Diario di bordo
Martina Simonini. Donne e politica
10 Febbraio 2013
 

In molti mi sollecitano a raccontare come ho vissuto la mia candidatura e “scandidatura” nella lista del PD per il consiglio regionale. Non nascondo che un po’ d’amarezza questa vicenda me l’ha lasciata, ma non perdo di vista l’obiettivo generale e ben più importante che è quello di sostenere Ambrosoli per un necessario cambio di passo in Regione Lombardia. Quindi faccio campagna a pancia bassa. Spero che alla fine, anche se insoddisfatti dallo spettacolo che la politica ci ha riservato negli ultimi anni, tutti vadano a votare…

La vicenda che mi riguarda mi ha indotto a riflettere sui diversi modi di interpretare l’appartenenza a un partito e vi ho potuto notare notevoli differenze tra i modi femminili e quelli maschili. I due candidati uomini (Del Barba e Costanzo) hanno organizzato due diverse conferenze stampa; le due candidate donne (Roberta Songini e Francesca Zucchetti) si sono affidate ad un comunicato stampa congiunto stilato nel corso di una pizza insieme. Nel mio caso, la direzione regionale ha deciso che non c’era più tempo per le primarie regionali e che le candidature si sarebbero decise all’interno delle direzioni provinciali… La direzione vota in mio favore, ma una serie di altre questioni, portano all’individuazione di Giacomo Capponi quale candidato.

All’indomani delle primarie per il parlamento, quando una donna (Roberta Songini), messa lì come candidatura di servizio, è arrivata ad un pugno di voti dal primo classificato (Mauro Del Barba che ora si trova in posizione eleggibile al Senato), qualcuno ha parlato di “congiura delle donne”. Verrebbe da rispondere con una celebre frase di Cicerone al senato romano (63 a.C.) a proposito della congiura di Catilina e rivolto a Catilina stesso.

Quosque tandem, Catilina, abutere patientia nostra? (Fino a quanto, Catilina, abuserai della nostra pazienza?)

Ci sono diversi modi per stare dentro ad un partito e anche in questo periodo mi sono persuasa che c’è un abisso tra i modi femminili e quelli maschili. Tutti legittimi s’intende! Ma profondamente diversi.

I modi che si possono osservare in questa vicenda sono i seguenti:

- C’è Del Barba: …non sono iscritto al partito, non lo frequento, non partecipo in alcun modo, ma colgo le opportunità…

- C’è Ciapponi: assumo il ruolo di Segretario provinciale, quando vado sotto in direzione, mi sento, giustamente, sfiduciato, ma a questo punto minaccio le dimissioni immediate (v’è da dire in questo caso che a Modena è andata diversamente – Stesso Partito, stessa situazione di Segretario provinciale sfiduciato dai risultati delle primarie, ma diversa reazione).

- C’è Costanzo: Lavoro sodo e senza risparmiarmi fatiche e sacrifici e pretendo che questo mi venga riconosciuto anche quando compio degli errori. Mi candido alle primarie, ma poiché arrivo terzo, non corro più, mi faccio da parte dicendo che voglio lasciare spazio ad altri…

- C’è Paolo Accoto: Serve un candidato di servizio… Va bene lo faccio io.

Poi ci sono i modi femminili:

- C’è quello di Elena Del Giorgio: colgo le opportunità, mi guadagno un ruolo da vice-segretario, ma al momento di cogliere l’opportunità di una candidatura faccio un passo indietro: “Sono stata poco presente al partito negli ultimi tempi e quindi mi metto a disposizione ma in subordine ad altre candidature femminili”.

- C’è quello di Roberta Songini e Francesca Zucchetti: si mettono in gioco senza velleità, per il gusto di dare un contributo al partito, di guadagnarsi un po’ di visibilità in vista di nuove sfide e per mettersi alla prova sottoponendosi al giudizio dei votanti alle primarie. Fanno gioco di squadra collaborando tra loro, consapevoli che quello che ad alcuni uomini del partito appare come una debolezza è invece il loro punto di forza perché costituisce la novità che la gente chiede.

- C’è il mio modo: Sto convintamente dentro un partito che a volte mi va un po’ stretto (per le battaglie per l’acqua pubblica, per la laicità dello Stato ecc. ecc.). Mi candido per le regionali. Vengo votata dalla direzione ma accetto la bocciatura della direzione regionale senza sgomitare… in una competizione c’è chi la spunta e chi no, ma non sempre la vittoria è più onorevole di una sconfitta… o almeno io la vedo così.

Ci sono senz’altro decine di altri modi di interpretare l’appartenenza e la militanza ad un partito… Chi si iscrive ad intermittenza, chi si iscrive ma non partecipa, chi partecipa ma non si iscrive, chi vota convintamente ma non si iscrive e osserva da lontano…

C’è però di sicuro una differenza di genere nell’interpretare ruoli in politica ed amministrazione. Ciò è probabilmente dovuto a differenti culture, sensibilità, modi di leggere ed interpretare la realtà che, a mio parere, sono spesso diametralmente opposti.

Il tema meriterebbe un approfondimento. A partire dalle quote rosa che ritorneranno di estremo interesse nella formazione delle liste comunali giacché in quel caso una recente normativa ha introdotto la possibilità dell’espressione di preferenza duale (cioè si può esprimere una preferenza maschile ed una femminile). Quello che succede in questo caso è che se le liste sono formate con il contingente femminile del 30%, le preferenze per le donne saranno certamente superiori che quelle per gli uomini… sarà scelta obbligata formare le liste al 50% di genere… Un cambio epocale.

Quello che accade per il 24 e 25 febbraio è che non potrete votare con la preferenza sulle liste bloccate per le elezioni nazionali; sulle regionali invece dovrete esprimere la preferenza per il candidato scrivendone il cognome.

Comunque la pensiate, non rinunciate al diritto/dovere di andare a votare!

 

Martina Simonini

(da 'l Gazetin, febbraio 2013)


 

Nella foto: Francesca Zucchetti (Tirano, 1975). Candidata alla Camera dei Deputati nella lista PD (n. 38, circoscrizione Lombardia 2)


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