Archeologia editoriale
Franco Patruno. Vangelo di Pasqua (2005)
19 Aprile 2014
 

“Abbandonato il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli”. Timore e grande gioia non sono due sentimenti contrastanti, ma un unico atteggiamento di stupore che suscita trepidazione ed esultanza insieme. Era atteso? Poteva esserci una disponibilità del cuore a credere che le parole udite direttamente da Gesù trovassero realizzazione, ma sappiamo che prevarranno invece i dubbi, le false sicurezze di un Messia puramente terreno. A dire il vero, i Vangeli sottolineano, in modo particolare Marco, la chiusura degli apostoli, mentre il quarto evangelista accentua il fatto che sotto la Croce c’erano la Vergine Madre e le donne, se si fa esclusione dello stesso Giovanni, unica maschile testimonianza del non rinnegamento. Ma la gioia grande non aveva ancora pervaso le coscienze in attesa di un possibile evento o, invece, quelle abbattute e malinconiche, come nel caso dei discepoli di Emmaus. Nell’episodio di quest’oggi, un inviato divino invita a non aver paura perché, ed è questo l’annuncio principale del cristianesimo, avverte che “non è qui, è Risorto, come aveva detto (…) È risuscitato dai morti, ed ora vi precede in Galilea”. Poi, è lo stesso Gesù che si avvicina loro con il saluto di pace, simile a quello donato agli apostoli impauriti e rinchiusi in una stanza: “Pace a voi”. Come la peccatrice o la discepola di Betania, le donne, avvicinatesi, “gli strinsero i piedi e lo adorarono”. Ancora Gesù con familiarità dice loro di “non temere”. Il Cristo ben conosce le situazioni sociali del periodo che storicamente ha vissuto, nelle quali, malgrado fulgide figure antico testamentarie, il maschilismo aveva forti radici. È significativo, e quindi rilevante dal punto di vista della verità storica, che siano proprio le donne a portare l’annuncio del Cristo Risorto agli apostoli. Ricordate il dialogo con i due di Emmaus? A quello strano pellegrino che si è fatto loro compagno di viaggio, dicono che in effetti, alcune donne avevano detto d’averlo visto e che erano corse a confermarlo. S’avverte dal tono il discredito nei confronti della loro attestazione.

Gli intrecci presenti nelle diverse accentuazioni delle fonti sul Cristo Risorto convergono in modo mirabile su alcuni punti focali di quello che diverrà il credo apostolico: Gesù è “vero” e non virtuale. Sembra banale l’affermazione, ma viste le circostanze, i dubbi e le dicerie su possibili invenzioni da parte dei discepoli (che, cioè, avrebbero creato la Risurrezione o per pia illusione o per vero calcolo), tale asserzione assume un particolare significato. Oggi non c’è più nessun serio studioso, se si fa esclusione di dilettanteschi romanzi d’appendice che purtroppo riscuotono successo tra gli ingenui, che metta in dubbio la veridicità dei racconti pasquali. Certo: pur essendo Gesù in tutta la sua pienezza, la Risurrezione, evidentemente, non può ripercorrere le strade del Gesù storico, perché, pur manifestandosi come tale alla sua prima comunità, è già appartenente al Regno del Padre. Sono le ultime volte della visibilità del Cristo: da quel momento sarà lo Spirito promesso che condurrà, nella fede e non nella visione, la sua Chiesa ed ogni coscienza aperta ed ospitale alla verità che fa liberi. È la nostra gioia. Buona Pasqua a tutti!

 

Don Franco Patruno

(da Il Resto del Carlino, 2005)


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