Diario di bordo
Claudia Osmetti, Domenico Letizia. Doveri di LibertÓ 
Lo sciopero della fame e la riforma della legge elettorale
15 Ottobre 2013
 

Era una delle priorità del governo, da fare nei primi 18 mesi. Ma dall’insediamento a Palazzo Chigi di Letta junior ancora non sono state avanzate proposte concrete. Parliamo della riforma del Porcellum, l’attuale legge elettorale, quella introdotta nel 2005 da Roberto Calderoli e definita – in quei giorni proprio dall’allora ministro leghista – “una porcata”. Giusto per ricordarlo.

Eppure adesso nel Partito democratico qualche “lucina” di speranza si sta accendendo. Oddio, non che la sinistra bene dell’Italietta delle dicotomie si stia sperperando in suggerimenti, idee e mozioni di riforme. Ma qualcosa si muove, e ci sembra il caso di segnalarlo.

Tra i pochi – ahinoi – rappresentanti di questa speranza targata Pd c’è è l’onorevole e attuale vice presidente della Camera Roberto Giachetti (leggi qui l’intervista che ha rilasciato a Radicalweb qualche giorno fa), che ha iniziato uno sciopero della fame, a cui stanno aderendo centinaia di cittadini. Giachetti chiede una riforma della legge elettorale contro il Porcellum, ma non solo. Chiede soprattutto un cambiamento del sistema, puntando il dito contro i leader che da anni promettono di cambiare questa legge elettorale ma che finora non hanno fatto niente.

Sul Porcellum in sé non abbiamo molto da dire. È una legge che ha il compito di non produrre rappresentanza, una diametrale presa per i fondelli dei cittadini elettori che teoricamente dovrebbero essere sovrani. Sono già state sprecate tonnellate di carta per spiegare come mai la normativa elettorale va modificata, anzi cancellata. Non saranno certo le nostre poche parole a far rinsavire una classe dirigente a cui tutto sommato il Porcellum va bene. Perché cambiare-tutto-affinchè-nulla-cambi garantisce la poltrona sulla quale lor signori sono seduti da tempo.

Preferiamo, invece, soffermarci sul metodo e il mezzo di battaglia intrapreso da Giachetti in questi giorni. Lo sciopero della fame di pannelliana e gandhiana memoria che è espressione suprema della non-violenza e della disobbedienza civile. Giachetti ha dimostrato (e dimostra tutt’ora) che ogni qualvolta si ha il coraggio di intraprendere una vertenza di proposta in favore della libertà e della legalità ci si deve mettere in gioco. E non solo a parole, ma anche con il proprio corpo.

E se la nudità indifesa contro l’arroganza organizzata e criminale della partitocrazia è un dovere civile di ogni libertario, il valore della battaglia di Giachetti è ancora più grande. Per il 31 ottobre è prevista una mobilitazione generale, il “No Porcellum day”: noi non possiamo tirarci indietro.

Giachetti ha un doppio merito: quello di aver riproposto una tematica centrale della vita politica italiana che spesso si fa finta di non vedere e quello del mezzo che ha usato per ricordarcela. Se i metodi sono democratici lo saranno anche i fini, come ricordava il socialista liberale Giuseppe Faravelli. Ai democratici di casa nostra non resta che imparare da lui.

 

Claudia Osmetti e Domenico Letizia

(da Radicalweb, 14 ottobre 2013)


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