Arte e dintorni
Guido Villa. “Migranti. Disegni e bozzetti per una poesia di Derek Walcott” 
Ferrara: opere in mostra... durante i giorni del terremoto
G. Villa,
G. Villa, 'Migranti - disegni e bozzetti per una poesia di Derek Walcott' 
07 Giugno 2012
 


Migranti (2000)

di Derek Walcott

trad. Luigi Sampietro

 



L'onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche

selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce

smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini

emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali

che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura

che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,

come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come

fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno

nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachsenhausen,

e quelli che non stanno sopra un treno, che non hanno muli o cavalli,

quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina per cucire

sul carretto a mano perché da tempo le bestie hanno lasciato

i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia del perdono,

alle campane di pietra sui ciottoli della domenica e al cono

della guglia del campanile aranciato che buca le nubi sopra i tigli,

quelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda del carro

come sul fianco del mulo, le donne con la faccia di selce

e gli zigomi di vetro, con gli occhi velati di ghiaccio che hanno

il colore degli stagni dove posano le anitre, e per le quali

c'è un solo cielo e una sola stagione nel corso di un anno

ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le ali,

si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua

della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno

una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,

e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,

e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco

quel lago e anche le locande, la birra che si beve,

e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,

ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede

che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro

c'è la veduta di un posto che si chiama la Valle del Perdono,

dove il solo governo è quello dell'albero dei pomi e le forze

schierate dell'esercito sono gli striscioni di orzo

all’interno di umili tenute, e questa è la visione

che a poco a poco si restringe dentro le pupille

di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,

rigido e con la fronte che diventa fredda come le pietre

che ci hanno bucato le scarpe e grigia come le nuvole

che, quando il sole si leva, si trasformano subito in cenere

sopra i pioppi e sopra le palme, nell'ingannevole aurora

di questo nuovo secolo che è il vostro.

 

 

 

FERRARA. La mostra di Guido Villa, “Migranti – disegni e bozzetti per una poesia di Derek Walcott”, allestita a cura della direzione dei Musei civici d’arte antica di Ferrara con la collaborazione dell’Italian Society for Law and Literature, è stata inaugurata nelle sale espositive della Casa di Ludovico Ariosto sabato 12 maggio, il week end precedente quello del terremoto.

Una speciale galleria fotografica on line è proposta da Sagarana (Rivista Letteraria Trimestrale).

Nell'allegato repertorio altre immagini messe a disposizione dall'artista, che ringraziamo unitamente al direttore dei Musei ferraresi, Angelo Andreotti, e a Luigi Sampietro, per la traduzione del componimento di Derek Walcott.


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