Oblò mediorientale
Asmae Dachan. Darayya, la città di Ghiath Matar, condannata a morte 
Il testamento morale dell'usignolo della rivolta
15 Febbraio 2014
 

Darayya, periferia sud ovest di Damasco – La città di Darayya, nel governatorato di Rif Dimashq, periferia sud ovest di Damasco, è storicamente conosciuta per essere il luogo della conversione dell’Apostolo Paolo. Come molte altre città siriane, le sue mura, i suoi luoghi di culto, la sua stessa popolazione raccontano di una cultura millenaria e gloriosa. Sin l’inizio delle proteste anti-governative in Siria, Darayya è stata una delle città più attive: migliaia di giovani hanno cominciato a scendere pacificamente nelle strade e nelle piazze per chiedere la caduta del regime, inneggiando alla Horrie, la Libertà.

Tra le migliaia di ragazzi si è distinto, in particolare Ghiath Matar, (nato l’8 ottobre 1986 – ucciso il 16 settembre 2011), uno dei giovani “usignoli della rivolta”, così soprannominato perché animava le manifestazioni con i suoi canti. Ghiath, figlio della città di Darayya, durante i cortei era solito offrire fiori ai militari, in segno di pace, per chiamare le loro coscienze e invitarli a non usare violenza contro i figli del loro stesso popolo. Era attivo nell’organizzazione delle manifestazioni e delle coreografie e sapeva di essere nel mirino del regime, tanto da scrivere, a soli 25 anni, il suo testamento morale. Il giovane, fresco sposo, raccomandava nel suo scritto la sua famiglia e i suoi compagni nel cammino verso la libertà, di non arrendersi nemmeno se lui fosse morto. «I più bei giorni della mia vita sono i giorni in cui ho conosciuto il significato della parola libertà», ha scritto. Ghiath è rimasto vittima di un agguato: i servizi segreti hanno intercettato una telefonata tra lui e l’amico Yahya Sharbaji che era stato ferito. Lo hanno colto di sorpresa e sequestrato. Centinaia di giovani hanno manifestato per chiederne il rilascio, ma Ghiath è tornato a casa dopo alcuni giorni avvolto in un sudario. Sul suo corpo terribili segni di tortura. Il giorno del suo funerale hanno preso parte alla cerimonia di commiato anche gli ambasciatori di Stati Uniti e Francia; dopo la loro partenza le milizie governative hanno fatto irruzione arrestando decine di persone che partecipavano al lutto della famiglia. Anche durante il funerale l’esercito ha usato violenza, uccidendo Ahmad Sleiman Airut. Un martire che tumulava un altro martire. Ghiath è diventato simbolo della gioventù siriana pacifica, coraggiosa e desiderosa di libertà. Un nemico per assad, che ha sempre definito i manifestanti “terroristi stranieri”, un esempio per migliaia di siriani e non siriani nel mondo.

Da allora sulla città c’è stata un’escalation di violenza, con l’irruzione dei blindati dell’esercito in città e le incursioni degli squadroni della morte, che hanno provocato migliaia di vittime. Tra gli attacchi più violenti quello del 25 agosto 2012, quando vennero uccise tramite esecuzione circa 320 perone (dati Syrian Observatory for Human Rights); il regime, anche in quell’occasione, accusò fantomatiche bande di terroristi. Un’inchiesta del giornalista dell’Indipendent Robert Fisk, riuscito ad introdursi nella città, ha confermato la versione dei residenti e degli oppositori: a compiere le esecuzioni, a commettere la strage, sono state le truppe governative. All’epoca in Siria non si erano ancora creati quegli squadroni che, alcuni mesi più tardi, sotto il nome di al qaeda, si sono coalizzati e hanno cominciato a scorrazzare per il Paese. Quella delle bande di terroristi è stata una sorta di profezia che si è auto avverata, ma, i fatti lo dimostrano, tali gruppi armati non sono affatto al fianco dell’opposizione e dell’FSE (Free Syrian Army, che riunisce i disertori e i militari defezionati dalle fila del regime), bensì danno man forte al regime stesso. Le violenze, di fatto, non si sono mai fermate; migliaia di persone hanno abbandonato le proprie case; altre migliaia sono morte.

Sulla città di Darayya l’esercito siriano, dopo aver ritirato i carro armati dal centro, sta perpetrando nelle ultime settimane un’offensiva aera pesantissima, utilizzando i micidiali barili TNT. La morte e la distruzione dilagano ovunque. Il volto stesso della città è ormai irriconoscibile: quartieri fantasma, macerie ovunque, corpi che restano per settimane nelle strade o inghiottiti dalle loro stesse case rase al suolo. La Darayya canterina e desiderosa di respirare libertà che abbiamo conosciuto al tempo di Ghiath Matar, è oggi una città condannata a una morte brutale.

 

Asmae Dachan

(da Diario di Siria, 14 febbraio 2014
con quattro VIDEO)


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