Lo scaffale di Tellus
Valeria Borgia. I sampietrini raccontano…
24 Marzo 2012
 

Valeria Borgia, I sampietrini raccontano…

Ars Gratia Artis, 2011, pagg. 86, € 10,00

 

Siamo nel primo periodo postbellico in una Roma inconoscibile popolata da “castagnari”, da “stracciaioli”, da “ombrellai”, da gente umile e semplice che dan sapore, oggi si direbbe vintage, a questi frammenti di vita genuina, vera, sincera che Valeria Borgia fa rivivere in tale libriccino. Non so quanto ci sia di autobiografico ma senz’altro la partecipazione, il vissuto sono troppo veri perché tali racconti -legati l’un l’altro più di quanto si possa immaginare- non sono lasciati di certo al caso. Tra dialoghi in romanesco, espressioni vernacolari si dipanano davanti ai nostri occhi chicche da gustare, dove ironia e rimpianto si mescolano come il buon vino antico di una osteria tipicamente romana. Sono tale genuinità e tale semplicità perdute che costituiscono l’anima del raccontare di Valeria e che ci restituiscono certi valori, una etica sentita, agita, com-partecipata, viva, senza formalismi di sorta…

Il parroco, olim, era l’autorità indiscussa in materia spirituale, il maestro nella sapienza e il farmacista nel sapere scientifico… È un esempio che non credo banale ma ci introduce nel microcosmo fervido di Virginia, Clelia, la “Zozzetta”, di colui che è solito “alzare il gomito”, dello stornellatore romantico ed altro. Sotto tale ottica va visto, credo fermamente, lo snodarsi della trama di codesto libro: macchie di inteso colore gettate in una tela la quale assume ben presto la sua connotazione, la sua personalità inconfondibile. Sono tratti di carattere che acquistano il loro peso grazie all’amabile occhio di Valeria nel delinearli con uno sguardo acuto, ironico sì, ma arguto soprattutto come le nuances del dialetto.

È dal semplice (non dal semplicistico, non si confondano i termini) che può nascere un ideale di vita forte, robusto, sano non dall’artefatto, dal precostituito. Un mondo, chiamatelo chiuso, ma che ha il senso del sacrificio, dove la stretta di mano e la parola valgono più della certificazione notarile. Una Roma pulita, autenticamente agita, forse non colta, non snob ma che si sapeva rimboccare le maniche in caso di necessità, sapeva “auscultare” i problemi altrui… una metafora di un’Italia, forse povera, mezza incolta, ma che ha saputo tirare fuori la grinta dopo il disastro morale, economico e sociale in genere dopo la tremenda occupazione e guerra che ci avevan svilito. Sono d’accordo con Franco Vivona nella sua breve quanto incisa prefazione ma, conoscendo l’Autrice, voglio andare oltre – sono un bastian contrario in fondo. Certo Valeria crede ed esalta lo spirito di autenticità di una Roma ormai sparita e crede fermamente che tale esprit non possa andare disperso nonostante il processo di globalizzazione omogeneizzante, anzi: sia da non dimenticare perché fruttifichi nelle coscienze, sia un patrimonio. Comunque colgo nella Nostra Autrice un disegno più ampio. Descrivere il suo luogo natio, la sua gente, certi “habitus mentali” è anche voler rivalutare, in un traslato sapiente, i valori che animavano un'Italia che dal fango si è saputa riscattare. Quel «mi piace dire la verità» (cfr. p. 50) è della bambina, allevata nei sani principi operosi della madre Clelia, ma non è anche estendibile ai tanti che han subito e compreso i tristi eventi? Che c’è di più rivoluzionario della Verità? Chi ti spinge a tale sete onde ad una palingenesi, ad un rinnovamento tutto, se non la Verità, obliata o voluta obliare in anni bui? Non è acqua cheta che scorre sulla pelle di tal gente semplice sì, ma che sa più di quanto conosce: è guidata da intuito, da “buon senso”... Una fluida scrittura, frutto di tanti anni di lavoro, di Valeria (attivissima: fonda la rivista di cultura Tam Tam, poi si getta a capofitto sull’editrice Proposte Editoriali con il noto premio “Morante”, fa nascere la casa editoriale Ars Gratia Artis) che ha saputo cogliere i tratti salienti della “sua” Città con uno sguardo fascinoso che termina in Rumore, dove il registro muta… Lasciamo al lettore assaporare tali 86 pagine schiette, gustose ma su cui riflettere.

A presto Valeria con la seconda edizione del tuo romanzo, rivisto ex novo.

Amicalmente,

Enrico Marco Cipollini


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