Notizie e commenti
Antonia Sani. “Gutta cavat lapidem” 
Un piccolo ricordo di un sit in avvenuto in un giorno particolare
03 Giugno 2011
 

Il 31 maggio al sit in delle scuole elementari per la difesa del Tempo Pieno c'era una bella aria di festa, resa più evidente da un bellissimo sole verso il tramonto che ha illuminato la scalinata del MIUR piena di bambini, dei loro genitori e delle loro maestre. I bambini lavoravano in gruppo coi gessetti colorati sull'asfalto come in un naturale laboratorio en plein air. Era la prova più bella dell'opera svolta quotidianamente in classe dalle insegnanti... Girotondi, canzoni, filastrocche satiriche...

C'erano anche 5 nonni/e (tra cui io) che rappresentavano la memoria storica degli anni '70 in cui le lotte si erano fatte per istituirlo, il Tempo Pieno, e per ottenere la legge per l'integrazione dei bambini con handicap, per affermare il valore e le potenzialità degli Organi Collegiali, il primato della scuola pubblica che non può consentire finanziamenti negati dalla Costituzione alle scuole private...

Tutto quel patrimonio, insomma, di valori e di progetti che oggi si tenta in tutti i modi di cancellare pezzo per pezzo tacciandolo di “sessantottismo”, e accreditando contestualmente un'inedita forma di “sussidiarietà orizzontale” che spalanca le porte ai privati in settori di competenza dello Stato e riserva i contributi dello Stato agli istituti privati in nome della libertà di scelta educativa.

Eravamo presenti al sit in come nonni, ma come nonni e nonne che non si arrendono, e che -anzi- ancora operano come cittadini e cittadine in associazioni e movimenti per opporsi alla dequalificazione della scuola dello Stato. Come associazione Per la Scuola della Repubblica abbiamo distribuito molte copie del comunicato del ricorso contro i tagli previsti nel prossimo anno scolastico, recentemente presentato al TAR del Lazio da oltre 2.000 genitori, docenti, studenti di tutta Italia... Ci si abbracciava, insegnanti Cobas con insegnanti CGIL, e una delle considerazioni più frequenti era: “Non saremo bravi a stazionare in massa nelle piazze come i primaveristi arabi, o come gli indignati madrileni - no, da noi la protesta di massa non dura giorno e notte per settimane (perché?) ...però, la si vede nelle urne”. Come non attribuire le grandi vittorie dei ballottaggi alle mobilitazioni a macchia di leopardo, ma costanti, di questi ultimi anni, dei/delle cassintegrati/e, dei/delle precari/e, del mondo della scuola che non si è mai arreso, dei movimenti per la pace, per i beni comuni, per i diritti umani, contro le violenze sulle donne? Da una frammentazione che abbiamo sempre stigmatizzato si è creato e sedimentato -senza che noi stessi/e ce ne rendessimo conto- un senso comune alternativo al berlusconismo e al leghismo che sembravano imperare incontrastati e vincere ancora una volta presentando la società italiana come un insieme di individui che temono e odiano zingari, immigrati, musulmani, centri sociali, comunisti, clandestini... e quindi disposti a sostenere coloro che soli sarebbero in grado di offrire “sicurezza”.

Ebbene, davvero, su con la testa! Il gioco questa volta non ha funzionato. La stragrande maggioranza degli italiani ha dimostrato uno scatto di dignità: non ha più paura delle favole pubblicitarie, è diventata adulta e si è lasciata convincere da argomenti razionali assimilati in questi anni di opposizione non spettacolare ma diffusa, incessante su vari fronti...

Vicino a me sento un bimbo dire al giovane padre “Che bel nome Maria Stella", e il padre, pronto, “Sì, ma d'ora in poi è meno bello”.

 

Antonia Sani


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