Diario di bordo
Luca Vitali. Il federalismo fiscale ha un futuro? 
Le basi per un ragionamento non ideologico
08 Marzo 2012
 

Nonostante l’enfasi posta sull’attuazione del federalismo fiscale, la legge delega n. 42/2009 ha avuto molto più modestamente l’obiettivo di tentare di riformare l’attuale sistema di finanziamento di regioni ed enti locali attraverso una lunga sequenza di atti amministrativi e un lungo periodo di transizione (cinque anni).

L’idea di base della legge è che sia vantaggioso affidare all’autogoverno delle comunità locali la gestione di servizi che a livello nazionale non sempre sono stati gestiti in modo economico ed efficiente. Anche se spostare l’esercizio di una funzione amministrativa da un unico organo articolato in più strutture decentrate a più organi può però anche moltiplicare le strutture pubbliche, e con esse le mediazioni ed anche le forme di ingerenza del potere politico nella vita amministrativa.

Federalismo fiscale non significa però che tutto il reddito prodotto dal territorio debba restare sul territorio che lo ha generato, né che l’autonomia finanziaria dei territori debba essere talmente spinta da ledere principi di valore costituzionale o lo stesso sistema di finanza pubblica. Il sistema di finanziamento delle autonomie locali deve invece trovare un difficile punto di equilibrio tra la finanza statale e l’esigenza di garantire un adeguato livello di autonomia finanziaria degli enti decentrati. Il federalismo fiscale consentirebbe da questo punto di vista un migliore equilibrio tra centro e periferia ed una maggiore partecipazione attiva dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Consentirebbe inoltre una migliore organizzazione dello Stato sociale, conquista irreversibile dello Stato contemporaneo, che trova fondamento in concetti e valori di cui è intrisa la nostra Carta Costituzionale e di cui è innegabile il valore fondativo nella stessa idea di comunità nazionale.

Non possiamo infatti parlare di federalismo fiscale senza sottolineare l’importanza degli articoli 2 e 3 della Costituzione. Il federalismo fiscale può trarre, attraverso il principio di sussidiarietà, nuove potenzialità andando oltre la domanda di efficienza e di valorizzazione degli interessi locali normalmente evocati dai fautori del federalismo. Il federalismo fiscale potrebbe cioè costituire una importante direzione del cambiamento se non verrà tenuto separato da un’ ottica di umana (prima ancora che fiscale) solidarietà tra i territori della Repubblica.

Penso che due siano i pericoli, tra di loro antitetici, per l’attuazione di un vero federalismo fiscale:

1 - il federalismo (fiscale) potrebbe diventare una bandiera ideologica agitata da gruppi che rivendicano presunte “identità” locali distinte da quella nazionale, o più semplicemente un tentativo egoistico di trovare approdi localistici ad una tranquillità sociale minacciata dalla sempre maggiore competizione della società globalizzata e dalla crisi fiscale degli Stati nazionali.

2 - l’interesse dello Stato potrebbe essere concentrato solo sulla riorganizzazione delle attività di prelievo fiscale e di riorganizzazione delle risorse esistenti, ma lasciando immutati gli assetti istituzionali tipici dello Stato centralista.

 

Luca Vitali


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