Telluserra
Giuseppina Rando. Voci di mare
(fotografia di Elisabetta Andreoli)
(fotografia di Elisabetta Andreoli) 
24 Aprile 2014
 

Un tempo pauroso maniero, affidato a guardiani feroci, è ora un cumulo di rovine, una stamberga, dimora di un ragazzo alto e stecchito, ma pieno di forze, di coraggio e d’intelletto.

Tra quelle mura cadenti, un ammasso di pietre, qualche sedia sbilenca e una cassapanca raccattata, Antonio ha sistemato il proprio giaciglio, il nido che lo accoglie e gli dà ristoro dopo la fatica delle notti trascorse sulle barche a pescare.

Cullato dal mormorio delle onde, nella bonaccia, o stordito dal fragore dei marosi sulle rocce, nelle tempeste, il ragazzo trova sempre la via dei sogni che sciolgono il gelo del suo cuore.

Attorno e più in giù altre baracche di pescatori, dietro una cintura di monti dai colori variegati come il mare, che muta d’abito ad ogni passaggio di nuvole in cielo.

Un sentiero, simile ad una lunga serpe pietrificata, conduce dal maniero alla riva, all’ampia cala ove stanno attraccati le barche e i pescherecci. Su per quel sentiero e lungo la bianca spiaggia fluisce silenziosa la vita di Antonio e quella del migliore, anzi, unico amico Andrea, mozzo anche lui, nel grande peschereccio del padrone.

Conoscono palmo a palmo i villaggi vicini e il centro cittadino lussuoso, fiero e smagliante, ma ai loro occhi, quel luogo appare meschino: non conoscono né capiscono i ragazzi che abitano nelle lussuose dimore del centro… il fulgore, l’arcano del mare.

Vanno ovunque le loro gambe giovani, anche nel buio, nelle radure dei monti. Non hanno paura, sanno che la vita umana è una corsa contro l’oscurità del mistero, contro la crudeltà, l’ingiustizia, l’ipocrisia, una gara disperata che tenacemente affrontano perché è viva la speranza.

Il padrone e gli anziani del villaggio marino regolano le loro giornate, ma la bellezza del mare e dei monti regna sui loro pensieri.

Il mare è il loro destino. Odiano e amano il mare. Niente è più bello del mare nelle giornate e nelle notti serene, quando anche lui sogna abbracciato alla luna, niente è più detestabile quando le onde, come le braccia di un mostro infuriato, investono le piccole imbarcazioni, inghiottono vite umane.

Mugghia la perversità e il male, il mare in tempesta, quando gli uomini non possono spostarsi da una baracca all’altra e scompare il cielo, l’orizzonte, il tempo stesso.

Il pesce allora sta al sicuro dalla minaccia degli uomini, nei calmi abissi dove non penetrano le intemperie e gli unici uomini che si vedono sono gli annegati.

Antonio e Andrea hanno impresso nella mente il loro ultimo saluto, quelle braccia agitate nell’aria e poi più nulla.

Narrano le onde che gli annegati riposano felici nei fondali, tra oro e tanti preziosi inutili, narrano che nel buio delle notti tranquille, è la voce del mare dagli abissi, ad accendere le stelle del cielo.

 

Antonio e Andrea, seduti sulla panchina di pietra, ciascuno nel proprio cumulo di pensieri, ascoltano le voci del mare che da sempre li attende.

Andrea pensa ai remi, ripassa mentalmente tutto il lavoro del giorno prima, prevede quello del domani e si smarrisce nel folto labirinto dei pensieri.

Antonio riascolta placato la storia narrata dalle onde, la stessa narrata dalla madre prima che morisse: è la storia della luna, dell’universo, delle stelle.

Sapeva molte cose sua madre, nonostante fosse vissuta da serva nella famiglia del ricco proprietario di barche; era stata anche punita per la sua sete di sapere, ma aveva imparato a leggere lo stesso ascoltando, appiattata, dietro la finestra della scuola del villaggio. Poi aveva letto tutto quello che le capitava tra le mani, di nascosto, nella casa del padrone.

Morì, prima ancora che potesse insegnare a leggere al figlio. A lui ha insegnato a leggere il mare

Il mare gli ha insegnato a leggere il mondo. Il mare è stato il suo maestro.

Il padre naturale – gli hanno raccontato – è morto annegato durante una tempesta e così l’ha immaginato felice, negli abissi marini.

I due ragazzi si cercano con lo sguardo l’uno conosce i pensieri dell’altro. Si tengono per mano.

È bello stare soli nelle notte, si diventa tutt’uno con la quiete che diventerà cosmica solitudine.

Riecheggiano musiche nel silenzio: l’anima cerca di captare l’essenza dell’energia che scorre nelle loro vene, la stessa che sulla barca, durante il mare in tempesta, fa loro gridare: è bello esistere!

