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Il razzismo nel calcio è un fenomeno ormai fuori controllo. Il caso dell'Inter
Emmanuel Adebayor
Emmanuel Adebayor 
16 Marzo 2013
 

Milano – Nel 2010 il Gruppo EveryOne assegnava alla società sportiva Internazionale Milano il Premio “Eddie Hamel” per l'impegno contro il razzismo. Successivamente tuttavia la società calcistica perdeva alcuni degli uomini che si erano maggiormente impegnati per evitare che il fenomeno dell'intolleranza si diffondesse fra i tifosi nerazzurri: Lele Oriali, Samel Eto'o, Maicon, Lucio, Pandev. Senza questi paladini dell'antirazzismo, la tifoseria dell'Inter ha assorbito i germi del peggior razzismo, iniziando a dar vita a odiosi spettacoli di inciviltà nei confronti dei giocatori africani militanti nelle squadre avversarie.

Dopo i cori razzisti e l'esibizione di banane di plastica rivolti verso l'ex Mario Balotelli, il Gruppo EveryOne ha scritto una lettera al presidente Moratti, chiedendogli di mettere in atto misure per evitare che il fenomeno assumesse dimensioni inaccettabili e fuori controllo. Purtroppo il presidente non rispondeva all'appello e, anzi, minimizzava gli atteggiamenti discriminatori dei suoi tifosi.

«Oggi la tifoseria dell'Inter si contraddistingue per un elevato tasso di razzismo», commenta Roberto Malini, portavoce del Gruppo EveryOne, «e nel corso del recente incontro di Champions League contro gli inglesi del Tottenham questa forma odiosa di ignoranza e inciviltà si è espressa in tutta la sua virulenza nei confronti del campione Emmanuel Adebayor, tanto che l'allenatore del Tottenham Villas Boas e alcuni giocatori della squadra inglese hanno protestato contro i cori nerazzurri definendosi disgustati da un atteggiamento tanto incivile. L'Inter sarà deferita dall'UEFA e riceverà una sanzione, ma sono provvedimenti ormai inutili. I media italiani, che censurano regolarmente i comunicati delle organizzazioni antirazziste, le società che non accettano di dialogare con i difensori dei diritti umani e le autorità calcistiche che da tanto tempo minacciano di sospendere gli incontri in presenza di cori razzisti, ma che non lo fanno mai, sono complici delle tifoserie intolleranti e parte di una cultura razzista che si espande ormai senza trovare alcun argine davanti a sé».

 

EveryOne Group



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