Diario di bordo
Aduc – Osservatorio Firenze. Guardia medica inesistente, approssimativa e -quindi- pericolosa
09 Settembre 2013
   

Firenze – Sono diverse le segnalazioni che giungono alla nostra associazione rispetto alla poca utilità ed efficienza del servizio di Guardia medica nella città di Firenze. E pensavo che avrei potuto annoverarvi anche quella accaduta a me ieri sera, domenica 8 settembre, perché di poco conto e facilmente risolvibile altrimenti. Ma non è stato così, perché è stata in pericolo la vita di una persona anziana (mia madre) solo per l'approssimazione e la carenza di questo servizio.

 

I fatti. Ore 22:30. Una signora di 92 anni si ritrova ovunque sulla pelle delle protuberanze rosse, con forte prurito. È domenica sera e il medico curante non è rintracciabile. È probabile si tratti di una overdose farmacologico di antidolorifici alla codeina, per cui basterebbe la prescrizione di un antistaminico ad alleviare il tutto per la serata/notte e attendere il lunedì mattina col medico curante. Ma io non sono un medico e queste prescrizioni non sono da farmaci da banco, e comunque, anche se i farmaci necessari fossero tali, non sono certo io a doverli prescrivere in quel contesto. Telefonata alla guardia medica, a cui spiego per telefono la situazione, e mi chiede di portare la signora da loro. Il paziente 92enne viene caricato in macchina a quell'ora e portato alla guardia medica che, subito, informatasi dove è residente la signora, dice che bisogna andare altrove per competenza territoriale (nonostante tutto questo si verifichi nel medesimo quartiere a nord della città).

Andiamo alla guardia medica di competenza... non c'è, è via per una visita. Torniamo a quella precedente facendo presente la situazione. La signora viene sommariamente visitata e il medico si dice impossibilitato a prescrivere alcunché perché occorre andare al pronto soccorso. Il solo pensiero di andare al pronto soccorso a quell'ora, in uno dei tre più facilmente da me raggiungibili in città (S. Maria Nuova, Careggi e Torregalli), mi fa venire la pelle d'oca: una donna 92enne, in quelle condizioni, a quell'ora, come minimo “ci schiaccia l'alba”, e pensare che la sua vita sarebbe stata in pericolo, oltre che per i problemi farmacologici anche per quelli del servizio sanitario, non era in quel momento allarmismo. Quindi mi attacco al telefono, butto giù dal letto un mio amico medico (che sapevo non in servizio e che, per farsi fare una ricetta, non mi sembrava il caso di buttar giù dal letto), spiego il tutto per telefono e dopo 20 minuti lui è a casa di mia madre con i farmaci giusti che le fa assumere dopo una visita medica in casa. Questo medico lavora ad un pronto soccorso cittadino ed ha riscontrato che, per l'ennesima volta, le guardie mediche complicano il servizio sanitario invece di aiutarlo. La signora stamane stava meglio ed ha potuto entrare in contatto col suo medico e seguire le procedure del caso.

 

Conclusioni. Voi la portereste ad un pronto soccorso di notte (la domenica, poi, sono strutture molto intasate) una signora di 92 anni per probabilmente farsi dare una ricetta e basta? Come svolgono il servizio alcuni medici che pur di non assumersi la responsabilità, paventando interventi fattibili solo da strutture ospedaliere, scaricano tutto su pronti soccorso già intasati?

Non me ne vogliamo i medici consapevoli (che sono la maggior parte, credo), ma se il servizio sanitario è affidato a chi pratica lo scaricabarile, le cosiddette eccellenze del sistema sanitario toscano sono e restano solo discorsi da politici in cerca di voti.

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc


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