È l’energia vitale delle loro coscienze, della loro vita.

L’energia vitale è ovunque, nel mare, sui monti, in cielo; è l’elemento costante di ogni essere e la sostanza fondamentale dell’universo.

È la bellezza dell’Universo,la bellezza allo stato puro… è la potenza insormontabile… – canta il mare.

Andrea lo sa, l’ha letto in uno dei tanti libri che si trovano nella sua casetta, ormai squallida, lassù in paese, dove adesso va soltanto a dormire, dopo che la madre è andata via per seguire il suo compagno, lontano. Del padre, Andrea non sa, non l’ha conosciuto e nessuno mai gli ha parlato di lui né in paese né giù alla marina.

Per chi erano quei libri che adesso lui legge e a che cosa sono serviti? Si chiede spesso Andrea.

“…i libri dovrebbero rendere gli uomini migliori…” pensa il ragazzo “ma non sempre è così”.

Nel borgo vivono poco più di quattrocento pescatori, ma differenti i pensieri e molti i sogni che s’inseguono nelle loro anime.

Una moltitudine di avvenimenti d’eroismo e di vigliaccheria, di tradimenti e fedeltà, momenti belli e brutti s’intrecciano nello scorrer della vita degli uomini che vivono di mare e per il mare. Molti vivono inosservati, rimangono appesi alla propria vita senza muovere niente, il tempo li trasforma giorno dopo giorno ed ecco che arriva la morte; vengono sepolti, dimenticati.

Altri esseri rimangono al mondo poco più di una giornata, ma nessuna vita è vana, nessuna vita senza scopo. Andrea ha sempre desiderato di vivere intensamente.

Sogno divenuto realtà una notte di abituale pesca, quando salva Marco un bambino di dieci anni dalle braccia della morte.

Il piccolo si trovava sul barcone dello zio per assistere alla cattura di pesci.

Il mare calmo e l’orizzonte sereno non facevano certo prevedere quella improvvisa bufera di tramontana omicida. In breve le onde, increspandosi divengono gigantesche e incominciano ad assalire l’imbarcazione da tutte le parti, l’equipaggio, come in questi casi, si attiva subito per la difesa dell’imbarcazione: nel rumore assordante delle onde le voci umane si annullano e nel caos nessuno s’è accorto dell’assenza del piccolo Marco, ma quando lo zio lo chiama ripetutamente e il ragazzino non risponde, Andrea non ci pensa due volte, si lancia tra i marosi e scompare nel buio. Tutti temono anche per lui durante le interminabili ore di lotta contro il fortunale e la pioggia tra strepiti, lamenti e preghiere.

Antonio sta per tuffarsi in aiuto dell’amico, ma le braccia possenti di alcuni marinai lo fermano.

Non gli resta che piangere rannicchiato nella stiva, dove viene rinchiuso.

Alla fine Andrea, grazie al suo corpo magro e robusto, riesce a vincere la forza delle onde impetuose e a riportare sulla barca il bambino privo di sensi, ma in vita. È salvo.

 

Il giorno dopo il salvataggio Andrea dorme con Antonio sul giaciglio, nella stamberga all’antico maniero. Entrambi sono immersi nel sonno. Sognano la vita e sognano la morte, non sanno distinguere la realtà dal sogno, la vita dalla morte.

Quando poi il vento si placa e torna il sereno, a sera, scendono lungo il serpente di pietra alla marina, tutt’intorno è coperto di alghe.

È tornata la calma. Le piume degli angeli scendono a terra volteggiando, si adagiano sulla spiaggia come una coltre bianca.

Antonio e Andrea seduti sulla rena ascoltano le piccole onde che si rompono con lieve sciabordio, simile al battito del loro cuore che batte all’unisono.

È un seducente giaciglio il mare… là sognano, un giorno di riposare per sempre.

Antonio pensa al padre che riposa nei fondali, Andrea a tutti quelli che il mare ha voluto con sé.

Nel mare, che non ha mai pace, i due amici trovano pace.

Sarà il mare per sempre a raccogliere come un cielo capovolto, lacrime e sorrisi.

 

Giuseppina Rando

 

 

Giuseppina Rando è nata a Sant’Agata Militello (Messina). Poetessa, saggista, docente di Lingua e letteratura italiana. È presente in numerosi volumi di poesia, antologie e saggi. Tra le sue opere poetiche più recenti: Duplice veste, Immane tu, Figura e parola, Vibrazioni, Bioccoli. Tra i saggi: Profili di donne nel Vangelo, Chiara. Una voce dal silenzio, Le belle parole. Nel Segno (racconti) ha ricevuto il “Premio Letterario Città di Offida Joyce Lussu” (Sesta edizione).


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