Diario di bordo
Marco Lombardi. L'implacabile e gelida bilancia di un'avida giustizia
05 Ottobre 2011
 

Passata la sbornia mediatica sul caso Meredith, rimane tanto amaro in bocca. Due ragazzi incarcerati per quattro anni in base evidentemente all'onda emotiva, al loro strafottente modo di porsi dinnanzi ai magistrati ed all'opinione pubblica, ma senza riscontri giuridicamente schiaccianti. Un giovane più spiantato di loro che sconterà 16 anni di prigione, unico colpevole ed un secondo che, diffamato, vede la sua vita irreparabilmente macchiata, strappata senza possibilità di ricucitura. Amarezza per una giustizia che, innocenza o colpevolezza non fa differenza, divide gli imputati tra abbienti e non, tra chi si può pagare un collegio di preparatissimi e rinomati difensori capace di smontare prove e tesi di accusa e chi a malapena un azzeccagarbugli di provincia. A meno che non si sia colti sul fatto, infatti, l'avvento di supertecnologici strumenti d'indagine, che per fortuna o purtroppo fanno del fiuto investigativo un residuato romanzesco, offrono infinite chance di vittoria: la certezza scientifica sta solo negli ambienti perfettamente controllati di un laboratorio. Se i soldi non li hai e neppure le amicizie, non ti resta che montare un casino del quarantotto, sperando che il brillare di telecamere e fotobiettivi attragga come allodole avvocati di grido. Credevamo di essere divenuti infallibili, ci risvegliamo più incerti e delusi che mai.

 

Marco Lombardi


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