Arte e dintorni
Alessandra Borsetti Venier: Bookhouse. La Forma del Libro
Alicia Martín
Alicia Martín 
19 Agosto 2013
 

Arrivati a Catanzaro, non si può non trovare la mostra “Bookhouse. La Forma del Libro”. Da lontano ti sorprende subito con una cascata di libri ideata dall’artista spagnola Alicia Martín che scende dalla finestra del primo piano della facciata del Museo MARCA arrivando fin sulla strada e che coinvolge immediatamente lo spettatore in un’esperienza fisica ed emozionale.

La mostra, inaugurata il 4 maggio e che rimarrà aperta sino al 5 ottobre è organizzata dalla Provincia di Catanzaro con il contributo della Regione Calabria e rientra nel progetto POR Calabria FESR 2007/2013. Ideata e curata dal direttore artistico del MARCA Alberto Fiz, comprende 50 artisti tra i più significativi della scena artistica nazionale e internazionale che si confrontano sulla forma taumaturgica del libro che è di per sé un oggetto modulare, di carattere relazionale la cui semplice presenza evoca il contenuto.

«Il significato del libro risiede nella sua forma pensante», afferma Alberto Fiz. «Se fosse semplicemente un contenitore di testi o di immagini, sarebbe già stato spazzato via. Invece, mantiene il proprio ruolo primario in quanto è un oggetto sensibile, in grado di creare un rapporto simbiotico con il lettore e, nello stesso tempo, ha la capacità di organizzare il pensiero. Un messaggio, quello proposto dal libro, partecipativo e polisemico che fissa il provvisorio in permanente e dove l’unità fisica presuppone l’unità di senso».

Anche Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro, sottolinea il grado sperimentale e innovativo della mostra: «“Bookhouse. La Forma del Libro” è un progetto che affronta una problematica centrale della nostra società e lo fa attraverso la voce autorevole di un eccezionale gruppo di artisti. Le loro opere, prive di qualsiasi retorica, dimostrano la forza rigenerativa del libro, nonché la sua vitalità. Per il MARCA si tratta di una sfida affascinante per una rassegna destinata ad avere un’eco oltre i confini nazionali».

All’ingresso si trova la spettacolare installazione site-specific Idiom dell’artista slovacco Matej Krén, una Torre di Babele con 8 mila volumi forniti dalla casa editrice Rubbettino. È alta quattro metri e nel suo interno un gioco di specchi crea una spirale infinita di volumi in un vortice di colori e forme.

Sorprendenti e imprevedibili le installazioni che caratterizzano una esposizione particolarmente impegnativa che si sviluppa sui tre piani del Museo, dialogando anche con la collezione di arte antica e dove, intorno ad un unico elemento, quello del libro appunto, si sviluppano le infinite forma dell’arte. La mostra si svincola dal concetto del “libro d’artista”, sebbene in taluni casi non manchino delle convergenze, per orientarsi verso un’estensione più ampia dell’opera d’arte dove il libro diventa esso stesso scultura, installazione o ambiente ed è inteso come la parte che contiene il tutto.

Nella fase più critica della sua esistenza, proprio quando la rivoluzione tecnologica ci pone di fronte alla nuova era Gutenberg, il libro non è mai stato così attuale e “Bookhouse. La Forma del Libro” rappresenta il più esaustivo omaggio a questo strumento che da oltre 500 anni mantiene fondamentalmente inalterata la sua fisionomia.

Il libro, del resto, così come gli archivi e le biblioteche, sono al centro del dibattito artistico contemporaneo: l’edizione 2012 della Documenta di Kassel ha dedicato una parte considerevole delle opere a questo soggetto e la Biennale veneziana di quest’anno s’intitola “Palazzo Enciclopedico”.

Numerosi sono i lavori site-specific realizzati per l’occasione come un libro danzante collocato in una soluzione di 800 litri d’acqua del coreano Kibong Rhee e una camera da letto non priva di un’ironica componente esistenziale ideata da Peter Wüthrich e Hanging Book. Da Documenta 13, arriva uno dei libri in pietra di Michael Rakowitz che vuole essere una riflessione sugli orrori della storia. Il viaggio intorno al libro coinvolge biblioteche e archivi passando dal cavallo-libreria di Mimmo Paladino che contiene i volumi dell’Ulysses di James Joyce illustrati dallo stesso Paladino, alla straordinaria scultura From The Entropic Library di Claes Oldenburg e Coosje Van Bruggen di nove metri di lunghezza proveniente dal museo di Saint-Etienne. Si tratta di un’opera del 1989 dove il grande maestro della pop art americana fa esplodere una libreria interrogandosi sul caos linguistico e culturale.

