Obiettivo educazione
Per crescere un bambino ci vuole un villaggio
Dalla mostra ‘La città sostenibile e i diritti delle bambine e dei bambini
Dalla mostra ‘La città sostenibile e i diritti delle bambine e dei bambini' (Bergamo, 2004) 
18 Ottobre 2006
 
Il mondo di domani comincia a prendere corpo già oggi, nella mente e nel cuore dei nostri bambini. Ecco perché serve occuparsi di infanzia.
Facciamo crescere un bambino in un ambiente adeguato, diamogli le condizioni di vita e salute idonee e la possibilità di esprimere i suoi desideri e le sue emozioni, vedremo un bambino positivo che percepisce il futuro positivamente, come uno spazio dove lavorare per i nuovi piccoli che cresceranno dopo di lui.
Le idee sull’infanzia e sui diritti dei bambini sono relativamente nuove. Il piccolo dell’uomo, infatti, era considerato un uomo in miniatura fino al secolo scorso, senza la possibilità di avere tempi e spazi personali, men che meno diritti specifici.
Si è arrivati alla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel 1989 perché la Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 non sembrava inglobare i bambini in modo adeguato.
La Convenzione sancisce 4 diritti fondamentali: alla sopravvivenza, allo sviluppo, alla protezione e alla partecipazione.
Sottolinea l’importanza della cooperazione internazionale per il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini dei singoli paesi, in particolare in quelli in via di sviluppo. Mentre per questi stati la priorità riguarda ancora, purtroppo, il diritto alla sopravvivenza, visto il bisogno di cibo, acqua e salute, nei nostri paesi occidentali si punta l’attenzione su spazi verdi e attrezzati, ludoteche, piste ciclabili, biblioteche, scuole adeguate, programmi televisivi mirati, si punta cioè sulla qualità della vita.
Per crescere un bambino ci vuole un villaggio, una comunità che se ne faccia carico, un’attenzione costante da parte del mondo degli adulti, un investimento vero e proprio.
Per crescere un bambino serve una famiglia che va sostenuta nelle sue responsabilità dalle istituzioni, serve una scuola con insegnanti ed educatori che vanno riconosciuti nel loro lavoro così delicato, servono esperienze significative perché i bambini coltivino gli interessi e siano motivati alla vita, alle relazioni, all’ascolto e al crescere insieme motivandosi reciprocamente. Serve una comunità che nelle sue forme organizzate prenda in carico l’infanzia perché i bambini sono un ‘bene comune’.
Se tutto questo è vero, ne discende che occorre creare occasioni, spazi, tempi in cui i bambini si allenano. E l’allenamento riguarda lo stare con gli altri nelle attività sportive, culturali, ricreative, nello sforzo di raggiungere un obiettivo insieme, nella graduale costruzione di un senso civico, oggetto a volte sconosciuto. Ma riguarda anche la costruzione delle conoscenze fondamentali che serviranno ad affrontare i problemi della vita. Perché la costruzione sociale della conoscenza è funzionale a un apprendimento più duraturo, nascendo dal confronto e dallo scontro cognitivo con gli altri.
Il percorso da compiere è veramente impegnativo, ma insieme si può, occorre credere in un futuro positivo possibile.
Diversamente i bimbi possono diventare terreno di incursioni, manipolazioni, violenze. E gli esempi corrono via etere ogni giorno.
 
Fausta Svanella

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