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In libreria/ Domenico Ventola. A viso aperto
26 Ottobre 2014
 

Elemento trasversale, nella silloge di Domenico Ventola, è una accusa all'indifferenza, non la divina indifferenza montaliana, ma quella degli umani. Una umanità incrudelita, incapace di compartecipazione ai drammi che si consumano quotidianamente per le strade, nei sottopassi delle stazioni, nei parchi, sul mare: Intanto il mare inghiotte/ corpi ignoti in fuga,/ nella città assente/ un branco di razza umana al parco/ stupra tranquillo la sua preda/ e il clochard colto nel sonno/ si contorce tra le fiamme/ sulla panchina./ Torma di italici intanto/ santificano il Ferragosto.

Umanità che si è chiusa sempre di più, isolandosi anche dai propri cari, capace di conversare muta solo con gli oggetti tecnologici. Da qui la noia dell'esistere, il tempo vuoto, la incapacità e la non volontà di ascolto, nella ossessiva ripetizione di gesti meccanici. Non c'è più tempo per gli altri: Poi il giorno della nostra morte/ esclamano: -Mi dispiace, era una persona cara!-/ con improvviso affetto post mortem.

In questo nuovo modo di vivere, dove l'individualismo ha sostituito la condivisione, gli episodi di violenza continuano ad accadere, troppi e troppo gravi, sotto gli occhi asciutti di chi passeggia e va oltre, abituato ormai a tali situazioni, incapace di fare qualcosa contro. O forse timoroso per se stesso. Ma chi ha tanto vissuto e tanto amato non può adattarsi a tale trasformazione sociale, ed il dolore è più profondo in un momento del cammino in cui non c'è più un interlocutore affettivo con cui condividere il pensiero e il disagio, e addirittura si dubita della disponibilità degli altri ad ascoltare i messaggi della parola scritta. Così Ventola scrive poche righe rivolgendosi al lettore: Ti chiedo sommessamente, se avrai la benevolenza di aprire questo libro, di leggerlo, non di sfogliarlo.

Purtroppo il tempo rende sempre più fragili mentre ci avvicina al traguardo ultimo assottigliando mesi e giorni. In una solitudine nuova dove diventa consolante sentire voci e passi e vita oltre la porta, diversa dalla solitudine amata e cercata come rifugio in altri momenti, il dialogo con gli assenti continua nella penombra del crepuscolo. E loro rimangono vivi finché li teniamo vivi in noi, i loro oggetti carichi di ricordi si rivestono di sacralità: Alzare gli occhi su di essi/ è per me continuare/ un lungo dialogo di anni/ ora un dialogo di sguardi/ senza voce.

Una parola asciutta, essenziale, quella di Ventola, che fissa con oggettività fotografica questa umanità alla deriva, ed allo stesso tempo un percorso esistenziale, con uno stupore doloroso ed una pietas che avvolgono tutto, ma senza alcun abbandono alla retorica.

 

Marisa Cecchetti

 

 

 

 

Domenico Ventola, A viso aperto

Biblioteca dei Leoni (LCE edizioni), 2014, pag. 64, € 11,00


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