Sull'altra civiltÓ
Francesco Zappia. Tassazione obbligatoria: tra inevitabile piacere e comprensibile avversione 
Piccolo viaggio tra tante curiositÓ
Caravaggio,
Caravaggio, 'Vocazione San Matteo' 
16 Marzo 2012
 

Buone notizie dal fronte Governo! Che piaccia o no, il lavoro che sta portando avanti senza tregua, ovviamente tra fischi e plausi, a mio modesto parere non ha precedenti. Distinguo, almeno fin’ora, impegno, ardente volontà di contenere danni ed evitare ulteriori problemi, competenza ed anche un pizzico di iniquità. Ci sarà una ragione per questo scagliarsi contro i comuni mortali? Farà parte della normalità? Una ragione si trova a tutto, più di una! Ad esempio, il prossimo aumento dell’IVA trova ratio nella logica di “spostamento” del carico fiscale sui consumi (come succede anche per le “cose” nel caso della c.d. “patrimoniale”) al fine di detassare la produzione.

Se questo deve essere, sia!

C’è poi una seconda ragione: come “realizzare” il prelievo fiscale se non attraverso le tasche dei più?

Non è solo una questione di cassa, è una questione di logica, iniqua logica: son certo che gli italiani veri, quelli che non nascondono i redditi (forse, solo perché non possono!) continueranno a reggere questa nostra Nazione. Poi io conosco qualcuno che, pur potendo, i redditi non li occulta, ma questa è un’altra storia.

Andiamo avanti!

Al fischio di inizio e già dalle prime battute, il Premier Mario Monti ha dato prova di voler sferrare un vero attacco al male principe che corrode economia e società. L’evasione fiscale, appunto, oggi ammonta al 10 – 12% del prodotto interno lordo. Tutti sanno cosa sia questa benedetta “evasione fiscale”, ma nessuno sa come annientarla. Immaginiamo per un attimo un Paese privato di questo parassita, di questa massa nera che sfregia le tasche e le teste dei cittadini. Una Nazione priva di falliti (ma solo da un punto di vista civico) che sottraggono soldi e quiete in modo spudorato (questi sono gli evasori), o mantenendo una certa regolarità e legittimità formale delle loro azioni (come sanno fare bene i parenti degli evasori: gli elusori).

Comunque, immaginiamola per un attimo questa Nazione purificata: ove mai l'evasione fosse sconfitta, non solo le casse dello Stato tirerebbero un sospiro, ma ne guadagnerebbe il volto e l'anima della società pulita che oggi sembra prendere sempre maggiore coscienza di fronte al fenomeno: la società pulita dei tanti “derubati”.

A proposito di furto: lo scomparso Tommaso Padoa Schioppa, celebre Ministro nel Governo Prodi, in tema di evasione fu uno dei primi (se non il primo) a riconoscere nel fenomeno distorsivo una palese violazione del settimo comandamento, oltre che di un principio cardine della convivenza civile. Non sarebbe stato d'accordo John Locke, uno dei padri del pensiero economico moderno, che tutto avrebbe attribuito agli evasori tranne che il reato di furto (addirittura li definiva i “produttori” del denaro evaso, senza i quali esso non sarebbe mai stato, appunto, prodotto).

Ladri o no (il bisticcio è di rango morale, etico e giuridico), è tutta gente che sfugge al dovere civico, una “piccola” (ma incisiva) fetta di persone che rappresenta un'eccezione alla “regola” come, ad esempio, quella fissata dai curiosi studi “neuroeconomici” sui comportamenti cooperativi degli individui.

Secondo questa scienza, appunto la “neuroeconomia” (che, utilizzando il metodo della risonanza magnetica funzionale, osserva le risposte neuronali degli individui posti di fronte a determinate condizioni), l'uomo beneficia di un vera e propria sensazione di ricompensa quando trasferisce il proprio denaro, anche se ciò è finalizzato al rispetto degli obblighi fiscali.

Non sceglie di farlo (come succede nel caso della beneficenza), ma ne ricava comunque una bella sensazione, e questo grazie ad una cospicua attività neuronale nelle aree cerebrali del c.d. striato ventrale (il nucleo caudato ed il nucleo accumbens) che poi, cosa curiosa, sono le stesse zone che si mobilitano vivacemente quando si riceve soddisfazione di piaceri di base come, ad esempio, il cibo.

Dunque, cooperare, contribuire è, per natura, un atto di puro e semplice altruismo, di inclinazione a realizzare il bene sociale pur senza un ritorno personalistico e materiale.

Poi, però, nella vita di tutti i giorni il caro striato ventrale va in cortocircuito e si ritorna alla solita storia: insomma, un conto è mangiare, un altro è pagare!

Alla dispersione emorragica di liquidità utile al mantenimento dei servizi al cittadino risponde il Governo impegnato, da una parte, nella difficile sfida di prevenire il fenomeno evasivo e dall'altra nel recupero di somme occultate attraverso la sua longa manus, la società pubblica di riscossione Equitalia, purtroppo anche conosciuta per aver subito pesanti atti intimidatori. Da condannare!

Per molti cittadini Equitalia è un vero problema e non si fa troppa fatica a capire il perché.

Certo è che il lavoro portato avanti dall'agente della riscossione, oltre a dover essere compreso (fermo restando che la riscossione dei tributi è un fatto serio, che alcuni grossolani errori non vanno compiuti e che non bisogna scadere nell'accanimento verso cittadini davvero in difficoltà), è un fatto antico.

L'esattore è sempre esistito ed è anche vero che non è mai stato particolarmente amato. Si pensi ad un certo Matteo (Cafarnao, fine del I secolo a.C. - Etiopia, metà del I secolo d.C.), esattore delle imposte a Cafarnao di Galilea che tassava il popolo (anzi, al tempo, ancor prima di prelevare dal popolo, gli esattori anticipavano il denaro all'erario romano) e, perciò, da questo particolarmente mal visto.

Quella di Matteo è una storia simile a quella di tutti i tempi e pare che anche allora lo striato ventrale facesse un po' cilecca.

Non tutto era difficile come oggi, però. Per esempio, a lui per andare in pensione, cosa oggi non troppo scontata, bastò solo una semplice (si fa per dire) chiamata: “Seguimi” (Mt 9, 9). E così, l'uomo facente parte della categoria forse più detestata al tempo fu certamente più amato.

 

Ultima precisazione: a chiamarlo fu un certo Gesù ed egli, dunque, divenne San Matteo Apostolo.

Insomma, dal comune odio alla Santità (come cambiano le cose): ci sarà speranza per Equitalia?

 

Francesco Zappia


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