Lo scaffale di Tellus
Daniele Ramadan. Il tessitore di sogni
01 Aprile 2015
 

Daniele Ramadan

Il tessitore di sogni

Mauro Pagliai Editore, 2015, pp. 166, € 10

 

In un lasso di tempo di dieci anni, 1996-2006, sullo sfondo di Liverpool, prende vita una storia: Il tessitore di sogni del giovanissimo Daniele Ramadan, è un romanzo originale nella struttura e nel linguaggio. Tanti sono i personaggi, guidati con destrezza attraverso un intreccio coinvolgente. Elemento trasversale, e quasi personaggio silenzioso, è l’arte del comunicare, sia attraverso le forme e i colori che attraverso la parola scritta: «Tu tessi i sogni della gente, Ben. È questo che sai fare, è questo che devi fare. Ma il mondo che c’è nei libri è molto distante da questo nostro mondo». Sono le parole di Violet, la moglie dello scrittore Benjamin Crichton, che sente il marito distante, perso nella scrittura, e non sa più adeguarsi. Ma senza di lei Ben è perduto, lei era i suoi occhi, il suo sguardo sul mondo, la sua grande storia d’amore.

C’è Eden, ultima di una discendenza di pittrici, in una famiglia dove la morte e il dolore hanno mietuto duro, che è stata educata fin da bambina dalla madre a immaginare forme e colori. Non manca un editore che attende impaziente i lavori di Crichton; una gallerista interessata e spregiudicata, un occhio indagatore a cui non sfugge niente, quello della signora Zalinski, e altri personaggi chiaramente fissati nella loro originalità e nelle loro ossessioni, funzionali tutti alla costruzione della storia.

Nella narrazione in terza persona si incastonano brevi conversazioni quasi surreali di due fratelli, sempre con le stesse battute finali, come un ritornello che ci accompagna. C’è la voce di una radio, radio KKBL, che trasmette musica jazz, arriva da strade, porte, finestre, auto, e fa da commento musicale costante ad ogni momento della storia.

C’è la tenerezza dell’amore materno, che si preoccupa anche dei sogni: «Te lo ricordi» dice a Eden la madre «il motivo per il quale è sempre meglio addormentarsi alla luce di una candela piuttosto che alla luce di una lampadina?... perché alla luce di una candela i sogni si riscaldano e allora uno la notte fa sempre dei sogni caldi… e non sono mai dei brutti sogni».

C’è una storia d’amore che prende forma scritta e vive per le strade, perché è stata troppo grande e deve essere letta: Benjamin da dieci anni scrive i capitoli del suo romanzo su un taccuino, quando ha finito una pagina la strappa e la lascia andare nell’aria. «Faccio così perché mi piace scrivere per gli abitanti di questa città. Se anche uno solo di questi avrà letto qualcosa della mia storia potrò ritenermi fortunato».

Proprio quei foglietti buttati al vento riusciranno a creare un ponte felice tra scrittura, pittura e vita. Finale da scoprire.

 

Marisa Cecchetti


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