Una biblioteca della memoria è quella proposta da Anselm Kiefer con un’installazione dove i libri in piombo entrano in relazione con l’enigmatico poliedro che compare nell’opera di Albrecht Dürer. Se per Michelangelo Pistoletto il libro è l’estensione nello spazio, per Pier Paolo Calzolari rappresenta un elemento sospeso in continua metamorfosi. Il compito di raccontare le sperimentazioni tecnologiche del Terzo Millennio è stato affidato allo ZKM di Karlsruhe, il Centro di Arte e Media più importante a livello internazionale diretto da Peter Weibel che affronta la sfida imposta da un sistema dove il libro non è più un corpo solido ma liquido in progressivo movimento.

Ma le suggestioni e le problematiche della mostra sono molteplici e spaziano dalla scultura-dentiera di Dennis Oppenhiem alla Biblioteca di fumo di Claudio Parmiggiani; dal Cristo cancellatore, una fondamentale opera di Emilio Isgrò realizzata nel 1968 un anno prima di un’altra opera determinante, il Libro dimenticato a memoria di Vincenzo Agnetti. Si spazia, poi, dal video di Gary Hill Big Legs Don’t Cry che già nel 1985 ipotizzava un libro attraversato da un corpo fisico, alle microsculture in carta di Sabrina Mezzaqui; dalla raccolta di libri su Vincent Van Gogh di Stefano Arienti all’inquietante video di Paolo Canevari che fa bruciare a fuoco lento Mein Kampf; dalle accumulazioni di Gianfranco Baruchello alle riscritture di Irma Blank, della quale nel 2000 ho pubblicato con Morgana Edizioni il primo libro digitale L’incognita il cui testo era interamente composto da x; dal libro bruciato di Robert Rauschenberg alle sedimentazioni archeologiche di Maddalena Ambrosio; dai quadri elettronici di Davide Coltro alla biblioteca sommersa di Per Barclay, sino al libro in tessuto di Maria Lai, l’artista novantatreenne appena scomparsa.

 

Una straordinaria e provocatoria biblioteca d’immagini, dunque, che permette di realizzare un viaggio nell’arte contemporanea dove il libro viene completamente “riscritto”.

In un progetto di così ampia portata sono state molte le collaborazioni con istituzioni pubbliche e private italiane e straniere tra cui quella con il Musée d’Art Moderne di Saint-Etienne Metropole, lo Zentrum für Kunst und Medientechnologie, l’Archvio Agnetti, l’associazione Zerynthia-Ram radioartemobile e la Dena Foundation.

La mostra è accompagnata da un libro in italiano e inglese edito da Silvana Editoriale con testi di Achille Bonito Oliva, Alberto Fiz, Lorand Hegyi, Lea Vergine e Peter Weibel. Accanto al saggio inedito di Emilio Isgrò e all’intervista di Mimmo Paladino con Marco Vallora, il volume è arricchito dalle testimonianze degli artisti che raccontano il loro rapporto con il libro.

 

Gli artisti presenti in mostra: Vincenzo Agnetti, Pierre Alechinsky, Maddalena Ambrosio, Stefano Arienti, Art & Language, Per Barclay, Gianfranco Baruchello, Irma Blank, Gregorio Botta, Pier Paolo Calzolari, Paolo Canevari, Clegg & Guttmann, Davide Coltro, Enzo Cucchi, Ceal Floyer, Maria Friberg, Jean-François Guiton, Gary Hill, Candida Höfer, Emilio Isgrò , Airan Kang, On Kawara, William Kentridge, Anselm Kiefer, Jiří Kolář, Jannis Kounellis, Matej Krén, Anouk Kruithof, Maria Lai, Alicia Martín, Sabrina Mezzaqui, Claes Oldenburg & Coosje Van Bruggen, Dennis Oppenheim, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Michelangelo Pistoletto, Dmitry Alexandrovich Prigov, Michael Rakowitz, Rashid Rana, Robert Rauschenberg, Kibong Rhee, Gerhild Rother, Lisa Schmitz, Richard Wentworth, Peter Wüthrich.

 

Alessandra Borsetti Venier

(testo e fotografie)

 

 

Museo MARCA, Via Alessandro Turco 63, 88100 Catanzaro

Orari: 9:30 / 13:00 – 16:00 / 20:30 chiuso lunedì

Info: Tel. +39 0961 746797, info@museomarca.com


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