini è un tale ammasso di lasciato e di fatto, di falso e di vero, che bisogna prenderlo com’è e non farci delle teorie: egli vi affascina, vi corbella, vi mette il capo sottosopra». Nella compagna Berthe, individuerà la modella ideale, il nesso fra queste due visioni di modernità e di quanto è di classe, seppur appartenga al passato. Sia che vesta in abiti alla moda, sia che si adorni di abiti d’epoca, Berthe viene dipinta con grazia flessuosa e abita tanti dipinti di Boldini, presenti alla mostra: La visita, Berthe esce per la passeggiata, Ritratto di signora seduta con gatto. Un’icona della borghesia parigina, felice espressione di un benessere raggiunto da larghi strati della popolazione nella Terza Repubblica: un messaggio di positività per la Francia.

Oltre a questa poetica, Boldini produrrà molte opere aderenti a temi nuovi: la città moderna, i luoghi della vita notturna, i caffè-concerto, i salotti musicali. Il bar delle Folies Bergère, che ricorda Degas; Parigi di notte, Ballerine spagnole al Moulin Rouge: tutto è tensione di vita, ogni pennellata dell’artista.

Questo stile di Boldini troverà continuazione fino al 1878, allorché, col dipinto Conversazione al caffè (in cui ritrae Berthe alla fine del loro legame, ormai stanco, con la sua nuova amante, la contessa de Rasty), si annuncia un deciso cambiamento di stile, che andrà verso il ritorno alla ritrattistica, a quella realtà di ritrattisti mondani come Helleu, Sargent, Blanche, cui saprà unirsi, cogliendo le opportunità di una scalata al successo, proprio attraverso questo genere pittorico molto apprezzato e richiesto.

Al braccio della contessa, Boldini frequenterà ambienti nuovi e altolocati, ci saranno importanti incontri come quello col conte de Montesquiou, arbiter elegantiae del tempo. Nascono, così, ritratti destinati al successo come i tanti con la Contessa de Rasty come modella, il celebre Ritratto di Giuseppe Verdi del 1886 – seguito dall’altrettanto famoso pastello, in cui il Maestro è ritratto con quel velo di malinconia che ne decretò il successo all’Esposizione Universale del 1889o Il pastello bianco, o ancora quello del Conte di Montesquiou, definito da Proust Principe della Decadenza, la Giovane donna in deshabillé, Alaide Banti al caminetto (giovane donna che Baldini amerà molto, ricambiato, pur senza poter coronare questo legame, osteggiato dalla famiglia di lei e affidato a una fitta corrispondenza, durata decenni).

Boldini è ormai pienamente affermato nel panorama artistico del suo tempo. È ancora all’Esposizione dell’89 che vince la Medaglia d’Oro col Ritratto di Emiliana Concha de Ossa, nipote del console cileno. Questo capolavoro del pittore segnerà il successivo percorso artistico, sempre nel campo del ritratto, ispirato alla pittura del Settecento inglese e olandese, seppur rinnovato come d’abitudine, grazie all’abilità e creatività dell’autore. Ed è una galleria di meravigliosi ritratti di donne, a prendere vita: grandi fiori viventi che il desiderio odora e coglie, così è stata interpretata l’attenzione di Baldini per le sue muse.

È sorprendente percorrere il lungo corridoio dedicato in Mostra all’esposizione di queste grandi tele: sembra di incontrare così Madame Charles Max, una delle bellezze più note a Parigi, cantante nei salotti per l’élite della capitale, mentre solleva con la mano lo strascico dell’abito da sera, con la spallina che le scivola in basso, oppure la diafana Elizabeth Drexel Lehr (1905), milionaria americana ed ereditiera, immagine di quel tipo di donna fragile, contratta, coi nervi a pezzi, in quest’epoca di nevrosi, come dalle parole dell’amico di Boldini, il caricaturista Sem. C’è poi il dipinto Donna Franca Florio, anch’ella sposata all’erede di una delle maggiori famiglie di imprenditori italiane, venerata da D’Annunzio, raffigurata in un ritratto che il marito rifiutò, ritenendolo troppo audace per la “regina di Palermo”; il ritratto di Alice Regnault, attrice teatrale di indubbia avvenenza, molto ricercata anche dai fotografi parigini; quello della Contessa Speranza, mentre si rimira nello specchio alle sue spalle, avvolgendosi nella mantellina di pelliccia… Tutte bellezze nell’atto di compiere un passo, una breve azione, un indugiare di uno sguardo, fermate nel momento da celebrare, ma che è ineluttabilmente già passato: una sottolineatura, per Baldini, del tempo che fugge, della Bellezza che svapora, dell’inquietudine che a volte sopravviene. Possedere un ritratto di Boldini era, in quegli anni, desiderio di tante donne e altolocate famiglie tra la Francia e l’Italia.

Negli anni della Grande Guerra, che non lasciarono traccia nel suo percorso artistico all’infuori di un acquerello del 1918 intitolato Bandiere al vento, Boldini risiederà fra Nizza, Londra e la Spagna, continuando a dipingere qualche ritratto. Nel 1919 il pittore soffre di fastidiosi disturbi agli occhi, sintomo di una malattia probabilmente ereditaria, che lo costringerà a un drastico calo della sua, fino ad allora inarrestabile, attività pittorica. L’anziano Boldini sopravviveva alla caduta del suo mondo, la catastrofe della guerra aveva infatti travolto il mondo scintillante della Belle Époque. La furia della avanguardie aveva fatto il resto, criticando e soppiantando definitivamente quel suo modo di dipingere in bilico fra modernità e confronto col passato. Ma, nel privato, si nascondono ancora delle sorprese per il vecchio Boldini, che vive nell’isolamento, molto stanco, disilluso della gloria, anzi scontento di essa, come dirà in un’intervista per il Corriere Padano, nel 1925. Infatti, nel 1926 l’incontro con la giornalista Emilia Cardona, andata a intervistarlo a Cannes per la Gazzetta del Popolo di Torino, segnerà l’arrivo di un nuovo amore per il pittore, che sempre aveva vantato successo con le donne, a dispetto della sua fisicità senza alcuna attrattiva, anzi al limite della deformità. Tre anni dopo, nel 1929, a Parigi, Boldini e Emilia si sposeranno. A lei dedicherà il suo ultimo disegno a carboncino, cercando di fissarne i tratti del volto, in maniera quasi tattile. Dopo una broncopolmonite che lo lascerà assai debilitato, nel 1831, l’11 gennaio, Giovanni Boldini muore nella sua casa di Boulevard Berthier. Il 7 maggio, dopo quattro mesi dalla sua morte, viene allestita la prima mostra postuma del pittore. A Parigi esce il libro Vie de Jean Boldini, il primo curato e dedicato al pittore dalla Cadorna.

 

Annagloria Del Piano

 

 

Boldini. Lo spettacolo della modernità

Promossa e realizzata da Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

Forlì, Musei San Domenico

1° febbraio – 14 giugno 2015

Da martedì a venerdì: 9.30 – 19:00

Sabato, domenica e giorni festivi: 9:30-20:00

Lunedì chiuso

Biglietti 11 euro intero / 9 euro ridotto

Info al numero: 199 151134199 151134

Prenotazioni al call center: h 9-18 / sabato h 9 -12

www.mostraboldini.com


TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276