Diario di bordo
Vincenzo Donvito. L'Aduc un'associazione a delinquere?
Firenze, 2012. Nel salone del Dugento di Palazzo Vecchio si celebrano i 10 anni di Publiacqua
Firenze, 2012. Nel salone del Dugento di Palazzo Vecchio si celebrano i 10 anni di Publiacqua 
04 Giugno 2013
 

Firenze – Il giudice ha sentenziato: l'Aduc è una criminale. Ne abbiamo già parlato e la novità di oggi è che è stata pubblicata la sentenza in cui il giudice fiorentino Matteo Zanobini motiva questo suo giudizio in merito alla diffamazione che l'associazione avrebbe fatto nei confronti del gestore idrico fiorentino Publiacqua. Una criminale che dovrà rifondere 5.000,00 euro di danni per aver leso l'immagine di questa società per azioni tra i Comuni dell'area fiorentina, e circa 2.500,00 euro di spese processuali. Secondo il giudice, Publiacqua ha agito in modo corretto nella vicenda che aveva portato l'Aduc a criticare questo gestore che chiedeva ad alcune centinaia di utenti un pagamento doppio dei medesimi consumi idrici.

La sentenza, però, va anche oltre la specifica diffamazione, criticando il modo di operare dell'associazione e indicando lo stesso come foriero dei comportamenti diffamatori. Quindi, sarebbe l'Aduc in sé un'associazione a delinquere? Il giudice non lo dice esplicitamente, ma sicuramente è un giudice che non gradisce il nostro approccio ai problemi e ai tentativi di soluzione degli stessi, e per questo ne trae ragione per sentenziarci come criminale.

Citiamo dalla sentenza:

«Richiesto dal pubblico ministero di precisare il modus operandi seguito nella vicenda ovvero se, una volta ricevute le lamentele dei cittadini, avessero contattato Publiacqua per verificare le sue intenzioni e intervenire a tutela degli utenti, Donvito ha risposto negativamente assumendo che la documentazione in loro possesso era sufficiente e che “come metodo politico di iniziativa civica facciamo sempre tutto pubblicamente, evitiamo le trattative private, tutto pubblicamente. Publiacqua ha fatto un atto pubblico levando il servizio... chiedendo i soldi a queste persone che avevano già pagato e pubblicamente doveva renderne conto...”.

Una forma, questa, effettivamente particolare di tutela dei cittadini e dei consumatori, atteso proprio il soggetto, ad importante capitale pubblico, con il quale si confrontavano e che, come ha spiegato il precedente amministratore Cecchi Amos, non aveva alcun potere di intervenire sul recapitista, scelto ed incaricato dai condomini, se non -come nella vicenda che occupa- in luogo di agire immediatamente nei confronti dell'utente finale, attende la soluzione di una situazione rappresentata..., come un'iniziale semplice difficoltà contabile-amministrativa della nuova recapitista, che non lasciava certamente presagire il suo successivo fallimento.

L'approccio conflittuale e non costruttivo al problema sta proprio nelle dichiarazioni dell'imputato: “stiamo parlando di Publiacqua, un gestore unico, direi un monopolista, di un servizio di primaria importanza sul nostro territorio... non stiamo parlando di una società che pensa soltanto al lucro dei propri azionisti ma a una società che dovrebbe anche in qualche modo difendere i diritti primari dei cittadini con un servizio, quale quello idrico, che è altrettanto primario. In virtù di questo fatto noi pensavamo che Publiacqua nel momento in cui fosse chiamata in causa su una questione così, molto grave, avrebbe magari voluto interloquire con noi per spiegarci, per capire... la sua interlocuzione è stata la denuncia contro di noi”.

Si tratta, a ben vedere, di una logica comportamentale rovesciata atteso che Publiacqua non aveva nessun rapporto con l'Aduc né era tenuta a contattarla, men che meno a seguito di pubblicazione di articolo a contenuto chiaramente diffamatorio.

Attraverso la pubblicazione dell'articolo sopra compendiato l'imputato ha palesemente offeso la reputazione della società Publiacqua, equiparandola ad un soggetto usuraio, ovvero ad un categoria di criminale verso il quale è massima ed unanime la riprovazione sociale, che approfitta delle condizioni di minore resistenza e di bisogno della vittima per pretendere quanto non dovuto».

Allo stato dei fatti la situazione della vicenda è questa:

- la società letturista Asco ha preso i soldi degli utenti e non li ha versati a Publiacqua, usando questi soldi per sé e, fallendo, non li ha dati o restituiti a nessuno.

- Publiacqua ha incassato tutto quello che doveva incassare nonostante -a nostro avviso- fosse al corrente della situazione di Asco che, non pagandola da sei mesi continuava a riscuotere bollette dagli utenti. Inoltre Publiacqua ha incassato, oltre alle spese legali del procedimento vinto, anche 5.000,00 euro di danni morali da noi.

- gli utenti idrici coinvolti hanno pagato due volte le medesime bollette.

- Aduc deve versare a Publiacqua circa 8.000,00 euro.

Torna tutto? Utenti e loro associazioni hanno torto, mentre ha ragione chi ruba i soldi degli utenti (Asco) e chi (Publiacqua) si fa pagare i danni morali per un comunicato stampa che non ha neanche chiesto al giudice che fosse rimosso dal web? (si trova ancora qui).

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc


TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276